venerdì 28 febbraio 2014

Incontri d'autore - Amélie Nothomb


«Eccola!», un brusio che diventa stupore ed esplode in un fragoroso applauso.
La riconosci subito, nei suoi abiti neri e per quel cilindro che è ormai il segno distintivo della sua persona. Sembra sbucare fuori da un film di Tim Burton! Sarò banale, ma è così. 
Si stupisce Amélie Nothomb, è incredula di questo pubblico, di una sala gremita degna delle migliori occasioni. E questa è stata una bella occasione.
Certo, l'orario inconsueto non ha scoraggiato, anzi sono venute a dar man forte alcune scolaresche. Quindi, siamo stati in moltissimi nella sala del Palazzo del Governatore di Parma, una partecipazione da festival.

La nostalgia felice è il suo ultimo lavoro edito da Voland, un titolo che sembra un ossimoro secondo la nostra cultura. Il concetto di felicità ricalca quello giapponese: i ricordi sono bellezza non tristezza, felicità, appunto. Nell'opera c'è un rimando a Proust: le sue madeleine incarnano il concetto giapponese di nostalgia felice. «Le mie madeleine non sono come quelle proustiane». E aggiunge divertita: se Proust fosse vivo, probabilmente avrebbe la cittadinanza giapponese!
Per l'autrice questo concezione è difficile da comprendere, per questo motivo dice di non sentirsi giapponese nonostante il lungo soggiorno nipponico. Il ritorno, dopo ben sedici anni, è il pretesto per rivedere la sua tata e i luoghi della sua infanzia. Inoltre, spiega come il suolo e la terra vulcanica del Sol Levante contengano energie di cui nutrirsi, ecco la necessità del viaggio.
Nei suoi libri, come osservano i presenti, non ci sono certezze, ma c'è un qualcosa da raggiungere. I finali rimangono non conclusi per lasciare spazio alla ricerca, confessa che i lettori non approvano molto le sue scelte.
Amélie Nothomb scrive più di quello che pubblica: 77 libri contro i 22 presenti sul mercato editoriale. Spiega come sia il suo istinto a decidere quale pubblicare e soprattutto, non guarda mai i suoi lavori precedenti, quelli rimasti nel cassetto.
La sua scrittura segue ferrei rituali, immutati da vent'anni. Sveglia alla 4 del mattino (!), seguita da un tè nero forte per darle la carica giusta per la sessione di quattro ore di scrittura, rigorosamente con carta e penna. Scrive di getto, senza cancellature, perché il testo viene pensato prima di mettere nero su bianco. La mattinata prosegue rispondendo ai messaggi dei suoi lettori nella casa editrice parigina.
C'è un tempo esiguo per questo libro, forse perché è uscito una settimana fa. Più che una presentazione è un piacevole dialogo con i suoi lettori, le domande spaziano su diversi argomenti soprattutto letterari. Il suo autore preferito? Stendhal, per l'eleganza della sua scrittura, una bellezza che lascia dubitare che ci sia stata la fatica dello scrivere proprio perché rivela naturalezza. Escluso Stendhal, non segue modelli, ma ammira degli autori. Agli aspiranti scrittori consiglia di leggere moltissimo, non per emulare qualcuno ma per trovare nuove vie di scrittura.
E ancora sulla condizione femminile giapponese. Il Giappone a cui la scrittrice si riferisce è quello degli anni '90, la cui società è ancora molto rigida. Se ci sono cambiamenti sono lievi, quasi impercettibili. Una ventata nuova potrebbe venire dai giovani, ma questi giunti al venticinquesimo anno rientrano nei ruoli canonici imposti dalla tradizione.
Un'ultima domanda riguarda la sua conoscenza della letteratura italiana, quella classica, quella di Dante e Boccaccio, tra i contemporanei Daniele Del Giudice. E poi, conclude: «Avete qualche suggerimento?»
La folla che circonda l'autrice belga è numerosa e giovane. Non ho atteso per l'autografo, impresa impossibile perché il tempo è stato tiranno. Il tour della scrittrice sarebbe proseguito alla volta di Reggio Emilia e Mantova.
Un appunto: la moderazione non è stata delle migliori, a mio avviso. Non ho digerito granché la disomogeneità tra la breve presentazione in italiano e la lunga presentazione in francese, che mi ha indotta a pensare se dietro ci fosse un puro esercizio nella lingua d'oltralpe o una galanteria nei confronti della scrittrice. Per non parlare, poi, della traduzione che è stata fatta seguire solo dopo alcune insistenti richieste. Nonostante, i discorsi della scrittrice fossero abbastanza comprensibili, non è stato facile cogliere tutte le sfumature. Io, il francese, non l'ho ricordo quasi più e ho cercato di intuirne il significato attraverso le briciole del mio trascorso scolastico.
Comunque, Amélie Nothomb ha riservato una personalità di grande spirito, che francamente credevo non avesse. Sarà il nero, colore da me odiato, che mi induce al pregiudizio! 

PS: Se siete curiosi di conoscere il ruolo della donna nipponica, vi consiglio il sorprendente libro di Antonietta Pastore, Nel Giappone delle donne. Non è un romanzo e neanche uno studio, ma un libro di impressioni e testimonianze. La stessa autrice svela come questa cultura così tradizionale abbia cambiato la sua vita.

6 commenti :

  1. Ciao, approdo oggi nel tuo blog tramite quello di Se una notte d'inverno un lettore... una piacevole sorpresa! Hai fatto un bel ritratto di Amélie, una delle mie scrittrici preferite! Sì, nonostante tutto quel nero e le apparenti stravaganze, è in realtà molto spiritosa e simpatica. A rileggerti ;-)

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    1. L'aspetto più interessante degli incontri è proprio questo: liberarti dai pregiudizi e da certi immagini che si hanno degli autori.

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  2. Anche osservandola nelle interviste, ad esempio in televisione, si coglie subito la sua autoironia ;-)

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  3. Ecco, Amélie Nothomb è una di quelle scrittrici che vorrei vedere, per cercare di capire com'è, come pensa, come fa a scrivere. E grazie al tuo post ho capito qualcosa :)
    Quest'ultimo titolo mi ispira molto! Ma tu lo sapevi che pubblica un libro all'anno? Me l'ha raccontato il mio prof. di letteratura russa, che pubblica per la stessa casa editrice!

    (Grazie per esserti iscritta al mio blog, questo è il primo commento che lascio qui da te, ma ti seguo molto volentieri!) :)
    Serena

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    1. L'ho saputo all'incontro. Scrive più di un libro l'anno e poi ne sceglie uno, istintivamente. È molto ironica e non l'avrei mai detto.
      In passato ho letto Metafisica dei tubi, ma non l'ho ben compreso. Vorrei leggere quest'ultimo.

      Grazie per essere passata da qui. :)

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