venerdì 3 gennaio 2014

Farsi un'idea #11

Buon anno a tutti!
Metto da parte buoni propositi per il nuovo anno - non sono capace di portarli a termine, ma solo stilare liste infinite - e i bilanci per il vecchio - il blog ha appena sei mesi di vita e mi sembra precoce stabilire conquiste e deficienze, l'unico punto sta nei libri preferiti del 2013. Anche se a giorni, vi parlerò di qualche novità che interessa proprio questo spazio. La prossima settimana riprenderà la consueta rubrica "Il venerdì in libreria" con le novità editoriali.
Premesso ciò, iniziamo il 2014 con Domenico Starnone e il suo Via Gemito, un romanzo articolato e forte nelle tematiche: il rapporto padre-figlio complesso, mai dichiarato, minaccioso. Starnone sorprende con una scrittura densa e diretta.
Con questo brano, ci facciamo un'idea di Federì, il padre di Mimì, l'artista alla continua ricerca e affermazione del proprio talento. Federì si infuria con la moglie, i figli, i critici che gli ostacolano l'arte. Carattere burrascoso e insofferente verso tutto e tutti. 
Buona lettura!

"In effetti" mi spiegava, "la media statistica non dice la verità. Pur essendosi presentato ogni artista con tre opere, non tutt'e tre sono state accettate. Centoventisei sono stati ammessi con un'unica opera, sessanta con due opere e soltanto ventisette con tre. Mimì, tra quei ventisette ci stava tuo padre." E io lo ascoltavo e lo ascoltavo. Come ai tempi del Teatro Bellini, quando gli era stata data la possibilità di andare a Hollywood, anche adesso presto o tardi attaccava a lamentarsi della moglie e di come era legata alla mamma e di come non era disposta a trasferirsi in nessun luogo eccetera eccetera. Sicché - si lagnava ossessivamente - lui non aveva potuto approfittare di quel trionfo di Roma ed era rimasto a fare il ferroviere a Napoli, mentre invece avrebbe dovuto mandare tutto all'aria, via Gemito, i pittori scurnacchiati del Vomero e di via dei Mille, il tram che lo portava ogni giorno alla stazione e poi lo riportava a casa stremato, i ritratti per gli americani che procacciava 'o zannuto, la famiglia nel suo insieme, forse anche noi figli (ma questo non lo specificava, non aveva intenzione di dirlo), e finalmente libero di andarsene in una soffitta di via Margutta, per entrare a far parte del gruppo del suo amico Renato Guttuso, ca nunn'era 'nu strunzu e sapeva capirlo al volo chi aveva talento e chi no.
Diceva così, in quel 1953 e dopo. E non ci giurerei ma forse all'inizio fu proprio con chiacchiere di quel genere che accompagnò la mano che mi disegnava. Poi comparve nella stanza mia madre e disse: "Basta, su, venite a mangiare", ma io ne sentii solo la voce, non la vidi - vedevo il collo verde della damigiana, gli esagoni del pavimento -, pensai soltanto per un attimo che il marito le avrebbe gridato qualcosa per punirla dell'interruzione. La carbonella invece continuò a graffiare il foglio con tratti veloci e mio padre si limitò a chiedere: "Vuoi mangiare, Mimì?". Risposi naturalmente come il tono della domanda imponeva: "No", e lo feci con un soffio impercettibile per evitare che il fiato, articolandosi, scomponesse anche solo appena la postura. 

Via Gemito di Domenico Starnone, pp. 21-22.

2 commenti :

  1. Ora capisco cosa intendevi quando parlavi di scrittura non facile, che necessita di molta attenzione... Me ne sono fatta un'idea :)
    Non so se sia propriamente il mio genere, vedremo se mi verrà l'ispirazione per leggerlo :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È una scrittura piena e dettagliata: se perdi una riga perdi il senso della pagina e tocca tornare rileggere tutto. All'inizio ho trovato qualche difficoltà, ma poi sono riuscita a scorgere una certa fluidità.
      Avrei tempo per accostarti ad una lettura del genere.

      Elimina

L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale