sabato 29 marzo 2014

Farsi un'idea #24

Buon sabato! 
Vi rubo giusto qualche minuto di questa giornata per immergerci nella lettura di Tempo di imparare di Valeria Parrella. Sarà un brano di poche righe a tenerci compagnia e spero, a suscitare un po' di curiosità.
Nella recensione di questo libro, vi avevo accennato alla presenza di una figura fuori campo, il Botanico. È una presenza quasi ancestrale, che ha il compito di sostenere questa madre - di cui non conosciamo il nome - nel difficile cammino dell'accettazione. Il percorso è lungo ed è pieno di cose molto pratiche da sbrigare come l'iscrizione alla prima classe elementare, una vera impresa napoleonica: servono sacco a pelo e la pazienza di una notte. Scegliere forse è possibile, forse qualcuno ha orecchie per ascoltare in un uno Paese assente, che non tutela la diversità ma la considera solo un ulteriore problema. 
Questa madre è consapevole che la protezione del figlio Arturo dipende tanto dalla sua tranquillità e dalla sua volontà di imparare nuovi alfabeti. 
Buona lettura!

Dentro l'ovatta bagnata è protetta nascosta la parola in attesa.
Dico al Botanico: - Guarda che vedi, se vedi.
E poiché io non riesco a piangere, oggi aggiunge lui la goccia giusta per me. Dice che serve ancora un poco di tempo: - Però si è già divisa la parola in anagramma.
Tutti i semi iniziano così, pure tu, in origine, ti dividesti.
- Com'è?
- È brutto non te lo dico, aspettiamo, poi guarderò di nuovo.
Nell'attesa preparo la valigia per la notte che mi aspetta.
Io e Ariel abbiamo deciso di iscriverti in una scuola elementare pubblica che sta dall'altra parte della città. L'abbiamo scelta per due motivi: uno è che quando tentarono di demolire questa scuola le maestre occuparono la circoscrizione. E se ne stavano lì per dieci gironi, signore passati i cinquanta con i sacchi a pelo, a dormire sugli scaffali della burocrazia, finché un sindaco o una sindaca, per non fare ancora una figura più meschina, ristrutturò l'edificio e diede i permessi alle lezioni di ricominciare. E l'altro è che quando andai a incontrare un insegnante che svolgeva funzioni di vicario, gli squillò il telefono, e lui non rispose. Gli dicevo di me, di te, lui mi guardava e dietro di noi si sentiva la risacca.
Io e Ariel giocammo molti giorni al tiro alla fune.
- Ma è dall'altra parte della città.
- Ma io mi sento tranquilla così.
- Per lui sarà uno stress andare e venire.
- Ma sarebbe più che uno stress vagare in una classe che non sa che farsene, di lui.
La verità è che avevo voglia di tornare a scuola, sporcarmi le mani di inchiostro senza accorgermene, versarmi lo yogurt sui pantaloni, andare in bagno in fila indiana. Mi ero scelta la scuola dove sentivo che avrei potuto imparare: dall'altra parte della città destinare qualche ora al lavoro, al pensiero solo mio, sapendoti salvo.

In missione da Tempo di imparare di Valeria Parrella, pp. 39-40

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