domenica 23 febbraio 2014

Incontri d'autore - Nicola Gardini


È la prima volta che prendo parte ad un incontro aperto e intervallato da interpretazioni di arie liriche. E sì, perché Fauci di Nicola Gardini, edito da Feltrinelli, ha a che fare con l'opera. Non storcete il naso, non è un libro barboso, ma ironico, critico e crudele. 
Nicola Gardini, per chi non lo conoscesse, non è un principiante, la sua produzione è vasta ed eterogenea. E devo dire polemizzando, che mi è dispiaciuto assistere a questa presentazione in una sala poco gremita: solo i grandi nomi sono capaci di spostare grandi folle?
Ma ritorniamo all'incontro. Giovedì 20 febbraio alla Feltrinelli di Parma si è tenuta la presentazione di Fauci con la presenza di Gabriele Grasselli e Davide Papotti. 
Grasselli introduce al romanzo sottolineando come la scrittura dell'autore ricordi Vargas Llosa della Zia Giulia e lo  scribacchino per lo humor e Alberto Arbasino dell'Anonimo lombardo per la citazione di opere liriche e delle Piccole vacanze per il ritratto della borghesia milanese.
Più volte durante tutta l'ora si è fatto riferimento alla trama, spesso sono stati svelati particolari che potevano essere taciuti. Ecco, perché non scriverò nulla a riguardo, in modo tale da incuriosirvi e soprattutto non togliervi la sorpresa della scoperta. Vi parlerò degli aspetti centrali del libro.
Il tema lirico diventa in questo romanzo mezzo narrativo, ma al tempo scandisce il tempo come in un un musical fino a diventare paradigma dell'essere italiano perché ha che fare con la politica, l'amore, la società. È una critica divertente all'italianità.
Quindi, un romanzo musicale in cinque parti e gli eserghi che accompagnano i capitoli hanno l'intento di dare al libro l'entità di un libretto d'opera, anche se a detta dell'autore, la struttura non lo ricalca perfettamente.
Fauci ha un senso ironico e alto, indica la gola dei cantanti, di Titus (il cane della storia), del narratore che “morde” e vorrebbe accedere a quel mondo borghese tanto ambito, per poi soffrire di questa conoscenza.
Principalmente, la vicenda si svolge nella Milano degli anni '80, che è la Milano dell'editoria, della borghesia, del periodo craxiano. Il racconto ha anche come punti di azione Albenga, la Liguria,  Parma, il Lago Maggiore, Parigi, ma con un movimento centripeto sempre verso Milano. La scelta dei luoghi ha una funzione pittorica, un palcoscenico per i due protagonisti, Sergio e Marcello. L'alternanza di arte e narrazione deriva dal continuo e indicibile confronto tra i due, che agiscono e pensano come attori lirici.
Questo confronto si esplica, inoltre, al livello linguistico: il plurilinguismo rispecchia un'accelerazione e una decelerazione delle parole come una melodia e non fa che risaltare la lotta tra due classi sociali. Ecco, quindi, il mantovano e il francese – che è sinonimo di snobbismo da quattro soldi e ipocrisia – sono elementi caricaturali per connotare i personaggi proprio come nelle opere liriche. Anche il paragone tra le famiglie – quella di Marcello, disfunzionale e ipocrita e  quella di Sergio, riuscita e provinciale – rientra in questo serrato dialogo.
Infine, Gardini si è soffermato sulla sua difficoltà di utilizzare i ricordi personali, mai così nitidi. Ecco perché, almeno in questo libro, non ci sono elementi autobiografici, che  per l'autore sono circoscritti al tempo vissuto sulla scrittura quale gesto della mano.
L'incontro si è chiuso con la lettura dello stesso autore di un passo di un libro e con le liriche che hanno accompagnato questa piacevole ora.

Ps: Scusate la fotografia poco nitida.

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