giovedì 18 luglio 2013

L'infinito viaggiare di Claudio Magris - Quando viaggiare significa vita e scrittura



Il primo libro di cui tratto è L'infinito viaggiare di Claudio Magris. Premetto che non è una lettura post-esame di maturità: io Magris l'ho iniziato a leggere circa 3 anni fa. Questo post è l'estratto di un saggio più ampio pubblicato in cartaceo e in digitale. Non ci guadagno nulla nel condividere ciò, ma è un piacere per me far conoscere il mio autore preferito che ogni anno è candidato al Nobel per la letteratura e ogni anno non arriva in fondo.



I trentanove capitoli che ci accompagnano nella lettura, abbracciano un arco ventennale (1981-2004) e sono racconti, articoli di giornale, frammenti particolari di una vita, pagine «intrise di questa temporalità […], legate al momento in cui è avvenuto il viaggio». Magris trattando sempre in prima persona, attraversa gran parte dell’Europa nella sua fase pre e post caduta del Muro per prolungarsi verso la Cina, il Vietnam e l’Australia.
Percorrendo per la prima volta o ripercorrendo in compagnia di Magris gli itinerari di questo libro, ci accorgiamo di come davvero l’esperienza del viaggio possa condensarsi in una necessaria educazione dello sguardo . Superati gli spaesamenti iniziali, alziamo gli occhi dalla pagina, e sentiamo che quel passo rapido, attento, curioso che ha attraversato città, foreste, pianure polverose era un passo sulla strada di casa, cioè sulla strada della propria verità. Se riusciamo a darle spazio e nome è anche perché viaggiamo nel mondo (tra le pareti domestiche, nel quartiere, in un altro continente), la traduciamo confrontandola con il mondo: così, la vista si fa più acuta, e più autentica l’immagine delle cose; così, sperimentare meraviglie e asperità di altre geografie è un modo per definire meglio la mappa della propria.
Nella densa Prefazione dell’Infinito viaggiare Claudio Magris presenta al lettore alcune chiavi di lettura per comprendere il percorso effettuato. Le pagine saggistiche di quest’opera coniugano e fondono indagine e romanzo: lo sguardo si concentra sul dettaglio, lo ispeziona, lo riscalda di sé -indagine come forma di conoscenza e insieme di accadimento- per poi allargare la prospettiva allo spazio intorno. Riflettere è anche una questione di distanze.
Per capire il grande scenario della vita, si deve partire proprio dalle presenze laterali, dai dettagli: e soltanto indagando la verità di un minuto si può arrivare alla verità di un’ora, di un mese, e così via; perché dentro quel minuto, se sappiamo coglierne senso e verso, c’è già concentrato molto, forse tutto – la vita che esplode, che invade, che non si ferma.
Fin dal principio è chiara una cosa: c’è chi viaggia per scrollarsi di dosso la quotidianità, chi come Magris il viaggiare è un momento di riflessione, un ripensamento alla Storia e alla propria storia.
Il viaggio di Magris è un continuo cimentarsi con la Storia e le storie, presentandosi come spettatore e il suo lento vagabondare è arricchito da luoghi, incontri, spunti letterari, natura, resoconti, vissuti. Questo infinito è continua ricerca delle proprie radici, della conoscenza e stretta connessione con la morte come dimostra la dedica «A Marisa e ai compagni di viaggio che ho amato e che sono già arrivati», destino finale dell’iter umano, inteso come ritorno definitivo illuminato da una luce spirituale. Per questo motivo il viaggio è un ottimo antidoto per allontanare il momento finale: viaggiare per non arrivare mai! A soccorrerlo nei momenti di sfiducia, le pagine dei libri amati, che egli cita in questo viaggiare con la stessa grazia misteriosa che gli capita di attribuire all’acqua marina, alla sua trasparenza.
Quindi il viaggio, la vita e la scrittura scrivere significano cogliere i fatti attraverso la presa diretta, leggere i segni celati sotto altri, leggerli nel paesaggio; significano separarsi da certezze incrollabili per approdare ad altre, ad una meta sconosciuta, alla conoscenza di noi stessi. Da qui la necessità di rivedere i luoghi con una nuova consapevolezza e arricchiti di una nuova conoscenza: «per vedere un luogo occorre rivederlo. Anche il viaggiatore di Saramago nella sua scoperta del Portogallo comprende che il viaggio non finisce mai, «solo i viaggiatori finiscono». È necessario vedere ciò che non si è visto ma soprattutto vedere nuovamente ciò che si è già visto: «ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini».
Il viaggio nel mondo e sulla carta è una sorta di prologo a qualcosa che deve venire, partire, fermarsi e ritornare indietro, annotare sul taccuino le immagini che si susseguono, modificarli, trascriverli.
Il viaggio- scrittura è un’archeologia del paesaggio; il viaggiatore – lo scrittore – scende come una archeologo nei vari strati della realtà, per leggere anche i segni nascosti sotto altri segni, per raccogliere quante più esistenze e storie possibili e salvarle dal fiume del tempo, dall’onda cancellatrice dell’oblio, quasi costruendo una fragile arca di Noè di carta, sebbene consapevole della sua precarietà.
 
A lettura conclusa, restano impresse nella mente parecchie immagini e sensazioni: e non saprei ripetere l’emozione che suscitano certi tagli di luce o folate di vento. Magris mescola con sapienza le storie private a quelle collettive; abbozza i tratti di misteriose cartografie del destino umano: e le difende; difende quegli oggetti che si emancipano da ogni totalità e da ogni ordine complessivo e si presentano in primo piano nella loro vita disgregata e segreta, difende molti odori (di portoni, di scale, di carbone, di polvere), molti colori, che sono «un alfabeto del mondo».

Credo sia evidente che mi sia piaciuto.

Titolo: L'infinito viaggiare
Autore: Claudio Magris
Editore: Mondadori
Pagine: 280
Anno di pubblicazione: 2008
ISBN: 9788804583585
Prezzo di copertina: € 9,50

PS: prometto che alleggerirò la mia scrittura nei prossimi post...

2 commenti :

  1. Mi piace anche già solo il titolo... perchè in fondo è così che vedo la vita...

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    Risposte
    1. è un libro molto bello, come Microcosmi. Parte dell'opere di Magris sono incentrate su questa metafora. Il viaggio della vita è una continua partenza: dopo il ritorno a casa, c'è l'urgenza di fare le valigie e andare.

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