giovedì 30 gennaio 2014

Cento strappi di Leisl Jobson


Scrivo di getto, senza pensarci più del dovuto.
Non so se questo libro, Cento strappi di Liesl Jobson, mi sia piaciuto, forse sì forse no. Ho faticato con trame appena accennate e con il suo stile contemporaneo. E comunque, solo dopo le prime 100 pagine sono riuscita ad afferrare qualche frammento, i miei racconti preferiti partono da pagina 168. Potreste dire: ti sei svegliata presto!?! Capita. Comunque, li ho trovati poetici, onirici e probabilmente più curati.
Consiglio questa lettura a chi desidera conoscere nuovi autori e nuove realtà, a chi soprattutto ama le scritture brevi. 


Cento strappi... (non) di morbidezza – per citare un famoso spot – ma di vita vera. Anche se qui la carta igienica c'entra poco. Cento perché di cento racconti si tratta, di situazioni bizzarre, violente, erotiche che sanno di terra rossa e di biscotti, di fiori e di pazzia, di speranze e di tradimenti. Strappi perché la misura della narrazione è di poche righe o di qualche pagina: con la carta igienica condividono giusto lo strappo, appunto. Sono racconti che non afferrano un finale preciso, definito ma potrebbe continuare all'infinito.

Chi si incanta ad ammirare una ragazza, chi conosce dei tradimenti del marito, chi subisce un furto, chi muore per quel furto, chi ha timore di aver contratto l'Aids, chi di far fronte alla madre impazzita, chi ama col cuore e con il fisico, chi sogna un po' di attenzione, chi di far uscire la propria personalità, chi detta la lista della spesa, chi al supermercato acquista seguendo quella lista della spesa.
I racconti «comprendono i meccanismi del ritmo irregolare, dell'armonia instabile. Si intendono di trame e dinamiche da riequilibrare, sanno sospendere una cadenza, affrettare un culmine». Potrei proprio definirli così. Note geniali, delicate e aspre, di fagotto, di pianoforte, di iPod si mescolano alla quotidianità e alla scrittura della Jobson, creano suoni nuovi. «Era il 1994, e il nuovo Sudafrica non voleva più la musica dei bianchi», ma una musica che seduce ad un concerto, che fa compagnia in un ristorante sulla spiaggia, che ricorda che un'amica morta di Aids. 
Qui il silenzio non è d'oro, anzi è ingombrante come un macigno. Le voci, i chiacchiericci, i profumi penetranti riconducono a un Paese chiassoso, che sente di essere più libero quando gli stranieri tornano a casa per non subire il confronto con il mondo più “civilizzato”.
Le storie non hanno a che fare con un Sudafrica da cartolina, ma rivelano piccole contraddizioni, entrano nelle case e nelle vite degli individui per esplodere in desideri e avversità; vibrano di un sottile eco del periodo più drammatico della storia sudafricana e si combinano con una modernità in continuazione trasformazione. Ecco, come si presenta questa terra: selvatica e convenzionale, indefinibile e familiare. 
Non so perché, ma lo stile di Liesl Jobson mi ricorda Zadie Smith. Sarà per le atmosfere, sarà per quel suo indagare nelle vite degli altri, sarà per lo studio dei garbugli emotivi, sarà per un certo uso della scrittura: mi è difficile dirlo e definire questa scrittrice che non ho ben compreso anche per la mia poca propensione al racconto. Anche se l'originalità della trattazione gliela riconosco.
Nonostante le mie idee poco chiare riguardo il libro, deve dire che ho apprezzato gli aspetti sopra descritti. Un elemento non secondario, è la scoperta di una terminologia che va ben oltre la parola “apartheid”, che riguarda l'intera lingua afrikaans permettendoci di assaporare una cultura, il cibo, uno stile di vita.

Titolo: Cento strappi
Autore: Leisl Jobson
Editore: Marcos y Marcos
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2013
EAN: 9788871686738
Prezzo di copertina: 15,00

6 commenti :

  1. "Scritture brevi" in che senso? Paratattiche?

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    1. La forma della narrazione. Sono racconti di poche righe o qualche pagine. Per quanto riguarda la struttura delle preposizioni non è singhiozzante, frammentata, ma non ci sono neanche periodi lunghi.

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  2. La tua recensione è sicuramente più accattivante delle copertina del libro che dovrebbe avere la funzione di invitarti a leggerlo. Sei bravissima, impeccabile nelle tue presentazioni, una instancabile divulgatrice di letture. Tanti complimenti e un caro saluto.

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    1. Davvero? Credevo che il mio poco amore per i racconti avesse offuscato alcuni elementi oggettivamente lodevoli. Grazie, grazie, grazie!

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  3. Qui da te scopro sempre autori ed autrici interessanti! Buona domenica Marina ;-)

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    1. Se ti piace il genere dovresti leggere questo libro. Buona domenica anche a te!

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