martedì 30 dicembre 2014

I miei libri preferiti - 2014


Mancano una manciata di ore alla fine del 2014 e per il secondo anno consecutivo mi ritrovo a fare un bilancio delle mie letture. In generale, posso dichiararmi soddisfatta dei libri ed incontri. Anche se ancora non so a quanto ammontino le recensioni, attendo ancora qualche giorno per dare i numeri.
Vi rassicuro che non ho compilato una classifica dei peggiori, non la stilerò. Per due motivi: spesso leggo opere che mi piacciono e penso che la lettura sia un atto soggettivo mi solleva da troncature. Detto ciò forse non dovrei neanche scrivere una lista dei migliori, però è divertente. Posso solo dire, senza fare nomi, che due libri sono stati terribili. E mi ritengo fortunata.

Dai dettagli delle copertine alcuni libri sono intuibili, altri hanno bisogno di essere accompagnati dal nome degli autori. Li trovate così, in ordine cronologico dal più recente al più datato così da dovermi astenere dal giudicare troppo. Tra i miei libri la maggior parte sono scritti da donne, ossia sette su dieci.
E chi si aspetta di trovarsi Elena Ferrante vi deluderò. Per me lei resta la scrittrice assoluta, non ha granché senso dedicarle altre spazio.



lunedì 29 dicembre 2014

Eventi, incontri, occasioni - 2014


Abbondiamo di classifiche? Io non mi tiro indietro. Spesso mi divertono e servono a fare il punto della situazione.
Prima di passare ai libri (ce ne occuperemo domani), vorrei trattare degli eventi, festival, incontri etc... che hanno tenuto banco in questo 2014. Partecipando a molti di questi, mi sembrava e mi giusto rendere nota di ciò che produce positivamente la nostra terra. 
Ho selezionato e scremato. Vi dico solo che di incontri ne ho inseriti solo due: molti mi hanno lasciato l'amaro in bocca, soprattutto per via di chi non ha saputo gestire le presentazioni. Amen. 
In ogni caso ho trovato aspetti che mi hanno arricchita: il fine non è questo? Imparo a scegliere, a farmi un'opinione.
Ma veniamo al dunque... 

sabato 27 dicembre 2014

Incontri d'autore - Chicca Gagliardo


Penso che le presentazioni devono essere così: empatiche, sorprendenti e curiose. Di quelle che non te le dimentichi più perché innescano scintille.
Ho conosciuto Chicca Gagliardo qualche minuto prima che iniziasse l'incontro. Nell'attesa abbiamo parlato di libri, editoria, progetti futuri in uno scambio di idee e reciproca stima. Anche Elisa delle edizioni Corraini ci ha tenuto compagnia.
Ci siamo ritrovati in pochi davanti a Chicca, in una sala di Palazzo Pigorini adibita a biblioteca per consultare i libri Corraini dopo aver visitato la mostra Sfogliare stanze.
Sto chiudendo l'anno con un incontro che sapevo già avrei custodito come un momento prezioso, ha superato le mie aspettative. È un ricordo denso d'aria, meraviglia e felicità. Grazie Chicca. 

venerdì 26 dicembre 2014

Farsi un'idea #68

Pance piene dopo questa maratona di pranzi e cene?
Vi invito a leggere un brano tratto dalla Vita e le avventure di Babbo Natale, un classico riproposto da Mattioli 1885. E per chi non rammentasse l'autore, vi aiuto io: è lo scrittore del Mago Oz, ossia Frank Baum. Non sono fuori tempo, anzi queste pagine non fanno che prolungare l'atmosfera di questi giorni.
La fiaba riguarda appunto il personaggio più natalizio che mai, Santa Claus appunto. Allora, non resta che scoprire le sue origini e la sua splendida storia.
Nell'estratto qui sotto verrà svelato il mistero delle calze appese al camino la notte del 24 dicembre.
Buona lettura!
Fu durante quella vigilia di Natale che la piccola Margot e suo fratello Dick, e i cuginetti Ned e Sara, che erano in visita a casa di Margot, fecero un pupazzo di neve e tornarono a casa con tutti i vestiti umidi, i guanti gocciolanti, e le scarpe e le calze completamente inzuppate d'acqua. Non furono sgridati, perché la madre di Margot  sapeva che era colpa della neve che si stava sciogliendo, ma furono mandati a letto presto così che i loro vestiti potessero essere messi sulle sedie ad asciugare. Le scarpe vennero appoggiate accanto al focolare, dove poteva raggiungerle il calore della brace calda, e le calze furono appese con cura proprio sopra il caminetto. Fu per questo che Santa Claus le notò quando scese dal camino quella notte - quando tutta la famiglia stava già dormendo. Era di fretta e vedendo le calze, che appartenevano tutte ai bambini, le riempì subito di giocattoli e risalì così all'improvviso che le renne si stupirono della sua agilità.

domenica 21 dicembre 2014

La vita e le avventure di Babbo Natale di Lyman Frank Baum

Un bel classico rispolverato da Mattioli 1885 per dare inizio al periodo più dell'anno e per farvi gli auguri di buone feste. La vita e le avventure di Babbo Natale è un piccolo volume che narra la vita di Babbo Natale, o come recita il titolo originale, di Santa Claus. L'autore è Lyman Frank Baum più conosciuto come il creatore del Mago di Oz.
Innanzitutto, non vi è alcun riferimento alla sfera religiosa, ma un chiaro rimando al mondo pagano che riconosce il significato universale del 24 dicembre fatto di luce, gioia e vita.
Le origini di Santa Claus e delle sue sue fedeli renne, Flossie e Glossie, ruotano intorno ai simboli e alla tradizione del Natale, anche quelli che ancora non avevano trovato risposta: perché si appendono le calze al camino, chi ha decorato il primo abete e perché i genitori possono acquistare i giochi nei negozi.
In questo racconto c'è tutta la magia del Natale e della fiaba. Baum ha lucidato a nuovo l'immagine di Babbo Natale per farla risplendere di meraviglia e fantasia.
Cluas vuol dire piccolo di Necile, è un trovatello salvato dalla grinfie di una leonessa grazie all'intervento della ninfa Necile. Viene allevato nella Foresta di Burzee dove vivono gli esseri immortali – nani, gnomi, ninfe, fate.
Ak, il Signore delle foreste, sa che il tempo di Claus nel bosco è finito: deve reclamare il suo posto sulla terra. Lo invita, quindi, ad accompagnarlo in lungo viaggio intorno al mondo. È in quest'occasione che il giovane scopre la sua specie, quella umana, e la sofferenza dei più poveri. Le certezze che aveva avuto fino a quel momento cominciano a vacillare. Lascia la Foresta per vivere nella Valle Ridente, una terra di mezzo tra il mondo degli uomini e quelli spiriti del bosco.

venerdì 19 dicembre 2014

I consigliatissimi, letteratura per l'infanzia e ragazzi - Natale 2014

Eccoci con l'ultimo appuntamento di questi Consigliatissimi, le proposte letterarie per le vostre le letture o regali. Ringrazio ancora Alessandra che la volta precedente ha parlato di letteratura di viaggio. E ringrazio Gianna, che si occuperà di quelli odierni.
Inoltre, mi scuso per il disguido della scorsa settimana: sì, è saltato su un argomento che mi interessa molto. Va be', ci metto una pietra sopra.
Però sono contenta di dare spazio ad un tema bello che interessa grandi e piccoli, la letteratura infantile.
Ho volutamente deciso di dedicargli l'ultimo post per un motivo principale: perché per i bambini e ragazzi le feste natalizie non si esauriscono con il 25 dicembre ma proseguono fino al 6 gennaio. Quindi, per chi non facesse in tempo o non sapesse che pesci pigliare, la Befana è ancora una buona occasione per fare trovare un libro o più libri dentro la calza. 
Oggi è ospite la libreria Hamelin di Bitonto, un chiaro omaggio alla città incantata del Pifferaio della fiaba dei fratelli Grim. Se passate da Bari fate un salto a Bitonto in questa libreria per ragazzi che è anche una fucina di idee, un progetto di fantasia e condivisione. Infatti, oltre ai libri, l'associazione culturale cura laboratori di fumettistica, cinema, arti figurative e promuove la lettura, che rimane comunque uno degli obiettivi fondamentali per una società civile.
Vi dico subito che Hamelin è stata indicata da TravelGlobe come tra le dieci librerie indipendenti più belle d'Italia. Lunga vita alle librerie indipendenti!
Gianna, libraia e proprietaria, è una mia amica da diversi anni. E quando ho pensato a questa serie di post per il Natale mi è venuta in mente lei per la passione e per intelligenza che ci mette in questo meraviglioso lavoro.
I suoi non  sono solo consigli, ma delle vere e proprie pillole di curiosità suddivise per in tre fasce d'età per fugare qualsiasi dubbio. Infine, un aspetto non meno importante, le proposte riguardano case editrici piccole e medie.
Ora non resta che andare a Bitonto e leggere I consigliatissimi per i ragazzi. Attingete a questi preziosi suggerimenti.

mercoledì 17 dicembre 2014

#Fingerbook - Swinging Christmas di Benjamin Lacombe

Quando ho iniziato a pensare ad una proposta per l'appuntamento natalizio di Fingerbook non sapevo cosa scegliere. Poi una sera sono andata in libreria per ascoltare Eduardo Savarese e ho scovato questo libro che mi aveva colpita subito per i disegni dai colori vivi ed eleganti. Conosco da tempo Benjamin Lacombe, che insieme a Rebecca Dautremer e a Nicoletta Ceccoli, resta uno dei miei preferiti. Il titolo, poi, è tema con il periodo.
Swinging Christmas è tratto da un racconto della cantante Olivia Ruiz ed magistralmente illustrato da Lacombe, è una storia sull'amicizia e sull'amore.
Questa fiaba invernale è da leggere rigorosamente sgranocchiando cantuccini alle noci e mirtilli da affogare in una cioccolata o nel tè e lasciandosi avvolgere dalla voce suadente di Olivia Ruiz (il libro è corredato di un CD), la stessa che riempie le giornate di Bernard, l'anziano schivo che vive lontano dal paese e che tutti evitano, soprattutto i bambini.


martedì 16 dicembre 2014

Farsi un'idea #67

Parliamo ancora del piatto più amato e soprattutto parliamo della Pizza per autodidatti di Cristiano Cavino. 
Ho tralasciato i brani più schematici per dare rilievo alla parte narrativa e irriverente, quella che meglio rappresenta lo scrittore romagnolo. 
Durante la preparazione della pizza il condimento è il momento più creativo della preparazione, l'estratto qui di seguito lo introduce. Nella recensione vi ho accennato anche alla carrellata di proposte golose e fantasiose, spesso suggerite dagli stessi abitanti di Casola. Come accade il giorno di pasquetta quando Pochina si presenta con un'insolita richiesta per non sprecare il pranzo. 
Buon appetito! Osp, buona lettura!
Ho condito centinaia di migliaia di pizze.
Penso che l'unica pizza che non mi sia stata mai ordinata sia quella con i fagiolini. 
Pomodoro, mozzarella, fagiolini. Mai ordinata.
Noi i fagiolini li usiamo nella pizza alle verdure, chiamata ovunque ortolana, ma lì in mezzo si mimetizzano tra le melanzane, gli asparagi, i peperoni, gli spinaci e il radicchio. 
Ma con solo fagiolini proprio ne ho mai fatta una.
Per il resto, mi è capitato di doverne fare con ogni tipo di condimento. 
Una volta a Pochina, il fornaio di Casola, ne feci una all'arrosto di agnello. 
Se lo era portato da casa in uno scudozzolo di alluminio, erano gli avanzi del pranzo di pasquetta.

lunedì 15 dicembre 2014

La pizza per autodidatti di Cristiano Cavina

La pizza per autodidatti di Cristiano Cavina edito da Marcos y Marcos è il libro più culinario che abbia letto finora. Mi ha incuriosita appena ne ho avuto notizia e la lettura è stata piacevole.
E visto che ci avviciniamo a Natale, è un libro consigliato per chi si cimenta invano o con buoni risultati con l'arte della pizza. È un piccolo omaggio al piatto più amato di sempre da regalare o regalarsi.

venerdì 12 dicembre 2014

La via del pepe di Massimo Carlotto e Alessandro Sanna


La via del pepe è un libricino bello da conservare. L'ho sfogliato in libreria con il rammarico di averlo acquistato in ebook. La copertina è cartonata, blu mare e i disegni, bellissimi, di Alessandro Sanna danno ancora più valore.
È un racconto che si legge tutto d'un fiato, ha il tono lieve delle fiabe e la tensione del pericolo che un eroe deve superare. Non credo che Carlotto abbia pensato ad un eroe, quanto piuttosto di farci riflettere sulla tragedia che ogni anno, da marzo ad ottobre, interessa il canale di Sicilia.
Il sottotitolo Finta fiaba africana per Europei benpensanti, a mio avviso, è una provocazione. È una storia che ha un lieto fine, altrimenti non sarebbe una fiaba. Pensiamo che sia necessario un lieto fine, per noi europei benpensanti abituati alla fortuna. Una fiaba, quindi, che ci mette la coscienza al sicuro per parole e pensieri inopportuni. Perché certi fatti non ci scuotono più (vedi il giro di denaro sull'immigrazione scoperto attraverso l'inchiesta Mafia Capitale), non ci offendono, ci lasciano indifferenti. Dimentichiamo troppo presto le avversità e le malefatte, ci lasciamo trascinare dalla corrente del luogo comune. Siamo intolleranti. Non accettiamo lo straniero, ma speriamo che si salvi. Così. Con un po' di fortuna.

mercoledì 10 dicembre 2014

Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie


Mi sono presa qualche giorno in più prima di scrivere qualcosa che somigliasse a una recensione. I libri di Adichie non sono una passeggiata, sono piuttosto corposi. Non lasciatevi spaventare dalla mole, vi consiglio ogni suo scritto senza girarci intorno.
Americanah, il titolo di oggi, non avrà il respiro epico di Metà di un sole giallo ma non per questo non è degno di nota. La vicenda, che abbraccia la metà degli anni Novanta e si protrae fino ai primi del Duemila, ha quella dimensione contemporanea che la rende più vicina a noi. L'architettura del romanzo è più semplice rispetto al precedente, tuttavia in queste pagine viene affrontato un problema delicato, quello razziale. Nero è il colore della pelle dell'emigrato, dello schiavo, del musulmano: tre declinazioni del medesimo termine. Americanah analizza ciò che significa essere neri in Africa, Stati Uniti e Europa.
Ifemulu ha appena ottenuto una borsa di studio per Princeton e il suo blog, Razzabuglio, è seguito con successo, quando decide di tornare in patria. Il suo ultimo post spiega la necessità di un cambiamento di vita: tornare in Nigeria significa afferrare ciò che avrebbe potuto essere.
«Americanah, un termine rivestito di allegria, con la quarta sillaba allungata»: è l'appellativo attribuito a chi torna a casa dopo un lungo soggiorno negli Stati Uniti, di chi finge di non capire più il dialetto locale, di chi aggiunge una r strascicata alla fine di ogni parola inglese. È il timore di Ifemelu, di portarsi dietro questa etichetta, quando lascia e rientra in Nigeria.
Ma il timore più grande sarà lo stordimento, «la vertiginosa sensazione di cadere nel familiare estraneo»Il ritorno è il tentativo per riconciliarsi con il passato, per riscoprire Lagos. Questo pensa quando trascorre sei ore per farsi intrecciare i capelli in un salone del New Jersey.

martedì 9 dicembre 2014

Incontri d'autore - Federico Maggioni

C'è sempre una prima volta, in tutto. Non ho mai partecipato ad un incontro che non fosse di un autore propriamente detto, di chi scrive libri. Questa mia affermazione verrà smentita tra breve dallo stesso Federico Maggioni.
Dell'arte dell'illustrazione ho scarsissima conoscenza, ammiro chi distribuisce colori e forme e ne ricava una profusione di creatività. L'occasione per farmi uscire dalla mia rigidità di pensiero è venuta con evento collaterale alla mostra Sfogliare stanze, Illustrare Canto di Natale, che già ci avvia al periodo più bello dell'anno. Venerdì pomeriggio, mentre la città si addobba, in un'ovattata sala si parla del fantastico mondo dell'illustrazione. 
Federico Maggioni non ha bisogno di presentazioni, ha una lunga e gloriosa carriera alle spalle come disegnatore e come grafico. A Palazzo Pigorini davanti a tre delle sue tavole racconta il suo misurarsi con un classico della letteratura di sempre, ricco e complesso. Charles Dickens ha costruito il concetto del Natale che ha trovato corpo proprio in questo libro.

venerdì 5 dicembre 2014

I consigliatissimi, letteratura di viaggio - Natale 2014

Vi avevo annunciato la scorsa settimana che la rubrica Il venerdì in libreria si sarebbe presa una pausa, non è proprio così: le notizie sulle novità editoriali ritorneranno a gennaio, ma questo spazio, per due venerdì a partire da questo, vi proporrà delle letture in vista del Natale.
Non sarò io a occuparmene, lo scorso hanno ho stilato la mia lista e ho pensato di attendere la fine del mese per dire la mia sui preferiti dell'anno. Giusto per non essere ripetitiva. Quindi, ho deciso di mettermi in un angolo e dar voce a due donne, le quali vi consiglieranno le loro letture su due argomenti diversi, che svelerò di volta in volta e che su questo blog sono poco o per nulla esplorati. Approfitto di questo momento per ringraziarle per il tempo e l'entusiasmo concesso.
Come si intuisce dall'immagine sottostante e dal titolo del post, oggi parleremo di letteratura di viaggio. La mia conoscenza si ferma a due libri di Magris, Microcosmi e L'infinito viaggiare. Altro non so. A parlare di viaggio inteso anche come conoscenza di se stessi sarà Alessandra Beltrame, che ha bisogno di poche presentazioni. Alessandra è una giornalista conosciuta e una viaggiatrice, io aggiungo un'infaticabile camminatrice (per gli addetti ai lavori fa trekking). Sul suo blog potete leggere i resoconti dei tanti chilometri percorsi immersa nella natura.
È stata mia compagna d'avventura a settembre per Sentieri sostenibili. In quest'occasione, ho visto in lei la passione di chi non sente la stanchezza, ma si riempie gli occhi di meraviglie. 
Non mi dilungo oltre, le lascio la parola. 

mercoledì 3 dicembre 2014

Farsi un'idea #66

Nell'attesa di recensire Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie, vi lascio curiosare nella sua scrittura e un po' nella storia. L'ho terminato lunedì, mi sto chiarendo le idee. Dovete avere un po' di pazienza perché i libri della scrittrice nigeriana sono corposi e piuttosto lunghi. 
Ifemelu lascia la Nigeria per studiare negli Stati Uniti. Tralascio tutti i particolari sentimentali e familiari, tra qualche giorno ne parleremo meglio.
A modo di partecipare al salon organizzato da Shan, la sorella del suo attuale fidanzato Blaine. Si tratta di riunioni di amici scrittori e intellettuali dei due fratelli. Ifemelu ha aperto da qualche tempo il suo blog di successo Razzabuglio. E uno dei punti di discussione di quella serata riguarda la differenza tra razzismo afroamericano e africano.
Buona lettura!
- Oppure trova uno scrittore bianco. Gli scrittori bianchi si possono permettere di parlare di razza senza filtri e di diventare militanti perché la loro rabbia non fa paura, - disse Grace. 
- Che ne pensate di quel libro uscito da poco, Memorie di un monaco? - domandò Maribelle.
- È un libro vigliacco e disonesto. Tu l'hai letto? - chiese Shan.
- Ho letto una recensione, - disse Maribelle.
- Sai qual è il tuo problema? Leggi più cose sui libri che libri in sé. 
Maribelle arrossì. Un'osservazione del genere, pensò Ifemelu, l'avrebbe presa senza replicare solo da Shan. 
- Siamo molto ideologici riguardo ai romanzi in questo paese. Se un personaggio non è familiare, allora diventa incredibile, - disse Shan. - Non si può nemmeno leggere narrativa per farsi un'idea di come si viva realmente oggigiorno. Si leggono i romanzi americani per conoscere gente bianca disfunzionale che fa cose che risultano strane anche ai bianchi normali. 
Risero tutti. Shan pareva soddisfatta, come una ragazzina che canta davanti a importanti amici dei genitori. 

lunedì 1 dicembre 2014

Farsi un'idea #65

L'incipit del brano di oggi, tratto da ... e altre storie di Georgi Gospodinov, vi dirà tutto: «Questa storia inizia e finisce con un comunissimo bucato». 
Siamo alla fine degli anni Settanta in una cittadina nei pressi del monte Sakar. Chi narra racconta dei nutriti sospetti di Feliks Edmondovič, un maresciallo, nei confronti di tutta la città e sopratutto verso baj Kostadin, avvocato soprannominato Balzac per aver letto l'opera omnia in lingua originale dello scrittore francese. Il maresciallo non attende altro che il passo falso di Kostadin per veder avvalorata la sua tesi.
Ho riportato il cuore del brano, se avessi riportato qualche riga in più avrei svelato il mistero di questo racconto pieno di equivoci e di umorismo. Forse il più il più divertente. 
Buona lettura!
E così la nostra casa si trovava nella zona cuscinetto tra quella di Feliks  Edmondovič (a sinistra) e quella di baj Kostadin Balzac (a destra). Le tre case erano a metà di una stradina dal sonoro nome, via Sergienko. Se su Balzac qualcosina la sapevamo, a tutt'oggi non ho la minima idea di chi fosse Serginienko, per questo vi prego, con la massima serietà, se qualcuno sa qualcosa su di lui si faccia vivo, vorrei tanto capire chi era. Sono convinto che nessun nome sia puramente casuale e in particolare quello della viuzza nella quale sei cresciuto, che sia Serginienko, Makarenko o Krivolak. Ogni cosa ha un suo peso nella formazione di un bambino. 

venerdì 28 novembre 2014

Il venerdì in libreria #32

Questo è l'ultimo appuntamento delle novità editoriali per il 2014. La rubrica ritornerà a gennaio, dopo le vacanze natalizie, ma non mancheranno delle sorprese che vi svelerò la prossima settimana. 
Allora, concludiamo novembre con alcuni titoli già nell'aria da tempo come La ballata di Adam Henry di Ian McEwan per Einaudi. Dalla Filandia arriva Arto Paasilinna con Professione angelo custode: ve lo cito perché ho voluto suggerirvi, invece, un altro titolo Iperborea. Non nutro particolare simpatica nei confronti Gramellini, ma vi dico che è in libreria con Avrò cura di te, scritto a quattro mani con Chiara Gamberale. Feltrinelli pubblica una nuova edizione illustrata di Storia di un corpo di Daniel Pennac e L'arte del lettere, un bel volume di 125 lettere di intellettuali e non. Chiudo in dolcezza: per gli appassionati di cioccolato e di Joanne Harris, Garzanti svela le ricette del libro Chocolat e della sua protagonista, Vianne Rocher.
Mi sono sorpresa non vedere Isabella Allende sugli scaffali, solitamente per Natale sforna un libro. Che non ne possa più neanche lei?
Le nuove uscite non sono solo queste, date un'occhiata più giù.
Buon weekend!


Titolo: L'orso che non c'era
Autore: Wolf Erlbruch - Oren Lavie
Editore: e/o
Pagine: 48
Genere: Ragazzi
Prezzo di copertina: € 12,00
Data di uscita: 19/11

Una magnifica favola per ragazzi illustrata da uno dei più grandi illustratori del mondo, il tedesco Wolf Erlbruch, autore di capolavori come La grande domanda, L'anatra, la morte e il tulipano, La fabbrica delle farfalle, Due che si amano e altri ancora. È la storia di un orso in cerca della propria identità. Gira per il bosco chiedendo agli altri animali: "Chi sono? Sono felice? Sono bello? Siamo amici? A cosa stai pensando? Posso pensare assieme a te?". Incontra la Mucca comoda, la Lucertola pigra, il Penultimo Pinguino, la Tartaruga Taxi e nella Favolosa Foresta si chiede quali sono i vari tipi di silenzio. Una storia ricca di immaginazione e di filosofia, semplice, ironica e intelligente, illustrata dai meravigliosi disegni a colori di Wolf Erlbruch. Un bellissimo regalo di per il Natale dei bambini!

Titolo: Sotto una buona stella
Autore: Richard Yates
Editore: Minimum fax
Pagine: 411
Genere: Narrativa internazionale
Prezzo di copertina/ebook: € 14,50 - € 8,99
Data di uscita: 20/11

Bobby è un giovane soldato che cerca di barcamenarsi sui campi di battaglia della seconda guerra mondiale; non si è rivelato l’eroico guerriero che immaginava di essere, e la sua esperienza è fatta solo di paura e confusione. A casa lo aspetta la madre, Alice, che ripone in lui tutte le sue speranze e sogna, al suo ritorno, di poter cominciare una nuova vita per entrambi. La famiglia come rifugio dal mondo esterno, la famiglia come trappola, la famiglia che contribuisce nel bene e nel male a defi nire ciò che siamo: «Non c’è altro di cui scrivere», sosteneva Richard Yates, e ne ha scritto magistralmente anche in questo romanzo coraggiosamente bipartito, nel quale ambientazioni, riflessioni e flashback si intersecano con uno stile e una forza che richiamano alla mente, come ha detto Zadie Smith, «un montaggio fra Colazione da Tiffany e Niente di nuovo sul fronte occidentale». L’unico romanzo ancora inedito in Italia di un autore ormai considerato un classico americano del Novecento.

mercoledì 26 novembre 2014

#Fingerbook - ... e altre storie di Georgi Gospodinov


La Bulgaria è il tema di Fingerbook, o meglio, il libro di Georgi Gospodinov, - autore conosciuto in patria - … e altre storie pubblicato da Voland. Si arriva in questa antica terra slava in poche ore, accompagnati dal gustoso piatto di Michela.
L'immagine di copertina e le impronte che ho aggiunto sono un po' fuorvianti. Il povero è al centro del libro, ma di un solo racconto. Scusatemi per aver enfatizzato questo elemento, ma non sono riuscita a resistere.
Il titolo sembra riprendere un discorso sospeso, che forse non si è esaurito nel precedente lavoro, Romanzo naturale.
e altre storie è una raccolta di ventuno storie brevi e brevissime, alcune appena accennate, volutamente accennate anche se hanno una loro compiutezza. Tuttavia, si passa da una vicenda a un'altra con molta rapidità per il bisogno di narrare. Con molta probabilità si ricollega a ciò il messaggio presente a inizio libro «Dobbiamo raccontare le nostre storie», un'esortazione accorata per non dimenticare le proprie radici e le propria individualità.
Ed spesso è un io all'interno o all'esterno della storia a tenere le redini immergendosi completamente, oscillando sempre tra realismo e fantasia, tra tragicomico e assoluta normalità, tra passato e futuro con il fine di riacciuffare un tempo in fuga. Tutto si mescola vorticosamente risultando naturale.

martedì 25 novembre 2014

Farsi un'idea #64

Per un po' non mi sentirete parlare di Elena Ferrante, almeno finché non scriverà il prossimo libro. Ho completato la bibliografia della scrittrice e di ciò ne vado fiera, soprattutto perché non mi sono mai affezionata così tanto ad un autore.
Storia della bambina perduta chiude un ciclo, si ricompone un puzzle in un'unità che appare sempre un poco definita e con molti risvolti sorprendenti.
Il brano che segue mette da parte Lila e la sua indispensabilità per il rione e per l'amica, per concentrarsi più sul ruolo che Elena ha come scrittrice e madre. I rapporti madre-figli sono stati oggetto di dure critiche già nella Figlia oscura e qui vengono meglio analizzati. Elena soffre di questo vincolo che non le permette di agire in piena libertà e al tempo stesso la fa sentire in colpa per non essere presente per le sue figlie. E sì, perché ora le figlie sono tre, l'ultima è Imma. 
Buona lettura!




A quel punto che volevo di più? Il mio nome, il nome di nessuno, stava diventando definitivamente quello di qualcuno. Era per quel motivo che Adele Airota mi aveva telefonato come per scusarsi, era quel motivo che Nino Sarratore aveva cercato di farsi perdonare e tornare nel mio letto, era quel motivo che mi invitavano dappertutto. Certo, risultava difficile staccarsi dalle bambine e smettere anche solo per qualche giorno di essere la loro madre. Ma anche quello strappo diventò una prassi abituale. Ai sensi di colpa si sostituiva presto la necessità di fare buona figura in pubblico. La testa si affollava di mille cose, perdevano consistenza Napoli e il rione. Altri paesaggi si imponevano, arrivavo in città bellissime mai viste prima, sentivo che mi sarebbe piaciuto andarci a vivere. Incontravo uomini che mi attraevano, che mi facevano sentire importante, che mi mettevano allegria. Mi si apriva davanti, nel giro di qualche ora, un ventaglio di seducenti possibilità. E i vincoli di madre si indebolivano, a volte dimenticavo di telefonare a Lila, di dare la buonanotte alle bambine. Solo quando avvertivo che sarei stata capace di vivere senza di loro tornavo in me, mi ravvedevo. 

lunedì 24 novembre 2014

Incontri d'autore - Eduardo Savarese

È accogliente lo spazio predisposto per l'incontro alla libreria Ubik di Parma, sembra il salotto di casa: si sta vicini all'autore così si sente meglio. Giungono appena gli echi della manifestazione contro la Lega Nor . Se si chiude la porta, si sente solo la voce di Eduardo Savarese che parla de Le Inutili vergogne.
Non so se sia stato un caso o  un voluto la presentazione del libro, per le tematiche trattate, coincide con la Giornata mondiale contro la transfobia.
Lo scrittore partenopeo dialoga con Chiara Cacciani della «Gazzetta di Parma» e Luca Marola di Certi Diritti e nasce un'interessante conversazione incentrata su alcuni aspetti del libro, come l'origine del testo e del titolo.
Un primo nucleo di questo romanzo si trova nella storia, Il rumore dei tacchi, scritta in fretta e furia per la Festa del racconto di Carpi del 2007. «Non si scrive di fretta e furia», ci raccomanda. Ma nasce soprattutto dalla necessità di scongiurare la pazzia. Lui, un magistrato, con la paura che questa professione lo privi degli spazi creativi. Pensieri funesti già presenti prima di diventare uno scrittore. Ad avvalorare questa tesi è un fatto di cronaca davvero avvenuto. Durante un'udienza un magistrato, senza alcun nesso con l'oggetto della disputa, urla: «I fagioli stanno bruciando!». Questo  episodio confermava i suoi oscuri presagi.

venerdì 21 novembre 2014

Storia della bambina perduta di Elena Ferrante


Ho pensato a lettura terminata che parole avrei potuto ricavare per buttar giù una recensione esaustiva. Difficile raccogliere in poche righe tutto il mondo della Ferrante, soprattutto quella sensazione di una storia incubata per anni, forse già scritta mentre prendeva il decollo, una storia lunga sessant'anni.
Concludo qui, con Storia della bambina perduta, la bibliografia della Ferrante: ho letto tutto, sottolineato, custodito, riflettuto. Penso solo che Elena Ferrante sia la più grande autrice contemporanea, un esempio per chiunque si cimenti con la scrittura. Spero tanto che ci regali presto altre pagine memorabili.
Non vi racconterò nulla della trama sia per non togliervi il piacere della lettura sia perché mi risulta complicato riassumere la voracità narrativa della Ferrante. Come gli altri libri della quadrilogia, la vicenda è ricca di eventi. Ve ne accennerò brevemente.
Elena ritorna a Napoli nel 1979 nella veste di scrittrice, dopo essersi lasciata alle spalle il trambusto per la separazione da Pietro. E qui si misura con i nuovi orientamenti talvolta malaugurati, si confronta con le volgarità e le meschinità di quel mondo che aveva abbandonato, svilita e vigile per non essere nuovamente inglobata.
Sa bene che il rione è lo specchio dei cambiamenti politici e sociali che avverranno su larga scala, ecco perché lo teme. Ma il rione è Lila, l'amicizia nata sui banchi di scuola e maturata durante l'adolescenza che prosegue ancora su binari solidi e contrastati in un percorso che le vede oramai adulte. In realtà, Lila si reinsedia con forza nella sua vita facendo intendere di conoscere molte cose sul conto di Nino, definito «un cultore delle relazioni utili».

mercoledì 19 novembre 2014

Farsi un'idea #63

Il brano scelto da Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti è narrato da un uomo, uno dei pochi racconti in cui a prendere la parola è una voce maschile. Non per questo impoverisce la visione, anzi è interessante notare il capovolgere del punto di vista femminile.
In Guidare nelle metropoli, c'è più che in altri racconti del libro, una Milano priva di un centro, disillusa dagli anni Ottanta. C'è anche l'amicizia tra Maia  e l'io narrante fatta di London e Conrad, di sigarette e di una spiazzante intimità: un codice linguistico che entrambi hanno provato a comunicare ad altri, ma l'hanno trovato solo nelle loro conversazioni. Uno strano rapporto mai cristallino, eppure solido.
Maia, dal carattere altalenante, decide di troncare con il ragazzo che narra la vicenda, per prendere le distanze dai limiti della sua vita. A lui non rimane che una promessa e il silenzio sconfortante di casa. 
Buona lettura!
Lo so cosa si pensa a sentirla così, la storia. Eppure io non avevo paura: ero felice di arrivare e abbracciarla e sentirmela schiacciata contro il petto, stavamo così per un po' e mi sembrava che qualunque cosa fosse successa dopo non ci avrebbe fatto alcun male. Invece, senza saperlo ero rimasto indietro. Maia è stata zitta per giorni e poi mi ha detto tutto in una volta sola, come fanno quasi sempre le donne: ha detto che stava scrivendo un libro, che aveva litigato con i suoi genitori e trovato un buon lavoro in agenzia, che con il tempo e i primi stipendi si sarebbe cercata una stanza, o un letto. Ha detto che era il momento di prendere la sua vita: che era la sua, e le sembrava di saperlo soltanto ora.

lunedì 17 novembre 2014

Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti


Paolo Cognetti è sempre una garanzia, anche quando si tratta del suo libro d'esordio, Manuale per ragazze di successo edito da Minimum fax. Nell'attesa di leggere A pesca nelle pozze profonde, sono tornata agli inizi dei suoi racconti prima che Sofia vibrasse di vita.
Spesso sullo sfondo si palesa una Milano che viveva in un tempo non tanto remoto di economia e di aperitivi, in prima piano balza la città periferica, poco attraente di circonvallazioni, autostrade, aeroporti. Manca un nucleo che lo si può ritrovare nelle storie di sette donne, sette ritratti femminili alle prese con problemi di famiglia, lavoro, convivenza forzata, maternità, uomini: Cognetti si insinua nelle loro vite e non esce più.
Le sue figure sono complicate e cristalline, al tempo stesso, persino quando a raccontare sono degli uomini, naturalezza disarmante, una totale immedesimazione in cuore delle cose, nelle fragilità e forza di queste donne. Sono donne che non sono nate sotto una buona stella, tormentate di dubbi e in conflitto con se stesse, a volte rivoluzionarie.
Il titolo provocatorio fa dimenticare il successo che appartiene alla vecchia generazione, che impilava uno dietro l'altro obiettivi e che ora sono istruzioni difficili da mettere in pratica perché è il destino a prendere il sopravvento. «Siamo cresciute negli anni Novanta, noi, coscientemente adulte e istintivamente femminili, sobrie nel vestire, ironiche e autoironiche. Da piccole abbiamo visto la pubblicità progresso, e ora, da grandi, diffidiamo dei rapporti occasionali. Siamo monogame e realizzate, sappiamo amare, lavorare, cucinare. Siamo il Modello Femminile Dominante, la fine del dibattito sulla condizione della donna». Ecco, si sente l'eco di uno slogan artefatto che falsa la realtà. Davvero queste donne si rispecchiano in queste parole?

venerdì 14 novembre 2014

Farsi un'idea #62

L'estratto di oggi è un breve ritratto di Jacob Mendel, meglio conosciuto come Mendel dei libri, sempre intento a studiare cataloghi e procurarsi opere rare, una passione da bibliofilo incallito che non va d'accordo con il denaro.
Il libro di Stefan Zweig in poche pagine traccia un personaggio fuori dagli schemi, poco incline ai rapporti umani e a tutto ciò che ruota intorno. Sta di fatto che è impossibile dimenticarsi di Mendel. 
Buona lettura!
La schiena curva si spostava avanti e indietro, e lui intanto brontolava, bofonchiava, si grattava la testa, emetteva strani suoni articolati, un «ah» e «oh» lunghi e quasi sgomenti, segno di entusiastica ammirazione e, poi, invece, sussultando inorridito, un «ohi» o un «ohimè» nello scoprire la mancanza di una pagina, oppure un foglio rosicchiato da un tarlo. Alla fine prendeva rispettosamente in mano il malloppo per soppesarlo ben bene, annusava e odorava quel tomo ingombrante con occhi semichiusi, non meno rapito di una ragazza sentimentale che aspiri il profumo di una tuberosa.

mercoledì 12 novembre 2014

#Fingerbook - Mendel dei libri di Stefan Zweig

Bentrovati nella rubrica dei libri belli e delle ricette buonissime. Oggi apriamo con dolcezza: i muffin di castagne e cacao ci portano nell'accogliente atmosfera di un caffè e sono perfetti per la lettura di oggi, Mendel dei libri di Stefan Zweig edito da Adelphi. Una lettura di poche pagine dense e liriche.
Zweig confeziona una storia senza tempo, che ha il tono della fiaba amara ma sognante. La sua penna raffinata ci parla con nostalgia della Vienna mitteleuropea, di un prezioso mondo di carta.
In sole 53 pagine si snocciola tutta la vita di Jacob Mendel, meglio conosciuto come Mendel dei libri. Lui che di bibliografie, cataloghi e lettura ne ha fatto una passione oltre che una professione.
«Forse non ha letto tutti i libri, ma che tutti li conosce», poche parole per descrivere questo cultore del libro come oggetto, tanto che è il suo abito a interessarlo – prezzo, copertina, frontespizio. 
Giunge a Vienna dalla Russia, quando i confini e l'identità non sono fonte di problemi, per studiare da rabbino abbandonando l'intento per dedicarsi al «rutilante e sfaccettato politeismo dei libri».
Chiunque si rivolga a lui per necessità bibliografiche riuscirà a reperire i documenti, tanto da essere considerato «mago e sensale dei libri, un archivio vivente». Anche il nostro narratore si reca dal mercante di libri per le sue ricerche universitarie su Franz Mesmer perché alcuni librai viennesi non sono riusciti a rispondere alle sue richieste. Si accorge ben presto della memoria di ferro di Mendel e del suo carattere burbero: chiedergli di annotare un titolo risulta offensivo tanto da farlo regredire ad apprendista libraio, solo un amhorets, un ignorante, può mettere in discussione la sua competenza. 

martedì 11 novembre 2014

Farsi un'idea #61

Riprendiamo in mano I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante per lasciarvi curiosare tra le sue pagine.
La forza dell'autrice napoletana è sicuramente la scrittura piena e ritmica. E vi assicuro che è una costante di tutti i suoi libri, un colpo che non fallisce mai come in questo caso.
Olga è trincerata nel suo appartamento torinese, nella sua estenuante analisi dell'errore e dell'inganno. Un flusso di coscienza senza respiro, ma fatto solo della necessità di venire a capo della vicenda e della propria persona. Sente di aver trascurato le ambizioni per vestire gli abiti di moglie e di madre pur sapendo che le sarebbe stati stretti.
Buona lettura!
Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti che Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita.

lunedì 10 novembre 2014

I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante


A pochi giorni dall'uscita dell'ultimo libro di Elena Ferrante, Storia della bambina perduta, sposto l'attenzione sui uno dei primissimi lavori, I giorni dell'abbandono, sempre edito da e/o. Ho pensato che fosse inutile rimandarne la lettura anche perché ho visto più volte il film omonimo di Roberto Faenza. Inizialmente il libro non mi aveva entusiasmato (quel giorno avevo qualche problema con il mio cervello!), poi mi sono dovuta ricredere e ho ritrovato la mia scrittrice preferita.
Vi dico che potete trovare qualche ulteriore traccia e dettaglio nella Frantumaglia, quella «postfazione un po' densa» a cui la Ferrante ha affidato le proprie confessioni personali e narrative.
I giorni dell'abbandono è un fulmine a ciel sereno, un furore di rabbia e nervi che si materializza realmente in parole, un'incursione profonda in un'emotività quasi carnale. Attraverso una scrittura analitica e dilagante, la scrittrice riesce a far esplodere sulla pagina quel travolgere di sentimenti che vede in Olga, la protagonista, un io infranto e dolorante. Elena Ferrante è la sacerdotessa dell'animo femminile. Punto.
Olga viene lasciata dal marito senza un'apparente spiegazione, il quale si giustifica di avere «un senso di vuoto». Crede, convivendosene poco, che sia un momento passeggero e quando ha la conferma che Mario ha una relazione con un'altra donna, sua conoscente, vede sgretolarsi quindici anni di vita insieme ai due bambini, trasferimenti, rinunce personali.

domenica 9 novembre 2014

Farsi un'idea #60

Vi alletto questa domenica grigia con un brano da La schiuma dei giorni di Boris Vian, un libro che ben rappresenta la carica inventiva dell'autore francese. La storia di Colin e Chloé è semplice quanto drammatica, ma a dare quel input in più è l'originalità visibile nella scrittura. Boris Vian crea immagini, neologismi senza aver paura di risultare inverosimile. 
Colin presenta al suo amico Chick il suo pianocktail: a ogni nota corrisponde un ingrediente per il drink desiderato. Geniale.
Buona lettura!
«Hai voglia di prendere un aperitivo?» chiese Colin. «Ho finito di costruire il mio pianocktail, tu potresti sperimentarlo».
«Ma dai, e funziona?» domandò Chick.
«Perfettamente. È stato duro riuscire a metterlo a punto, ma alla fine il risultato è molto superiore alle mie aspettative. Partendo dalla Black and Tan Fantasy, sono riusciuto a ottenere una miscela davvero sbalorditiva».
«Si può sapere che metodo hai usato?»

venerdì 7 novembre 2014

Il venerdì in libreria #31

Sapete già che novembre insieme a settembre sono mesi più importanti per l'editoria, mesi in cui si concentrano le maggiori novità complice soprattutto il Natale.
I libri in arrivo sono molti e di alcuni ho preferito accennarvene senza appesantire ulteriormente l'elenco qui sotto. Melania Mazzucco esce con Il museo del mondo per Einaudi, così come Carofiglio con La regola dell'equilibrio. E vi do notizia anche del libro di Simonetta Agnello-Hornby, Il pranzo di Mosè, legato alla cucina e al nuovo programma su Real Time. 
Vi lascio dare un'occhiata e magari prendere appunti per le prossime uscite. 
Buon weekend!


Titolo: Il grande romanzo americano
Autore: Philip Roth
Editore: Einaudi
Pagine:  418
Genere: Narrativa internazionale
Prezzo di copertina/ebook: € 21,00 - € 10,99
Data di uscita: 04/11

Battitori con un braccio solo, ricevitori nani, difensori ubriachi in prima base, ex galeotti che non hanno mai imparato le regole: i Mundys di Port Rapper sono la peggior squadra di baseball nella storia dei tre campionati USA. Militano nella Patriot League, spazzata via dal governo dopo il campionato del 1944, l'ultimo prima della definitiva chiusura per sospette attività comuniste. "Word" Smith, però, non ci sta. A trent'anni di distanza da quella controversa stagione, deciderà di mettere la sua penna al servizio della verità, cominciando proprio dalla tragicomica epopea dei Mundys e del loro sovversivo allenatore, un cittadino babilonese-americano di nome Gil Gamesh, famigerato ex-giocatore divenuto celebre nell'ambiente sportivo per aver deliberatamente ucciso un arbitro con un tiro. Una scatenata satira del ventesimo secolo americano, tra maldestri freak, improbabili eroi, patriottismo, sport, agenti segreti e paranoia.

Titolo: Bassani. Racconti, diari, cronache (1935-1956)
Autore: Piero Pieri (a cura di)
Editore: Feltrinelli
Pagine: 480
Genere: Critica letteraria
Prezzo di copertina: € 29,00
Data di uscita: 05/11
 
C'è un Bassani ricchissimo che precede il suo esordio e che in questo volume è testimoniato nella sua completezza. Nel '56, con le Cinque storie ferraresi, Bassani trova la sua scrittura, giunge alla piena maturità: nasce il Romanzo di Ferrara. Eppure, e questo è uno dei tratti distintivi dell'avventura di Bassani, il romanzo è stato preceduto da ventun anni di testi multiformi, spesso legati alla crescita affettiva e psicologica di chi scrive o alle sue diverse identità, come quella dell'antifascista, o quella del discriminato razziale. Questo Bassani, sperimentatore o tormentato da segreti fiotti di sangue, ricco di tonalità fantastiche o polemiche, a volte riflessivo, altre volte in tumulto, è riunito in questo libro: sono racconti, lettere, diari, cronache politiche, riflessioni sociologiche e primi abbozzi che prepareranno le opere maggiori.
Titolo: Tre donne sull'isola
Autore: Lidia Ravera, Chiara Mezzalama, Gaia Formenti
Editore: Iacobelli
Pagine: 132
Genere: Narrativa italiana
Prezzo di copertina: € 10,00
Data di uscita: 05/11

Lili, Clara e Ilaria si trovano riunite per caso nell'eccezionalità di un ambiente estremo: un'isola deserta per l'inverno, piccola, scogliosa, battuta da un mare implacabile e magnifico. Lontane dalle loro vite quotidiane, isolate e prive di quei legami che reggono la trama di ogni esistenza ma che a volte rendono difficile pensarsi per quello che si è o si vuol diventare. Un diario a tre voci, in cui ciascuna scrittrice ha continuato la narrazione dal punto in cui l'altra l'ha interrotta, senza che la trama fosse stabilita in partenza. Come in un gioco di ruolo, o meglio di relazione. Incontro, confronto, scontro?

mercoledì 5 novembre 2014

La schiuma dei giorni di Boris Vian

All'inizio è musica, leggerezza, un colpo di vento che ti solleva il vestito, poi l'incanto si spezza ma non rimane sullo sfondo. Forse quel passo di danza non si perde nell'aria, diventa una melodia malinconica. Credo sia questa la forza de La schiuma dei giorni di Boris Vian, insieme alla sua grande capacità inventiva.
Certo, alcuni momenti di stallo che tendono a spegnere la luce sulla vicenda e rischiano di far perdere l'attenzione del lettore. Tuttavia, il libro ha una sua originalità. Vian è un maestro della lingua, la plasma a proprio piacimento e crea immagini inedite: la sua scrittura è libera, ricca di metafore, neologismi. Sono pagine in cui realtà e fantasia viaggiano sullo stesso binario con naturalezza. Per quanto mi riguarda, nonostante il romanzo sia surreale, non ho mai avvertito particolari forzature persino quando i protagonisti conversano con due topolini, come dimostra la copertina di Marcos y Marcos.
Infine, c'è una cura maniacale di dettagli degli abiti, degli oggetti, del carattere dei personaggi: a Vian non sfugge nulla. 
Colin, un ricco parigino, incontra Chloé a casa di Isis, alla festa di compleanno del barboncino. L'amore fiorisce subito tanto da convolare a nozze dopo poche settimane dalla loro conoscenza.
Fin dal primo incontro cominciano a palesarsi i segni della malattia che colpirà Chloé: è una tosse sottile che diventerà insistente. Tant'è vero che il medico Mandumanica sentenzierà: «nel suo polmone si sente una musica strana». Quella musica strana è una ninfa che prosciuga giorno dopo giorno la vitalità della donna. Solo circondandosi di fiori freschi «per fare paura a quell'altra», si riuscirà a ridurre la sua potenza. Colin non fa mancare nulla alla sua bella Chloé, fino a dissipare il patrimonio ed essere costretto a trovare un lavoro.

martedì 4 novembre 2014

Farsi un'idea #59



Leggere Il libro delle parabole significa entrare in una vicenda autobiografica intima quanto antica. Per Olov Enquist riesce a dare forma al suo personalissimo romanzo d'amore attraverso una ricchezza metaforica difficile da spiegare in poche righe.
Ho ammesso, nella recensione, la difficoltà di trovare una storia unica perché nelle prime pagine sono molti gli elementi lasciati in sospeso, tasselli di una trama tutta particolare e affascinante. Il brano riportato mette in luce proprio questa caratteristica.
L'autore si interroga sul contenuto dei nove fogli del taccuino del padre, sul quale annotava i suoi componimenti, bruciati dalla madre. Un enigma che si presenterò più volte nel corso della narrazione. Forse risolvendolo riuscirà a comprendere la ragione del suo tormento, quello di non riuscire a scrivere un romanzo d'amore per la donna sul donna sul pavimento senza nodi. 
Buona lettura!
Il bambino – ora settantaseienne – si aggrappò immediatamente la quella nuova realtà. Era di quell’amore – non appiccicoso come melassa che avrebbe scritto. Finché gli restava tempo! E non era incalzato dagli occhi muti ma acquosi accusatori degli amici, che asserivano che anche a lui presto sarebbe venuto un colpo.
Ha paura. Come può inserirla, quella paura, nel discorso alla Sala della comunità? O è il coro delle voci degli amici sulla riva del fiume che gli impedisce di scrivere il romanzo d’amore davanti al quale si ritrae rannicchiandosi impaurito?

lunedì 3 novembre 2014

Il libro delle parabole. Un romanzo d'amore di Per Olov Enquist


Proseguo il mio viaggio nella letteratura nordica, un viaggio sorprendente come Il libro delle parabole di Per Olov Enquist, edito da Iperborea. Un libro che inizialmente mi ha creato qualche confusione, non riuscivo a capire il nesso tra la storia principale e quelle collaterali. Perché nelle prime pagine vengono messi in tavola più elementi che verranno poi spiegati durante la narrazione, ma una volta entrati in confidenza con questa scrittura, il libro risulta affascinante: un'atmosfera antica e dolorosa pervade la vicenda.
Risulta arduo ridurre questo testo a pochi temi perché è ricco di sfumature, pieghe di un vestito bello e difficile da indossare. 
Nonostante il sottotitolo, Un romanzo d'amore, Enquist chiarisce più volte di non essere in grado di scriverne uno. Ci ha provato tutta la vita, ma con scarsi risultati, non si sente invaso da quella dolcezza che gli potrebbe consentire di pubblicarlo. Lontano dall'idea di un amore zuccheroso, Il libro delle parabole è più vicino a un memoir e a una lettera, un tentativo di proseguire un dialogo con quella donna che ha si aspetta da un lui un romanzo d'amore, appunto.
La storia autobiografica è narrata in terza persona e si percepisce il grande sforzo di vedere la propria vita da un'altra angolazione, dal di fuori.

venerdì 31 ottobre 2014

Farsi un'idea #58

Torniamo in Giappone e leggiamo un estratto da Kitchen di Banana Yoshimoto, la cui scrittura si posa lieve sulle pagine, sembra non disturbare e, invece, smaschera sentimenti profondi di inquietudine e nostalgia.
Mikage, protagonista dei primi due racconti, vive con Yūichi dopo la morte della nonna. Tuttavia, sarà una sistemazione provvisoria in attesa di prendere una decisione sul proprio futuro. Mikage sogna della vecchia cucina, sogna il non-detto tra lei e il ragazzo, finalmente consapevole che il loro legame sia più profondo di quanto possa credere.
Buona lettura!
Feci un sogno.

Stavo pulendo il lavandino di casa che avevo lasciato quel giorno.
La cosa da cui mi dispiaceva di più staccarmi era il colore verde chiaro del pavimento. Era un colore che odiavo quando abitavo lì, ora che dovevo andarmene mi era chiarissimo. 
La casa era svuotata, negli scaffali e sul carrello non rimaneva più niente. Avevo finito tutto già da un po'. 

mercoledì 29 ottobre 2014

#Fingerbook - Kitchen di Banana Yoshimoto

Il sushi di Michela è un volo per il Giappone insieme alle tante tazze di tè (con mia grande gioia) sorseggiate nel libro di oggi. La scelta di Kitchen è più un regalo a Michela, ideatrice di questa rubrica: lei lo adora e io ho voluto portarla nel suo habitat naturale, la cucina.
Kitchen è il primo libro di Banana Yoshimoto che leggo, anzi che finisco. Qualche anno fa ho provato con L'abito di piume, ma l'ho chiuso dopo dieci pagine. Invece, con Kitchen è stato diverso: mi sono avvicinata senza pregiudizi e con poche aspettative. Non è il libro della mia vita, ma non posso dire che sia orribile. Sicuramente, lontano dagli stili di scrittura a cui sono abituata ma comunque piacevole e in grado di parlare di una cultura, come quella giapponese, così poco esplorata.
La postfazione di Giorgio Amitrano illustra bene i legami tra la prosa della Yoshimoto con la tradizione e con i manga: un sottile filo rosso la pone a metà strada tra i capisaldi (ingombranti) della letteratura giapponese e il genere del fumetto. La scrittrice cerca cogliere la continua evoluzione della società orientale in relazione al prima e al dopo.
Kitchen è una raccolta di racconti, i primi due si possono leggere come un unicum, l'ultimo ha una storia a sé. Proprio Moonlight shadow è quello che ho preferito di meno per suggestioni così vicine al mondo manga e alle credenze nipponiche. E infatti, inizierò a parlarvene subito. 
In Moonlight shadow Satsuki incontra durante le sue corse mattutine Urara, una ragazza misteriosa che sa più cose di quanto lei creda pensi.
Satsuki ancora non ha elaborato la perdita dell'amatissimo Hitoshi, vittima di un incidente stradale insieme a Yumiko, la ragazza di Hiiragi, fratello del primo. Satsuki è da allora rammaricata per non aver salutato il ragazzo prima della tragedia. I due ragazzi, soprattutto Satsuki, vivono in apnea, con mille dubbi: Sutsuki fa jogging tutte le mattine, Hiiragi veste la divisa alla marinara in memoria di Yumiko, «espedienti per ridare un po' di vita a spiriti che languivano». E quindi, consapevoli che perdere pezzi di vita.
Sarà Urara ad aiutare Satsuki invitandola ad assistere all'alba a uno strano fenomeno che si verifica ogni cento anni. Anche a Hiiragi accadrà qualcosa di strano, che lo aiuterà scrollarsi di dosso il passato.

lunedì 27 ottobre 2014

Sfogliare stanze, la mostra che celebra Corraini


Quando dici Corraini dici arte, ricerca, sperimentazioni, creatività. E dici che Corraini si porta dietro più di quarant'anni di pubblicazioni, un traguardo che certamente andrebbe festeggiato. Sì, con una mostra gratuita. Dove? A Palazzo Pigorini di Parma, in pieno centro, fino al 9 novembre 13 gennaio 2015. Quindi, festeggiamo Marzia e Maurizio Corraini, anime della casa editrice.
Sfogliare stanze è la mostra dedicata da Mercante in fiera e dal comune della città per celebrare il sodalizio con l'arte, la cultura e l'editoria, un'avventura che lega Parma, Mantova e il mondo intero. 
Toc-toc! Apriamo la porta ed entriamo in nuove stanze...
A fatica si trova uno spazio spoglio, è una mostra ricca di libri, colore, progetti editoriali provenienti dallo CSAC della città, materiale degli editori e della loro galleria d'arte, dell'archivio OPLA: oggetti preziosi di design, disegni, bozzetti e illustrazioni, le prime pubblicazioni, i cambiamenti grafici dell'editore, i libri per bambini. Ci sono i nomi di punta dei Corraini, su tutti Bruno Munari, gli illustratori come Enzo Mari, Federico Maggioni, Steven Guarnaccia, Alberto Rebori, e i giovani artisti come Fausto Gilberti, Harriet Russell, Taro Miura, Suzy Lee. Tutto concentrato. Non hai il tempo di capacitarti di un oggetto che subito sei catapultato in una nuova realtà. Solo, la voce dell'eclettico Munari, che un video ne documenta la grandezza dell'immaginazione, ti da un attimo di respiro. «Pensare confonde le idee», dice l'artista e ha ragione, bisogna solo lasciarsi trasportare dalle sensazioni, cogliere l'attimo.
È una mostra che piacerà a grandi e a piccini, ve l'assicuro. Sembra quasi un gioco così coinvolgente che non vorreste mai che finisse.
La parola chiave della mostra è sorprendente: le idee balzano all'occhio e ti fanno abbozzare un sorriso, tra libri-spugna e attenzione all'ambiente, tra installazioni e piccoli angoli per mettere in pratica la propria fantasia.
C'è tutto il tempo per stupirsi! Si sfogliano lentamente le stanze come pagine di un libro.
Non posso rivelarvi tutto, ora tocca a voi scoprire queste meraviglie. Io sicuramente ci ritornerò.

venerdì 24 ottobre 2014

Il venerdì in libreria #30

Buongiorno a tutti, 
vi invito a sbirciare tra le novità editoriali di fine ottobre. Con mia grande gioia è il mese di Paolo Cognetti e dell'ultimo capitolo dell'Amica geniale della Ferrante, ma ancora non ho capito se il libro sarà nelle librerie a fine ottobre a novembre. Nel dubbio lo segnalo fin da ora.
Ho preferito dare rilievo a certi titoli piuttosto che ad altri, come Giuda di Amos Oz e Camilleri con Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano di Camilleri perché già noti e poi, io non riesco più a stare dietro allo scrittore siciliano con le sue mille pubblicazioni annuali. Inoltre, il 29 ritorna anche Baricco con Smith & Wesson, non sopportandolo gli dedico mezza riga. Scusatemi.
Ho dimenticato nel precedente appuntamento con la rubrica di segnalarvi  Babele 56 di Giorgio Fontana, vincitore dell'ultimo Campiello, per Terre di mezzo a metà ottobre.
Buon weekend!

Titolo: Leggere è un'avventura
Autore: Massimo Birattari
Editore: Feltrinelli
Pagine: 176
Genere: Ragazzi
Prezzo di copertina: 13,00
Data di uscita: 22/10

Pensate che leggere sia noioso? Allora non avete mai partecipato al super­reality "L'isola dei personaggi famosi", dove un gruppo di ragazzi si trova a vivere "dentro" celebri romanzi, tra esploratori, detective e piccole donne, maghi, gnomi e streghe, gabbiani, cavalli e cani che forse sono lupi, giardini segreti e giungle pericolose. Al gran ballo ogni Elizabeth potrebbe incontrare il suo Darcy, a teatro c'è un minaccioso burattinaio di nome Mangiafuoco e non può mancare un sottomarino con il quale, insieme al capitano Nemo, scoprire i misteri dei fondali. E la grande avventura finirà con una caccia al tesoro (attenti ai pirati, però) in cui gli indizi vanno cercati nei libri e che, naturalmente, terminerà in una misteriosa biblioteca... Insomma, i protagonisti scoprono che la lettura è un'attività avventurosa, divertente, istruttiva e perfino creativa, e leggere significa perdersi in altre epoche e altri mondi, e scoprire nei personaggi che ci emozionano qualità, difetti, passioni che solo grazie ai grandi libri possiamo ritrovare in noi stessi. Età di lettura: da 8 anni. 

Titolo: Karain
Autore: Joseph Conrad
Editore: Utet
Pagine: 96
Genere: Narrativa internazionale
Prezzo di copertina/ebook: € 5,00 - € 1,99
Data di uscita: 22/10

Karain è un perfetto esempio dell’arte del grande scrittore allo stato nascente, nel suo inedito e rivelatore equilibrio tra l’avventura esotica e l’indagine sul carattere umano, con le sue miserie e le sue grandezze che prendono forma a contatto con gli enigmi del destino. Ma il racconto, che prende il titolo dal suo indimenticabile protagonista, un fiero guerriero malese, è anche il resoconto (“memoir”, lo definisce l’autore, come si usa con un fatto realmente accaduto) di un paradossale processo di guarigione. Oppresso da una colpa di cui non è capace di dare una spiegazione razionale, Karain ha perduto la sua prodezza e la sua stessa vitalità. Ma nel suo mondo non esistono medici capaci di curare le ferite dall’anima.

L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale