lunedì 30 dicembre 2013

Via Gemito di Domenico Starnone

Siamo giunti alla fine del 2013 e per mia grande gioia sono riuscita a terminare Via Gemito di Domenico Starnone. Premetto che sarà una recensione lunga: perdonatemi, la complessità del romanzo non mi ha aiutata a sintetizzare. Buon anno!



«Via Gemito, mi appartiene, nel bene e nel male è la strada della mia infanzia»al 64 si trova l'abitazione di Mimì, l'io narrante, e della sua famiglia per circa dieci anni. Ma è anche il laboratorio di Federì che ha visto la nascita de I bevitori, la tela più impegnativa della sua carriera artistica. I bevitori avranno una storia pubblica e privata sempre travagliata e occuperanno buona parte della storia.
L'incipit del libro è dei più drammatici, Federì dichiara di aver alzato le mani sulla moglie solo una volta nei ventitré anni di matrimonio. È una bugia, come molte raccontate durante tutta vita che andranno a creare un prospetto ricchissimo di immagini del passato. Mimì cerca di mettere da parte rabbie mai sopite, che poggiano su un equilibrio precario di commiserazione stabilito da un tacito accordo con il padre.
La violenza, le insinuazioni delle parole, non sopportate dal figlio si avvertono a distanza di tempo come l'odore acre dei pettinini bruciati nella notte o l'incessante risuonare dello sconosciuto termine “vanesia” con il quale il padre accusa Rusinè della sua bellezza e degli sguardi che gli uomini le rivolgono.

sabato 28 dicembre 2013

I miei libri preferiti - 2013

Tempo di bilanci è il mese di dicembre, soprattutto gli ultimi giorni. Siamo inondati di liste che devono (e scrivo devono) decretare necessariamente un migliore. Ne ho viste tante in questi ultimi venti giorni, ma non le ho mai prese alla lettera piuttosto ho preso nota di autori e titoli che non conoscevo. Non servono a questo?
Anche io non ho resistito a questa mania di fine dicembre e ho stilato la mia personalissima classifica dei miei libri dell'anno, anzi di metà anno visto che questo blog è stato inagurato a luglio. L'ordine proposto non segue alcun criterio particolare, quindi niente posizioni (o forse sì?). Non vi svelo nulla, scoprite voi le mie preferenze.
E le vostre letture dell'anno quali sono? Attendo le vostre classifiche.


Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario di Amara Lakhous
Una commedia in giallo - divertente al punto giusto, misteriosa al punto giusto -  che sbeffeggia un certo modo di fare informazione, integrazione, collusione tra impreditoria, politica e poteri mafiosi.

Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid
Una lunga confessione (mai noiosa) di un'integrazione che viene messa in discussione all'indomani dell'11 settembre. 


giovedì 26 dicembre 2013

Incontri d'autore - Mario Desiati








A Lecce c'è luce di festa. L'albero, immenso, illumina la piazza e le vie adiacenti. È un Natale strano quello del Sud, imita i mercatini tipici del Nord Europa e si rimpinza di un sole primaverile in barba all'inverno più rigido.
Domenica 22 dicembre mi aggiro festante per la città in attesa dell'incontro con Mario Desiati che chiude la tre giorni del festival La poesia nei jukebox, organizzato dalle Officine Cantelmo. La presentazione del Libro dell'amore proibito è una gran bella occasione per conoscere questo giovane autore, scoperto attraverso Il paese delle spose infelici e due racconti, Neppure quando è notte (vi lascio il link per scaricarlo) e È proibito amare per i Corti del Corriere della Sera (presumo che l'ultimo libro sia una rielaborazione di questo).
Desiati non ha l'aria snob dell'intellettuale, ci confessa la sua passione calcistica per il Martina Franca, appuntamento fisso di ogni domenica.
Simona Toma, attrice e scrittrice pugliese, dialoga con Desiati e nasce una conversazione quasi intima al cospetto di una trentina di persone.
Il libro dell'amore proibito, pubblicato da Mondadori, tratta dell'amore tra Donatella, trentenne professoressa di educazione tecnica, e Francesco Veleno, suo studente appena quattordicenne.

lunedì 23 dicembre 2013

Farsi un'idea #10

Prima di una breve pausa natalizia (tornerò tra qualche giorno), vi lascio in compagnia di Erri De Luca con il suo I pesci non chiudono gli occhi.
Ho trovato questo libro magnifico, un piccolo capolavoro, dalla voce semplice ed evocativa. 
In questo brano il bambino vede per la prima volta la ragazzina. Mi piace l'idea che l'incontro sia avvenuto mentre una leggeva e l'altro era impegnato con le parole crociate.
Buona lettura.
E buon Natale!

Avevo imparato gli adulti da libri, sapevo come averci a che fare. Coi coetanei invece non sapevo, oltre i turni obbligatori della scuola non condividevo uno svago. 

venerdì 20 dicembre 2013

I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca



















I pesci non chiudono gli occhi perché altrimenti perderebbe ogni frammento della bellezza che li circonda. Anche il nostro protagonista non chiude gli occhi quando l'ultima sera d'estate bacia la ragazza con la quale ha condiviso la lunga vacanza sull'isola.
Dimenticatevi i nomi propri, in questo piccolo capolavoro di Erri De Luca le cose, le persone tornano al nucleo originario, fino a diventare la nostra storia. Un racconto autobiografico, un tuffo nell'estate degli anni '60, un'avventura estiva intervallata da pillole, pensieri, dalla stessa presenza dell'autore che oggi scrive, sale su un palco a strimpellare la chitarra, assiste alla morte dei genitori.
Quell'estate avrebbe dovuto essere come le altre, caldissima, solitaria, rifugiata nel nuoto e nella parole crociate, nella madre e nel mondo della pesca silenzioso, ruvido, generoso e saggio.
Innanzitutto, è un'estate che lo vede testimone della tacita frattura tra i genitori, affronta il dramma familiare, la sincera distanza tra le ragioni della madre e quelle del padre.

mercoledì 18 dicembre 2013

Farsi un'idea #9

Nel post precedente, vi ho parlato della mia delusione riguardo Ragazze di campagna di Edna O'Brien. La storia non mi ha coinvolta, ma non posso dire che ho faticato a terminarlo. Infatti, lo stile dell'autrice non è per nulla barocco: la scrittura scorre leggera, così leggera che in alcuni punti sembra poco matura. 
In questo passo, Caithleen e Beba giungono a Dublino e incontrano Joanna, la proprietaria di casa dove hanno trovato alloggio. 
Qui, vediamo Caithleen legata alle vecchie abitudini del villaggio d'origine prontamente contraddetta da Beba, che aspira ad assaporare ogni attimo della nuova vita cittadina.

Per rendere la stanza un po' più familiare avevo messo sul tavolo un vasetto  di crema per il viso e un profumo che si chiamava "Notte a Parigi". Joanna si avvicinò per osservarli. Tolse il coperchio del vasetto di crema e la annusò. Poi annusò anche il profumo. 
«Buono» disse, continuando a odorare il contenuto del flaconcino blu scuro.
«Lo provi» le dissi, visto che dovevamo contraccampiare, dopo aver ricevuto la sua bottiglia di liquore.
«Costoso? È roba costosa?».

lunedì 16 dicembre 2013

Ragazze di campagna di Edna O'Brien


Non rientro nella schiera nel considerare l'opera di Edna O'Brien, Ragazze di campagna, un capolavoro. La “colpa” sarà da imputare alla storia che non mi ha sorpresa molto: mi aspettavo un libro dalla struttura più complessa. Non è noioso, questo lo devo ammettere, ma ho fatto fatica a capirne la bellezza.
L'unico punto degno di nota è l'ambientazione nella cattolicissima Irlanda degli anni '50 e le tante figurine di contorno che “esaltano” questo contesto.



