lunedì 3 marzo 2014

Incontri d'autore - Silvia Avallone


Esistono le persone belle e gli incontri emozionanti. Un binomio raro da incontrare.
Silvia Avallone per me è stato la conoscenza che emotivamente mi ha coinvolta di più tra quelli a cui ho preso parte finora. Sarà perché quel tono lo sento ancora echeggiare nella mia testa, sarà perché è una mia coetanea: è come aver scoperto delle affinità elettive.

Febbraio si è concluso con questo bell'incontro: Silvia Avallone ha presentato il suo ultimo lavoro, Marina Bellezza, al Palazzo del Governatore di Parma, già palcoscenico di meravigliose chiacchiere (qui e qui).
È facile riconoscerla, intravedere il suo viso dietro quella chioma riccia. Sorride molto nell'attesa di prendere la parola. 
Marina Bellezza è animato dalla fame di futuro, questo è lo spirito con cui ha iniziato il nuovo romanzo. C'è di fondo un interesse per la contemporaneità italiana. L'intento è cercare di capire cosa induce a rimanere in una nazione che a scarsa cura della propria gioventù. Marina e Andrea, i protagonisti, scelgono strade non convenzionali per rimanere, per conquistare un frammento di bellezza e di un Paese alla deriva. Silvia Avallone si accende, la sua voce è piena di passione.
Il tema della bellezza, come ha spiegato la scrittrice, andava affrontato non con futilità e superficialità. Marina se appropria come donna nella sua forma estetica, fino a diventare arma per trovare la sua strada. Bellezza, aggiunge Silvia, potrebbe essere il cognome dell'Italia, una bellezza svilita ma con tante potenzialità. L'importante è non arrendersi mai.
Nelle sue presentazioni nelle scuole invita gli studenti ad agire come se si vivesse in un paese meritocratico. La sconfitta fa parte della vita, è da accettare mentre il successo al primo colpo non esiste.
La trama viene delineata nei tratti salienti, ma senza rilevare nulla che possa danneggiare la curiosità. Il discorso entra nel vivo trattando dei personaggi che hanno diviso le simpatie e le antipatie dei lettori.
Marina appare odiosa, è figlia degli ultimi vent'anni, dell'esposizione mediatica, della bellezza estetica come riscatto sociale. La sua figura è una provocazione che trova luce in questo clima, è «l'Italia vecchia travestita da Italia nuova». Marina ha una situazione familiare non delle più rosee, è arrabbiata per ciò che la vita non le ha dato ed è disposta ad impadronirsene con qualsiasi mezzo. È coraggiosa e al tempo stesso è così intelligente da riuscire a rivalutare i suoi traguardi. Silvia la dipinge come una Madame Bovary e una Britney Spears del biellese.
Marina e le nuove generazioni credono nel successo immediato perché questo gli è stato insegnato: la cultura del sacrificio e le competenze sono solo parole prive di significato.
Andrea sogna il mestiere del nonno, di tornare in provincia e salvare una parte di territorio. Incarna il coraggio e la volontà di riconquistare ciò che si è perduto, in un tempo in cui tutti i valori sono stati seppelliti. Ecco, perché è un pioniere, si batte per dare un senso alla sua vita e alle sue passioni.
Ermanno, fratello di Andrea, si trasferisce in America ma è un'America che non c'è più. I capannoni industriali vuoti non rispecchiano più gli ideali di opportunità e possibilità che hanno animato il Nuovo Continente. Il paradiso ora si trova in una valle del biellese: il ritorno potrebbe farci guardare con occhi diversi ciò che prima abbiamo denigrato.
Infatti, nel libro c'è un forte interesse alle radici e ai territori come futuro, come alternativa al vacuità e alla precarietà. Se Acciaio descrive la realtà industriale, in Marina Bellezza questa realtà è scomparsa perché non ha creato lavoro. Andrea non è una figura peregrina, ma tenta di rilanciare il proprio avvenire quasi a “confini” del mondo. Le storie della Avallone trovano sostanza nella provincia, che non equivale a provinciale, come precisa, ma come terra di sperimentazione anche per una matrice biografica molto forte che plasma la persona.
Come sfondo c'è il rapporto conflittuale tra genitori e figli perché il dramma colpisce entrambi. Questo conflitto è il più spietato e solo attraversandolo si diventa adulti, si afferma la propria identità. Ci spiega, inoltre, che nella letteratura si raccontano l'infelicità, gli sconfitti sia perché più affascinanti e complessi sia per indicare una risoluzione ai problemi. Il fallimento deve riuscire a smuovere perché «la logica verghiana dell'immobilità non l'accetto!». Non c'è, quindi, nella letteratura alcun atto d'accusa ma un impegno sociale e politico.
Questo è lo spunto per accennare alla lettera alla ministre, un appello tutto femminile sulle priorità per questo Paese, come investire sulla scuola. Un paese che non legge, è cinico, è povero. La lettura deve essere una necessità da imporre.
Infine, si parla anche della sua attività giornaliera di scrittura. E chissà perché noi lettori si incuriositi dai questi rituali quotidiani o eccezionali. La sua sveglia suona alle 6,30-7, poi un caffè preso alla scrivania seguito da 8-9 ore in balia dei suoi personaggi e delle sue pagine. Il primo editor e giudice è sua madre, insegnante di matematica. I suoi libri hanno una gestazione di circa due anni perché i personaggi e le storie hanno bisogno di tempo per trovare dimensione. Il suo modello di romanzo è quello ottocentesco dalle grandi architetture e dalle trame corpose.

È giunto il momento di dire addio a Francesca e Anna, protagoniste di Acciaio, perché ogni cosa ha un proprio spazio. Silvia ha avuto il terrore di essere schiacciata dal primo romanzo, infatti il secondo è nato con il desiderio di essere altro, di affrancarsi.
Quest'incontro è stato qualcosa di più di una semplice presentazione, ma è stato l'occasione per ascoltare un appassionante punto di vista, figlio di questo momento terribile. Invidio e vorrei un po' della sua forza e della sua lingua.
Anche per me è giunto il momento di concludere. Rileggerò un migliaio di volte la personalissima dedica, che Silvia Avallone ha lasciato traccia sul mio quaderno, per trovare un po' di carica e sostegno dalle sue parole.

8 commenti :

  1. Vedo che Silvia ha conquistato anche te! Davvero una bella persona e fa davvero delle belle dediche, niente di trito e ritrito... Mi è parsa una persona genuina... Ho il suo libro che mi attende e spero di leggerlo al più presto! :)

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    1. Infatti, è stato un bell'incontro. Spero anche io di dedicarmi presto a questa lettura.

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  2. Bella recensione, un'autrice che non ho ancora letto... e sembra interessante ;-)

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  3. Che meraviglia! Incontrare gli autori è qualcosa che mi affascina molto, hanno sempre qualcosa da insegnare. Acciaio è in fila da troppo tempo. Un bacio

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  4. Invidia massima, sappilo Marina. Tu con questo nome poi eri perfetta!
    Una bella lettura e una bella persona, mi fa piacere quando hanno successo le belle persone.

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    1. Infatti, si è sorpresa molto quando le ho detto il nome per la dedica. Anche se io non ho alcuna ambizione canterina. ;P

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