mercoledì 20 novembre 2013

Incontri d'autore - Taiye Selasi





-Pronto?
-Buongiorno signorina, siamo della biblioteca Ilaria Alpi. Il libro che lei ha chiesto in prestito, La bellezza delle cose fragili, è arrivato.
-Grazie.
-Inoltre, vorremmo invitarla alla presentazione del libro. Sarà presente l'autrice.
-Ah!
….

Cioè, l'ho saputo per puro caso grazie a questa telefonata. Sì, avevo chiesto in prestito il libro, ma dopo l'incontro sono corsa in libreria.
Solitamente, sono una persona puntuale, ma alle 11 ero appena uscita di casa: durante il tragitto mi sono autoflagellata mentalmente per l'ansia di arrivare a incontro inoltrato.
La presentazione è avvenuta domenica 17 alle 11 al Palazzo del Governatore di Parma e rientra nel ciclo di incontri al femminile, InGORDE. In realtà l'incontro è iniziato con trenta minuti di ritardo e, quindi, mi sono adagiata comodamente in una poltroncina rossa della sala, mentre l'autrice fluttua con leggerezza nella sala per le foto di rito. Lei, Taiye Selasi, bella, bellissima, la noti subito per quella folta e invidiabile capigliatura.
A prendere la parola, dopo la presentazione generale del ciclo di incontri, è stata Nadia Monacelli, psicologa dell'Università di Parma. E già lì, questa cosa mi è andata un po' di traverso. Nel senso che la docente ha subito premesso di aver letto il libro due volte e di avergli dato un taglio psicologico e sociale, che ci può stare. La maggioranza degli spettatori, compresa me, non aveva letto il libro e forse, ritrovarci con una psicologa ci ha lasciati perplessi.
Per fortuna ce ne siamo dimenticati quando, dopo dieci buoni minuti, la Selasi ha preso la parola.
L'intero incontro si è concentrato quasi esclusivamente sulla presentazione del libro. L'autrice ha parlato del suo romanzo come fosse musica jazz che all'inizio desta confusione perché non si riesce a comprendere la melodia, ma poi scorre fluido. Da qui, la necessità della Monacelli di rileggerlo due volte. Un libro pensato e scritto in inglese ed è buffo vederla con la copia del libro in inglese mentre indica i passi da leggere per fare chiarezza di alcuni punti esposti durante la chiacchierata.
Lei parla abbastanza bene l'italiano e quando non è convinta chiede a noi l'esattezza del termine. Ride molto Taiye Selasi e la sua risata mette di buonumore.
Successivamente, viene introdotto il tema cardine del romanzo: il dolore ereditario, contagioso, irrisolto, taciuto dai personaggi. Un dolore che nemmeno la migrazione e il conseguente riscatto sociale riescono a colmare perché la società vorrà sempre sapere «Perché sei qui? È la debolezza dell'esistenza». Selasi spiega che la sua casa è la famiglia e gli amici, non un punto geografico o una nazione che solo un'idea tutta da costruire.
E quando pronuncia le lettere “gr” della parola migrazione, si sente il ruggito di un leone, di un intero continente. Non viene menzionato il termine “afropolitan”, ma è intuibile dal suo discorso: «Il dolore non è di un africano» perché è lontano da ogni stereotipo etnico. Non esistono personaggi africani, è una definizione vuota per la diversità di un continente così esteso, ma «sono contenta di parlare di personaggi ghanesi o nigeriani».
Della trama ci lascia qualche traccia per non impoverire la nostra futura lettura.
L'autrice parla anche della sua vita e delle sue origini, insomma quarantacinque minuti di piacevole conversazione.
«Se non ci sono domande non scrivo dediche sui vostri libri!»ci intima scherzosamente. E da questa minaccia è nato qualche intervento: identità, traduzione del titolo.
L'identità è plurale, è l'unione di culture e dei ruoli che assumiamo nella società. Cita Mohsin Hamid: «Siamo tutti migranti perché viaggiamo dal passato al presente. Parma di oggi non è uguale a quella di ieri. È un'identità composta dalle trasformazioni».
Un accenno alla traduzione del libro. Gli editori italiani hanno preferito a Ghana must go il più poetico La bellezza delle cose fragili, che è una frase del libro, perché i lettori avrebbe potuto avere un'idea limitata dell'Africa pensando a guerra e povertà. Io aggiungo, gli editori ci sottovalutano.
Nessun accenno a Masterpiece. Ed è stato un bene.

13 commenti :

  1. Come ti invidio! Ho terminato il suo libro proprio ieri e mi è piaciuto un sacco. Bello, bello, bello!

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    1. Allora, passo da te per leggere la recensione!
      Per fortuna, ho ricevuto la telefonata dalla biblioteca altrimenti avrei "pianto" per chissà quanto tempo.
      Lei è proprio simpatica, umile e la sua storia è molto interessante. E soprattutto non è snob come tanti scrittori italiani.

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    2. Ahahah e pensare che io non lo avevo mai sentito nominare, e in poche ore ne avete parlato in due :)

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    3. Infatti, che bella coincidenza: lei la recensione, io l'incontro. :D

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  2. Son sempre liete notizie, quando si scopre una presentazione dell'autore/autrice per caso! Facci sapere appena lo hai letto, sembra decisamente interessante!

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    1. Certamente, ho intenzione di iniziarlo a breve.

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  3. "E quando pronuncia le lettere “gr” della parola migrazione, si sente il ruggito di un leone, di un intero continente"...Marina grazie per questo post...La tua esperienza di ascolto e osservazione è concreta...e magistralmente descritta. MI PIACE MI PIACE MI PIACE!!
    Che faccio, le leggo?? Ok, dai!
    Brava! Avanti così!

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    1. Grazie Silvia per questa valanga di entusiasmo e di sostegno, che per me sono inaspettate. Cerco di fare del mio meglio nel raccontare ciò che osservo e penso.
      Sei l'unica che mi ha ascoltata fin dal principio. Grazie, grazie!!
      E comunque, lo dobbiamo leggere!

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  4. Sei unica Marina, che bella esperienza e come sempre leggo tutto d'un fiato quello che scrivi... Sei bravissima e questo libro devo leggerlo!
    Un abbraccio

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    1. Grazie Michela, che cuoca sostenitrice ho trovato!
      Ma tutti questi complementi mi faranno male?

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  5. Ho apprezzato la recensione. Ho apprezzato molto poco il pregiudizio sugli psicologi. 'La maggioranza degli spettatori, compresa me, non aveva letto il libro e forse, ritrovarci con una psicologa ci ha lasciati perplessi.'
    Gli psicologi, tra i cui classici ci sono W. James (il fratello), Baldwin, Piaget..., sono esperti dei processi di conoscenza, gnoseologi, epistemologi.
    Ci fosse stato ad intrdodurre la scrittrice un filosofo, un economista o un medico epidemiologo avreste obiettato?
    Un chiarmento sui motivi della perplessità mi sarebbe utile, EV

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    1. Sì, avrei preferito che ci fosse uno scrittore, un critico, un giornalista o un editore: sarà che sono abituata a vedere queste figure (sarà un mio limite). La perplessità nasce da ciò, tutto qui.
      E comunque la mia opinione rimane relegata a questo spazio e non va intaccare nè la rassegna nè le persone che lavorano a questo progetto.

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    2. Forse ho capito. Grazie,
      Elena.

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