mercoledì 11 dicembre 2013

Farsi un'idea #8

Il mio entusiasmo per La bellezza delle cose fragili finalmente si è materialiazzato in una recensione e in un incontro
Avrei voluto dedicare più spazio  al libro di Taiye Selasi, ma un blog ha i suoi limiti. La scelta dei passi è stata ardua. Ho deciso di concentrarmi sullo stile dell'autrice piuttosto che frasi particolarmente belle. I brani, qui riportati, si riferiscono alla prima e alla terza parte, rispettivamente sono protagonisti Kweku e la figlia Taiwo.
Che dire? Un libro da tenere in libreria (dopo averlo lettto, naturalmente) per assporare il fascino di una scrittura contemporanea - non nel senso sperimentale o innovativa -  evocativa e introspettiva. La storia di Kweku e della sua famiglia è tormentata e dolorosa. 
Buona lettura.


E una seconda fitta ora, perché la percezione esiste, si ostina a esistere nelle cose vulnerabili, incurante del fatto che Kweku si rifiuti - un rifiuto ammirevole per la logica che lo motiva - di accoglierla nel suo cuore e nella sua mente. Perché la logica inclemente, la disgrazia di chi è dotato di lucidità, gira e rigira, lo spingono sempre a sbattere la testa contro lo stesso muro. (a) la futilità della visione, a fronte della fatalità della bellezza, soprattutto della bellezza insita nelle cose fragili e in un posto come quello, dove una madre ancora sporca di sangue è costretta a seppellire il figlio appena nato, sciacquarsi con un tubo di gomma per poi tornare a casa a schiacciare patate dolci; (b) la persistenza della bellezza, proprio nelle cose più fragili: una goccia di rugiada all'alba, una cosa destinata a finire nel giro di qualche istante, in un giardino, in Ghana, il Ghana, terra rigogliosa, morbida, verde, dove le cose fragili muiono. 

p. 13


[...] Lei sospetta che si tratti di pigrizia, un istintivo ricorso a un atteggiamento che risulta familiare, o una dimostrazione di codardia nel primo caso e di potere nel secondo. Immangina che la gran parte dei genitori africani sia cresciuta senza mai esercitare un briciolo di potere, senza nessuno a cui imporre la loro volontà, e così intimoriscono i figli, picchiandoli e gridando, per alleggerire il loro carico di angoscia postcoloniale...
o osservazioni assortite su questo tenore, quando volta pagina e viene strappata via da quei pensieri. 
Dal nome. La didascalia, scritta in piccolo tra le facce (matrimoni, partite di polo, funerali, il caos patito delle foto mondane), « Femi e Niké Savage... », e poi dalla foto: 
le scarpe
il vestito
la camicia
il collo
il sorriso
il naso
gli occhi.
Quegli occhi. 


La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi, p. 242-243

4 commenti :

  1. Sai qual è il momento in cui ho capito che questo libro era qualcosa di veramente speciale?
    In quel "silenzio" tra la prima e la seconda parte.

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    Risposte
    1. Hai ragione!
      Mi sono soffermata per più di cinque minuti sulla pagina bianca sporcata da una sola frase e ho pensato che il "silenzio" poteva essere tangibile, finalmente.

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