Caithleen deve affrontare la tragica morte della madre, gli attriti con un padre dedito alla bottiglia, la povertà e il bigottismo del villaggio d'origine, il rigido collegio.
Il romanzo, narrato dalla voce della protagonista, ruota intorno a Caithleen e alla sua amica Beba.
Entrambe sono cresciute nel contesto claustrofobico e perbenistico di un villaggio irlandese ed entrambe hanno fretta di bruciare le tappe. Dopo aver trascorso la loro adolescenza in un convento dalle regole molto ferree, credono di dare un senso alla loro vita trasferendosi a Dublino. La capitale irlandese è il trampolino di lancio verso l'età adulta, per trovare la strada verso l'emancipazione, per scrollarsi di dosso quei limiti che aveva frenato le loro esistenze fino a quel momento.
Viene fuori il controverso rapporto, ma quanto mai umano, tra Caithleen e Beba: un'amicizia a tratti ostile e infantile, complice e innocente. C'è tutta la vitalità di due ragazze, prima, e due donne, poi, alle prese con l'ardente desiderio d'amore e di amare e con tutte le delusioni che ne derivano. Senza dubbio è un romanzo di formazione, dalle evidenti note autobiografiche.
Questo libro ha avuto un corso e sopratutto un'accoglienza travagliata: bruciato sul sagrato delle chiese alla sua uscita, oggi non scandalizzerebbe nessuno. Nemmeno un moscerino.

venerdì 13 dicembre 2013

I consigliatissimi - Natale 2013

Come vi avevo accennato la settimana scorsa, la rubrica "Il venerdì in libreria" si prende una pausa natalizia per ritornare carica di novità a gennaio. Per non lasciarvi orfani di questo spazio, ho pensato di consigliarvi qualche libro da regalare per Natale a qualche amico e anche noi stessi (perché no?!?). 
Entriamo nel vivo della questione. Vi presento le mie scelte divise per aree tematiche: Medio-Oriente, autrici e racconti. Molti li ho letti prima che aprissi questo blog e mi hanno lasciato delle belle sensazioni; dei rimanenti libri trovate i link delle recensioni.
Mi sono un po' divertita nell'assegnare i titoli degli argomenti, quindi, non prendeteli troppo sul serio.
Si accettano suggerimenti, non esitate a lasciarli nei commenti così potrò aggiornare la mia lunga lista e potreste aiutare gli altri.
A presto.


L'araba fenice 
Il Medio Oriente è raccontato dalle voci di Gad Lerner, dai fumetti di Marjane Satrapi e dal reportage di Imma Vitelli sulla rivoluzione egiziana. Tre sguardi - ebraico, iraniano e italiano - su un mondo in continuo mutamento.

Titolo: Scintille. Una storia di anime vagabonde
Autore: Gad Lerner
Editore: Feltrinelli
Genere: Autobiografia


Gilgul, nella Qabbalah ebraica, è il frenetico movimento delle anime vagabonde che ruotano intorno a noi quando la separazione dal corpo è dovuta a circostanze ingiuste o dolorose. Lerner ha deciso di addentrarsi nel suo gilgul familiare, nelle “scintille d’anime” della sua storia personale. Così l’indagine sulla memoria e sui conflitti familiari si rivela occasione per un viaggio nel mondo contemporaneo minato dalla crisi dei nazionalismi, tuttora alla ricerca di convivenza armonica. Un itinerario attraverso nuove e vecchie frontiere che scava nel passato per rivelarne il peso sul presente.

Titolo: Pollo alle prugne
Autore: Marjane Satrapi
Editore: Sperling & Kupfer
Genere: Graphic novel


Un romanzo sotto forma di fumetto, ambientato in Iran negli anni Cinquanta, racconta gli ultimi giorni di un famoso musicista che si lascia morire per dispetto, dopo che la moglie ha rotto il suo prezioso strumento. Una riflessione sul piacere, un libro sulla scomparsa dello stesso e sulla morte che ne deriva. E dietro l'agonia del musicista si intravede una storia d'amore finita male e, soprattutto, il ritratto di una società scomparsa: quella dell'Iran dei nonni dell'autrice, un paese lacerato tra modernità e tradizione.

Titolo: Tahir. I giovanni che hanno fatto la rivoluzione
Autore: Imma Vitelli
Editore: Il Saggiatore
Genere: Scienze umane
È il 17 gennaio del 2011. Un uomo tenta di entrare nella sede del Parlamento egiziano. La sicurezza lo blocca. Ma lui si cosparge di benzina e si dà fuoco. Proprio lì, davanti all'Ambasciata del popolo del Cairo. Dopo gli atti di contestazione e gli episodi di disobbedienza civile avvenuti in Tunisia e in altri paesi arabi, anche in Egitto è giunta l'ora della rivoluzione. Esattamente un anno dopo esce il libro di Imma Vitelli, una giornalista che ha vissuto al Cairo ed è andata a seguire da vicino i terribili giorni della sommossa. Attraverso dieci racconti, e altrettanti meravigliosi personaggi, "Piazza Tahrir" racconta una pagina di storia, attraverso le voci dei protagonisti.

mercoledì 11 dicembre 2013

Farsi un'idea #8

Il mio entusiasmo per La bellezza delle cose fragili finalmente si è materialiazzato in una recensione e in un incontro
Avrei voluto dedicare più spazio  al libro di Taiye Selasi, ma un blog ha i suoi limiti. La scelta dei passi è stata ardua. Ho deciso di concentrarmi sullo stile dell'autrice piuttosto che frasi particolarmente belle. I brani, qui riportati, si riferiscono alla prima e alla terza parte, rispettivamente sono protagonisti Kweku e la figlia Taiwo.
Che dire? Un libro da tenere in libreria (dopo averlo lettto, naturalmente) per assporare il fascino di una scrittura contemporanea - non nel senso sperimentale o innovativa -  evocativa e introspettiva. La storia di Kweku e della sua famiglia è tormentata e dolorosa. 
Buona lettura.


E una seconda fitta ora, perché la percezione esiste, si ostina a esistere nelle cose vulnerabili, incurante del fatto che Kweku si rifiuti - un rifiuto ammirevole per la logica che lo motiva - di accoglierla nel suo cuore e nella sua mente. Perché la logica inclemente, la disgrazia di chi è dotato di lucidità, gira e rigira, lo spingono sempre a sbattere la testa contro lo stesso muro. (a) la futilità della visione, a fronte della fatalità della bellezza, soprattutto della bellezza insita nelle cose fragili e in un posto come quello, dove una madre ancora sporca di sangue è costretta a seppellire il figlio appena nato, sciacquarsi con un tubo di gomma per poi tornare a casa a schiacciare patate dolci; (b) la persistenza della bellezza, proprio nelle cose più fragili: una goccia di rugiada all'alba, una cosa destinata a finire nel giro di qualche istante, in un giardino, in Ghana, il Ghana, terra rigogliosa, morbida, verde, dove le cose fragili muiono. 

lunedì 9 dicembre 2013

La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi

L'inizio è pieno di bellezza, di morte, di fragilità come una goccia di rugiada, di un Ghana rigoglioso, morbido, verde. Ci vuole tempo e spazio per assaporare La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi.
Kweku ritorna in Ghana dopo un periodo di grande sofferenza, un periodo in cui ha cercato di riscattare sé stesso agli occhi della famiglia e della società. A Boston la sua promettente carriera di chirurgo del Brigham Hospital viene stroncata da un'incidente in sala operatoria. Kweku è il capro espiatorio di un sistema, il colore della pelle lo metterà alle sbarre (c'è un'ombra di razzismo?). È il disagio la forza motrice del suo agire: abbandona la famiglia e l'America per trasferirsi in Ghana senza riuscire a confessare il proprio dramma. C'è una figura spiazzante e fuori copione che si aggira nella prima parte: il cameraman che inquadra Kweku rappresenta la società che continuamente ti chiede «perché sei qui?».
Un dolore pulsante ha colpito Kweku in tutto il corpo, che ha anche il sapore pungente della perdita della sorella e della madre, dell'assenza del padre, dell'antica miseria, del colonialismo. La migrazione geografica e sociale dei Sai non apporta alcun riscatto perché la vergogna ha il sopravvento persino sulle parole, sul chiarimento.
A niente valgono la ragione e una posizione onorata nella società americana. E quell'idea di irraggiungibilità che ha definitivamente demolito gli sforzi di una vita per la costruzione di «Una Famiglia di Successo, uno sforzo in cui tutti e sei erano impegnati, tutti, che si battevano per l'obiettivo comune, ancora non raggiunto. Erano incompiuti, facevano le prove, una rappresentazione ancora in via di perfezionamento, in cui ognuno di loro recitava il proprio ruolo con un aplomb affettato, con un'onnipresente ansia di prestazione come una sorta di lieve rumore di fondo. Un ronzio».

venerdì 6 dicembre 2013

Il venerdì in libreria #11

Buon venerdì, respirate l'aria del Natale?
Vi aiuto con qualche titolo che sa di festa e di inverno come La voce degli uomini freddi di Mauro Corona e Un buon vecchio Natale di Irving Washington. Valerio Vangelisti si cimenta con la storia d'Italia e inagura il primo libro della nuova saga (tanto lui è avvezzo). Ritorna Isabel Allende (da quanto non pubblicava?) scrive una storia a tinte fosche ambientata in California. E infine, un libro che da voce agli abitanti palestinesi della striscia di Gaza. 
Questa settimana non sono riuscita a scovare molte notizie riguardo le novità dei prossimi giorni. È un periodo in cui le pubblicazioni rallentano, le case editrici concentrano la promozione sui titoli freschi. 
Vi comunico che la rubrica si prenderà una pausa per ritornare a gennaio bella carica. Il prossimo venerdì ospiterò dei consigli... letterari per voi e per chi amate. 
Vi aspetto qui.


Titolo: La voce degli uomini freddi
Autore: Mauro Corona
Editore: Mondadori
Pagine: 200
Genere: Narrativa italiana
EAN: 9788804633778
Prezzo di copertina: € 18,00
Data di uscita: 03/12

Un paese lontano, sperduto tra le montagne, fatto di anime solitarie appese alle rocce, dove nevica in ogni stagione dell'anno, dove la gente ha la faccia bianca di chi sta sempre al chiuso, e il carattere silenzioso e gelido delle nevicate. Lassù vivono donne e uomini soffiati nella neve, statue di ghiaccio che nessun fuoco potrà mai sciogliere. Si allenano a resistere alla vita sfidando le avversità, il freddo, le difficoltà di coltivare la terra, il pericolo delle valanghe. Ogni sera si riuniscono accanto alle stufe e i vecchi, a voce bassa, cantano ai giovani i fatti che hanno accompagnato le loro giornate. Una storia che non deve essere dimenticata. La storia di un paese dove nevica anche d'estate e gli uomini hanno la pelle fredda... 
Titolo: Il sole dell'avvenire
Autore: Valerio Evangelisti
Editore: Mondadori
Pagine: 300
Genere: Narrativa italiana
EAN: 9788804631125
Prezzo di copertina: € 17,50
Data di uscita: 03/12

