giovedì 13 marzo 2014

Per dieci minuti di Chiara Gamberale



«Un giorno di dicembre – ispirata da Rudolf Steiner ed esasperata da me –, alla fine di una seduta, mi ha buttato lì, intensa e un po' magica com'è: “Le va di fare un gioco?”». Sì, un esperimento curioso: dedicare dieci minuti al giorno per un mese a un'attività mai svolta.
È la dottoressa T., l'analista della protagonista di Per dieci minuti di Chiara Gamberale, a proporlo.
Ma la nostra scrittrice dopo le perplessità iniziali prende con serietà la proposta e si butta nell'impresa. Sbigottita si chiede come possa aiutarla se non procurarle ulteriori pensieri. Ecco, tutto inizia con uno smalto dalla tonalità accesa «le mie unghie brillano, venti e imbarazzate di fucsia». Si prosegue con cose semplici: cucinare i pancake, travestirsi da Babbo Natale, inviare compulsivamente messaggi a suoi contatti telefonici fino ad ascoltare sua madre, prendersi cura di Ato, proporre un bacio ad un vecchio amico. Amici e familiari diventano complici volontari e involontari di questo gioco.
Tre sono le situazioni che Chiara si trova ad affrontare: il mal digerito trasferimento a Roma, la chiusura della rubrica Pranzi della domenica e l'abbandono da parte del marito. Tre situazioni quasi simultanee, che hanno crepato quel guscio diventato da anni una sicurezza: punti di riferimento con la lettera maiuscola Mio Marito, la Mia Rubrica, la Mia Casa; roccaforti incrollabili che celano insidie e insoddisfazioni fino a quel momento mai palesate.
Ma è possibile sollevarsi da un momento così difficile? E quando la protagonista pensa di essere sull'orlo del baratro accoglie questa sfida senza la pretesa di comprendere bene il fine del gioco.
I dieci minuti sono necessari per ridimensionare il dolore e soprattutto, per riappropriarsi della propria persona; sono necessari per capire che gli schemi mentali ed emotivi che ci proteggono e che intrappolano la nostra identità, sono dei limiti. E ancora, aiutano a trascurare le ossessioni per allontanarle e scoprire che esiste un mondo al di fuori di quello vissuto finora.
Il tempo, quindi, può diventare un nemico o un valido allegato, la salvezza o la sconfitta dipendono dai minuti e non dai noi. Perché mettersi in discussione ha che fare con attimi di felicità o disperazione, fornendoci occasioni o bugie o semplici attimi. E anche se è impossibile cancellare di colpo il dolore, l'importante è convincerci con distacco.
Un lavoro apparentemente senza senso, che l'aiuta a trovare un'energia sepolta. Le ricadute sono in agguato e infatti, davanti ad un quadro di Veermer, sente un intoppo che svela chiaramente il senso del suo cercare: «Mi appare la vita. Che scorre, semplicemente. Lungo questa stradina di Delft» perché manca la vita sempre uguale, l'intimità abitudinaria, la quotidianità rasserenante. Il contrario di ciò che il Marito le chiede per rinunciare alla tremenda normalità per salvarsi, entrambi, e non morire nella banalità di un rapporto ordinario.
Per certi versi, non giudicando il suo modo di agire, le sue parole sono crudeli perché pensa che Chiara sia ancora una ragazzina con le trecce dall'aria spaventata, incapace di affrontare la vita se non con la sua presenza. Un'immagine che si è fossilizzata nell'io narrante, fino a intrappolarla nell'eterna Magoo.
Tuttavia entrambi hanno smarrito la strada di casa, entrambi avrebbero bisogno di Pollicino e dei suoi sassi per ritrovarla. Bisognerà uscire dalla fortificazione e restituire le lettere minuscole ai capisaldi della propria vita senza sensi di colpa, inutili attaccamenti e recuperare un primo sassolino...

Questo mese trova spazio nel diario di Chiara, un bell'esempio di autofiction. Nel libro, infatti, non solo troviamo parte della sua vita privata ma anche tracce del suo precedente romanzo: la sensazione di sentirsi sottovuoto «con la mente indietro nel tempo, alle emozioni del passato, al momento in cui tutto poteva ancora essere, al contrario di oggi». Anche Chiara come Erica vive queste sensazioni.
C'è una leggerezza che contrasta con la gravità dei fatti e che rende il racconto piacevole, senza molte pretese, non impegnativo. Un flusso di pensieri sinceri e momenti che si sciolgono spogliandosi da ogni armatura.
Tuttavia, devo dire che il comportamento di Chiara mi ha un po' irritata: la dipendenza dal marito e l'attesa, mai sopita, li ho capiti fino ad un certo punto. Per buon parte del libro, la protagonista ha continuato a nuotare nelle proprie debolezze e solo un'illuminazione l'ha risvegliata dal torpore. E comunque, il suo percorso mi appare come qualcosa di incompiuto.
Inoltre, per chi non fosse al corrente, questo libro è diventato un format televisivo su Laeffe: cinque individui hanno deciso di cimentarsi nel medesimo gioco di Chiara.

In attesa che la lattuga faccia capolino dal terriccio e che lo smalto si scrosti, i dieci minuti sono passati. Semplice, no?

Titolo: Per dieci minuti
Autore: Chiara Gamberale
Editore: Feltrinelli
Pagine: 187
Anno di pubblicazione: 2013
EAN: 9788807030710
Prezzo di copertina: € 16,00
Disponibile in ebook: € 9,99

6 commenti :

  1. Così leggero che alla fine ti rimane poco... Il gioco dei dieci minuti è molto carino, ma il libro butta frasi qui e là è ha quel senso di incompiuto di cui parli anche tu che molto rivela sulla scrittura della Gamberale... Però e un racconto piacevole, nonostante l'argomento...

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    1. È interessante l'esperienza, il gioco ma per quanto riguarda la scrittura mi ha entusiasmato molto. Forse perché è un diario e la semplicità è il punto forte o debole, per quanto mi riguarda.
      Piacevole, tutto qui.

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  2. Lo sto leggendo anche io, sono a metà...Sicuramente è di ispirazione se letto nel periodo giusto :) Leggero ma molto interessante.

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    1. Sono contenta che ti piaccia. A me alcune cose non sono piaciute, ma direi che è una lettura scorrevole.

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  3. Vedo che lei ti piace... :-) Un mio amico ci ha lavorato, la conosce... e me ne ha sempre parlato bene!

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    1. Non è la mia scrittrice preferita, ma non mi dispiace.
      Credo che sia simpatica e un pochino paranoica, però.

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L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale