mercoledì 5 marzo 2014

La moglie di Jhumpa Lahiri

All'inizio l'avevo interpretato male, avevo creduto che si trattasse di un racconto di poco spessore: ho capito bisogna sempre andare oltre le cinquanta pagine prima di giudicare frettolosamente. Vi dico da subito che La moglie di Jhumpa Lahiri è come una melodia, drammatica ma dolce.
 

I versi tratti da Saluto a Roma di Giorgio Bassani – lascia ch'io torni al mio paese sepolto / nell'erba come un mare caldo e pesante – aprono e chiudono il cerchio della Moglie e ben si sposano con questa intensa narrazione, sottolineando come il richiamo delle radici possa diventare bruciante, lasciando tracce indelebili qualunque sia il percorso di un'esistenza. 
Subhash e Udayan sono legati da un rapporto fraterno molto speciale. Vivono in un quartiere povero di Calcutta, vicino al Tolly Club e alla moschea, i punti di riferimento delle loro incursioni in città e dei loro giochi. Le loro differenze caratteriali diventano più evidenti con il passare degli anni. All'inizio degli scontri universitari, Subhash decide di continuare gli studi in America, Udayan rimane a Calcutta preso dalla causa maoista naxalita. E proprio quest'ultimo tace alla famiglia e alla moglie, Gauri, il suo coinvolgimento al limite della legalità fino al tragico epilogo. Subhash, anch'egli all'oscuro, parte alla volta di Calcutta per cercare di rimediare agli eventi. I genitori non hanno la forza di reagire e anzi, rimangono incatenati al passato in attesa della morte. Gauri subisce gli umori dei suoceri e per “sopravvivere” è costretta a prendere una decisione inaspettata.
È la storia di una famiglia che si disperde, che non trova ragione di coesione, un concetto che nessuno dei personaggi riesce a mettere in pratica perché in balia delle proprie aspirazioni e degli eventi che hanno la meglio sulla vita stessa. 
Il tempo – il passato e il futuro, dolore e coraggio, così caratterizzati – lavora sugli eventi. Il presente non è un tempo contemplato in questo romanzo, o meglio, può essere paragonato ad una sorta di limbo, di linea di demarcazione in funzione del passato e del futuro. «Era in quella lingua che il passato assumeva una dimensione unilaterale; in bengalese, il vocabolo che equivale a ieri, kal, vuol dire anche domani. In bengalese è necessario un aggettivo, o bisogna tener conto del tempo del verbo, per distinguere quanto è già accaduto da quello che accadrà». Ma il passato è sopratutto Storia con la s maiuscola, è la rivoluzione delle campagne indiane sul finire del 1960, è un tempo storico che non sovrasta la vicenda, ma definisce il dramma e il contesto.
Questo romanzo racchiude un quarantennio di storia, appunto, un saliscendi tra Calcutta e il Rhode Island, due scenari importanti quanto gli stessi personaggi. L'India è il paese delle trasformazioni mancate, dominata dal ritratto di Nehru ed Elisabetta II. L'America significa la libertà, il distacco dalle tradizioni e la crisi individuale, di Gauri soprattutto.
Gauri, la moglie appunto, è la figura che più di tutti non si riconosce nei ruoli di moglie e madre perché i suoi vuoti e fatiche sono incolmabili. L'inadeguatezza inizialmente si confonde con lo spaesamento e il sentirsi straniera. Lo studio e la libertà intellettuale non possono essere trascurate: Jhumpa Lahiri non addita queste scelte e priorità negativamente. Infatti, è interessante seguire l'evoluzione di Gauri, il suo mutare tra mancanze ed esigenze. Il fallimento e la competizione che si sono insediati tra lei e Subhash faranno da traino per decisioni importanti. Su di lei e in lei il passato lavora incessantemente: i ricordi sbiaditi e inconsci ritorneranno a galla con un maggior senso di colpa, con la consapevolezza che la violenza genera altra violenza.
La moglie è soprattutto il racconto della menzogna dalla forza distruttiva di un monsone, di Udayan verso la famiglia e di Gauri e Subhash verso Bela, una menzogna subdola e feroce. In gioco c'è il destino di tutti, ma alla verità non si può sfuggire anche se cambia proprio il terreno di quel gioco. Tuttavia, c'è la speranza di salvarsi, per fermare quell'infelicità che si trasmette per eredità. La presenza di una nuova generazione in arrivo impone un insperato inizio ed l'esigenza di una fine.

La prima parte del romanzo segue una certa linearità, la seconda, invece, apre a un percorso travolgente tanto da rendere il racconto ancora più interessante. Subhash e Gauri prendono consistenza e naturalezza, esplodono di quelle inquietudini celate e a loro sconosciute.
Jhumpa Lahiri ha la straordinaria capacità di narrare e dare vita a storie quasi epiche. L'eleganza della sua penna scorre senza intoppi lungo le pagine, rivelandosi a tratti poetica, esperta e disinvolta nel saggiare i sentimenti umani. Una scrittura femminile da sondare con entusiasmo.

Titolo: La moglie
Autore: Jhumpa Lahiri
Editore: Guanda
Pagine: 426
Anno di pubblicazione: 2013
EAN: 9788860880413
Prezzo di copertina: € 18,00

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