È il primo volume di una trilogia progettata da Valerio Evangelisti. L'obiettivo è di raccontare la storia d'Italia dal 1875 al 1950 attraverso la storia personale di tre famiglie di braccianti e mezzadri romagnoli dai destini intrecciati, i Verardi, i Minguzzi e gli Zambelli, a partire dal capostipite Attilio Verardi, ex garibaldino. Lo sfondo storico del primo volume, ambientato come gli altri due in Emilia Romagna, verte sulla crisi agraria, la formazione del bracciantato di massa, i contrasti tra mazziniani, anarchici e socialisti, la nascita delle cooperative, le bonifiche, l'ingresso dei socialisti in parlamento e nei comuni, le prime leghe di resistenza. Evangelisti si dedica a questo progetto di affresco storico e sociale attraverso un grande lavoro di documentazione svolto su fonti d'epoca. Ma, al tempo stesso, Evangelisti mantiene la sua cifra più vera e dà vita a un'opera lontana da tutti i romanzi e i film di ambientazione rurale. L'obiettivo non è magnificare la "civiltà contadina", ma raccontarla nella sua complessità: la storia dei protagonisti, mai esenti da contraddizioni, e la storia del Paese e del movimento operaio, in tutte le sue luci ma anche in tutte le sue ombre.

Titolo: Il gioco di Ripper
Autore: Isabel Allende
Editore: Feltrinelli
Pagine: 464
Genere: Narrativa internazionale
EAN: 9788807030727
Prezzo di copertina: € 19,00
Data di uscita: 04/12


Le donne della famiglia Jackson, Indiana e Amanda, madre e figlia, sono molto legate pur essendo diverse come il giorno e la notte. Indiana, che esercita come medico olistico, è una donna libera e fiera della propria vita bohémienne. Sposata e poi separatasi molto giovane dal padre di Amanda, è riluttante a lasciarsi coinvolgere sentimentalmente, che sia con Alan, ricco erede di una delle famiglie dell'élite di San Francisco, o con Ryan, enigmatico e affascinante ex navy seal dell'esercito americano, ferito durante una delle sue ultime missioni. Mentre la madre vede soprattutto il buono nelle persone, Amanda, come suo padre, capo ispettore della sezione omicidi della polizia di San Francisco, è affascinata dal lato oscuro della natura umana. Brillante e introversa, appassionata lettrice, dotata di un eccezionale talento per le indagini criminali, si diletta a giocare a Ripper, un gioco online ispirato a Jack the Ripper, Jack lo squartatore, in cui bisogna risolvere casi misteriosi. Quando la città è attraversata da una serie di strani omicidi, Amanda si butta a capofitto nelle indagini, scoprendo, prima che lo faccia la polizia, che i delitti potrebbero essere connessi fra loro. Ma il caso diventa fin troppo personale quando sparisce Indiana. La scomparsa della madre è collegata al serial killer? Ora, con la madre in pericolo, la giovane detective si ritrova ad affrontare il giallo più complesso che le sia mai capitato, prima che sia troppo tardi.


Titolo: Un buon vecchio Natale
Autore: Irving Washington
Editore: Mattioli 1885
Pagine: 120
Genere:Narrativa internazionale
EAN: 9788862613583
Prezzo di copertina: € 10,90
Data di uscita: 04/12


Siamo nella campagna inglese, dove Washington Irving sta trascorrendo la vigilia di Natale. A un certo punto, in una locanda si imbatte in un vecchio compagno di scuola che lo invita a trascorrere la festa presso la tenuta di famiglia. Si scopre così che il padre dell'amico stravede per tutte le tradizioni legate al Natale - gli alberi, il cenone, l'attesa, i regali, la compagnia dei parenti anche più lontani. Così ha addobbato la casa in modo da ricordare tutto questo. Ma non solo. Ha anche molte storie da raccontare sul "vecchio, vecchio, vecchio buon Natale."


Titolo: Perché amo questo popolo. Storie di resistenza palestinese da Gaza
Autore: Silvia Todeschini
Editore: Bepress
Pagine: 190
Genere: Politica
EAN: 9788896130384
Prezzo di copertina: € 15,00
Data di uscita: 04/12

In questo libro è presente una raccolta di interviste effettuate dal settembre al dicembre 2011 nella striscia di Gaza. Le interviste sono intervallate da brevi note storiche e descrizioni, che mirano a contestualizzarle. Si è scelto di intervistare persone di diversa estrazione sociale e di diverse appartenenze politiche, per dare una panoramica più ampia possibile delle pratiche volte a combattere l’occupazione sionista. Sono centrali, infatti, non tanto le sofferenze del popolo palestinese quanto la forza che esso riesce a trasmettere nel continuare tenacemente a resistere. Sono stati presi ad esempio quindi il contadino, che per nessuna ragione vuole smettere di coltivare la sua terra anche se attaccato dai cecchini israeliani; la giovane blogger, che vuole comunicare con il “mondo fuori” che cosa significhi vivere a Gaza; il rapper, che ha deciso di esprimere il suo dissenso con la musica; le attiviste del movimento per il boicottaggio disinvestimento e sanzioni verso Israele, che chiedono di non supportare l’Apartheid sionista; chi porta avanti la lotta armata, perché con tutte le armi che Israele usa contro i palestinesi essi hanno diritto di rispondere a tono; chi pensa sia più efficace la lotta popolare nonviolenta, perché può coinvolgere più persone ed essere più efficace a livello mediatico; e tante e tanti altri.


mercoledì 4 dicembre 2013

Farsi un'idea #7

Oggi vi lascio alla lettura di Fisica quantistica della vita quotidiana, un titolo originale così come la "trama". Il fulcro di questo libello è la realtà, la quotidianità nelle sue mille sfumature. Racconti, pensieri, microromanzi, chiamateli come volete, che si fanno carico di bizzarrie e violenza, in alcuni casi. Comunque, una lettura piacevole. 
Qui, ho riportato quattro pagine con temi diversi per farvi capire la pluraralità degli argomenti trattati. Inoltre, Piergiorgio Paterlini ci dimostra come anche in una riga ci sia una storia che vale la pena raccontare. 
Buona lettura!



A chi lo dici (p. 5)


Scusami sono di corsa.



Insonnia (p. 67)

Leggeva sempre, prima di addormentarsi. Leggeva anche delle ore. Era felice solo quando aveva la testa immersa in un libro. Il problema, a furia di dài e dài, erano gli occhi. Perché leggeva schiacciato, alla luce di una torcia tascabile da pochi watt, con la fronte periodiocamente incollata alla pagina. Gliel'avevano detto che così tutte le sere per anni ci avrebbe rimesso la vista. Ma che ci poteva fare se il regolamento del carcere imponeva che la luce venisse spenta alla nove di sera?

lunedì 2 dicembre 2013

Fisica quantistica della vita quotidiana. 101 microromanzi di Piergiorgio Paterlini







Fisica quantistica della vita moderna di Piergiorgio Paterlini è una lettura breve, da leggere in un batter d'occhio o in più tempi. È stata una lettura che mi ha fatto compagnia durante il viaggio di ritorno dalla Puglia e scusatemi del ritardo con cui ve ne parlo. 
Innanzitutto, il titolo è analizzabile in due tempi. 
Sono andata a cercarmi la definizione di “fisica quantistica” perché non capivo il nesso tra i componimenti e questo titolo, così scientifico e così freddo.
La fisica è una branca della meccanica. Senza eludere la questione, vi scrivo quello che ho ricavato da questa attenta documentazione (eh!): la meccanica quantistica sottolinea come sia privo di senso assegnare un valore ad una qualsiasi proprietà di un dato sistema senza che questa sia stata attivamente misurata da un osservatore. Ecco, che calza a pennello l'aforisma nietzscheano «Non esistono i fatti, solo le interpretazioni». Forse, sono riuscita a dedurne il legame... Quindi, nella realtà accadono cose assurde e non, che noi percepiamo secondo il nostro grado di osservazione.
Avrò capito bene? Mah!

L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale