mercoledì 19 febbraio 2014

Farsi un'idea #18

Ho letto Fai bei sogni di Massimi Gramellini, l'ho recensito e oggi vi propongo una sua pagina.
Le mie impressioni le ho affidate al blog qualche giorno fa e credo sia inutile aggiungere altro a questa storia delicata e intensa proprio come un segreto.
Ho scelto il brano che ricorda Salem, il bambino rimasto orfano durante il conflitto bosniaco. Nelle parole di Gramellini c'è una traccia di quell'infanzia martoriata e rubata, che lo riflettere sulla propria condizione: la paura di vivere lo assale e non gli fa affrontare con lucidità gli ostacoli e le persone. Ecco, dal suo atteggiamento così severo e vigliacco nasce un divorzio e un nuovo abbandono. Cercare di immaginare dinamiche mai vissute, non fa che acuire il rifiuto verso ciò che potrebbe apparire scontato e naturale. 
Buon lettura!
A Sarajevo passai un mese in alberghi senz'acqua e senza luce, incontrando bambini senza mamme e senza piedi: li avevano lasciati sopra le mine. 
Accostato al loro, il mio dramma infantile tornò a farmi pena. Era il mio dramma di adulto che non me ne faceva più. A cosa stava servendo questa vita che avevo così paura di perdere? 
Prima di ripartire per Roma aiutai l'interprete a portare via i libri dalla sua casa bombardata. Vidi una copia in francese dei Miserabili di Victor Hugo e cercai una frase nelle ultime pagine, sapevo che era lì. 
Il protagonista Jean Valjean sta per spegnersi nel suo letto e Cosette, la figlia adottiva, lo implora di resistere. Non vuole che muoia, ma quel grande giusto la rassicura. 
«Ce n'est rien de mourir. C'est affreux de ne pas vivre».
È nulla il morire. Spaventoso è non vivere. 
Una volta restituito alla vita di sempre, precipitai nella vita di prima. Dopo un po' smisi di alzare la testa ogni due passi per snidare cecchini sui tetti di Trastevere. Persino il ricordo di Salem cominciò a stingersi. Egoismo e ironia erano gli scudi Belfagor dietro i quali tornavo a nascondermi per non soffrire. 
Dimenticai la promessa fatta alla mamma e il matrimonio deragliò al termine di un anno di stenti, la sera in cui mi comunicò che l'orologio biologico aveva suonato la sveglia. 
Mi ritrassi contro le ante dell'armadio a muro, quasi a rimarcare fisicamente le distanze fra il suo impulso e il mio. Avevo rimpianto la mancanza di una famiglia per tutta la vita. E ora che avrei potuto costruirmene una, mi accorgevo di averne il terrore. 
Non è poi così vero che si desidera ciò che non si è mai avuto. Quando si sta male, si preferisce ciò che ci appartiene da sempre. 
Ogni vittima tende a riproporre gli schemi del proprio passato e nel mio c'erano i pranzi di Natale con Mita e papà. Quando pensavo a un figlio, io non vedevo un erede ma un orfano potenziale. 

Fai bei sogni di Massimo Gramellini, pp. 145-146.

6 commenti :

  1. L'ho letto anch'io Marina... mi è piaciuto tantissimo...
    Bellissima recensione!
    Un bacione

    RispondiElimina
  2. Mi fa quasi impressione leggere queste righe, perché mi risuonano in testa proprio con la voce di Gramellini. Non so, l'ho seguito abbastanza come giornalista ma in veste di romanziere non mi ispira molto...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche per me è stato lo stesso sia per lui sia quando ho letto Scintille di Gad Lerner (notevole).
      Devo dire che il romanzo fila senza intoppi, è una piacevole lettura, una confessione che ha molto a che fare con il suo modo di parlare.

      Elimina
  3. Uno dei brani che ho preferito... con gramellini non so mai come pormi: ricordo che scrissi una recensione di lodi al tempo in cui lessi il libro, ma a pensarci ora mi viene da dire che ci fosse troppo sentimentalismo... sì che si tratta di un tema delicato... diciamo che, visto l'argomento, il suo modo di scrivere ci sta bene e il romanzo si fa piacere, ma come romanziere non è il mio preferito ecco...

    RispondiElimina
  4. Gramellini mi piace molto come giornalista, come scrittore ancora non lo so. Fai bei sogni, al contrario tuo, l'ho letto nel momento del boom, mi ha emozionata molto. Forse se fosse stata una storia scritta da uno qualunque non l'avrei amata così tanto, ma era la storia vera di un uomo che mi è sempre tanto piaciuto per la sua delicatezza e ironia e mai, mai, avrei immaginato che dietro a quel sorriso ci fosse una storia così dolorosa. Dev'essere stato difficile e liberatorio per lui scrivere "Fai bei sogni". Leggendolo ho scoperto che se ha conosciuto il suo vero passato lo doveva al suo libro precedente, perciò ho letto anche quello, poco dopo. Con mio grande dispiacere non ho trovato la stessa bellezza e e le stesse emozioni di Fai bei sogni.

    RispondiElimina
  5. io preferisco il gramellini giornalista a quello scrittore... qualche settimana fa son stata ad un incontro in cui lui parlava del suo libro (e molto altro) e mi è venuta voglia di rivedere il suo libro, che mi era piaciuto ma senza entusiasmarmi

    RispondiElimina

L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale