lunedì 14 ottobre 2013

Farsi un'idea #3

Questa volta tocca a Paolo Cognetti con il suo Una cosa piccola che sta per esplodere.
Devo dire che ho fatto fatica a trovare un passo del libro che non mi piacesse, avrei voluto appuntare ogni pagina e alla fine, ho dovuto selezionare. 
Ho riportato oltre venti righe perché il racconto, La figlia del giocatore, è il mio preferito e questo passo mi sembra molto significativo. C'è la scrittura fresca e poetica dell'autore e uno sprazzo di storia incantevole.
Nella storia di oggi, quella che Mina le sta leggendo, suo padre è un meteoropatico. Quando arriva la brutta stagione si deprime al punto di smettere di lavorare, chiude le persiane e se ne va in giro per casa al buio, in pantofole, con la barba lunga e le occhiaie. Un inverno non ce la fa più. Senza dire niente a nessuno vende la macchina e i gioielli della moglie, chiude il conto in banca e parte per un'isoletta tropicale, dove prende in affitto un pezzo di terra e apre una gelateria. Per essere uno che non ha mai combinato niente si rivela un buon imprenditore. Si fa un nome sull'isola con certe trovate pubblicitarie: gli altri servono il gelato in coppette di plastica e lui in foglie di banano intrecciate dagli indigeni, gli altri usano latte in polvere e lui ordina una mucca svizzera che lega fuori dalla gelateria. La frutta in pratica gli cade in testa, basta schivarla e raccoglierla quando viene giù dalla pianta. E gli affari cominciano a funzionare:
i suoi gelati biologici vanno a ruba, i bambini si fermano tornando da scuola per giocare con la mucca. Lui si sente un po' in colpa per essere sparito in quel modo, però progetta di mettere via qualche soldo e portare sull'isola tutta la famiglia. Ma sul più bello arriva un uragano. Uno di quegli uragani tropicali con il nome da donna. L'uragano Penelope. È la furia delle mogli tradite, delle figlie abbandonate che è venuta a cercarlo: e non solo gli spazza via la gelateria come un mucchio di foglie secche, ma porta anche la pioggia e la depressione, e in più scoperchia il carcere locale, una prigione di massima sicurezza costruita ai tempi delle colonie. Così il padre di Mina si ritrova di nuovo triste, sperduto in mezzo a un'isola messa a ferro e a fuoco dagli ergastolani, orfano della mucca fatta a pezzi e abbrustolita nelle grigliate sulla spiaggia, nascosto nella giungla per non fare la stessa fine. 
«Hai visto?» dice Mina. «Finisce con la parola fine».
«Che brava. Ci vuole un bel coraggio e prendere in giro una vecchietta zoppa».
«Ti è piaciuta?»
«Tanto», dice Antonia. «Fa piangere e ridere, è un buon segno».

2 commenti :

  1. Bellissimo questo racconto, l'ho letto d'un fiato!
    Sembrava di vedere me, metereopatica, che giro come uno zoombi per casa con la pioggia ;)

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  2. Che bello... Questo lo devo leggere assolutamente... Marina sempre più attenta e brava! Complimenti!

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L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale