mercoledì 2 aprile 2014

Farsi un'idea #25

Buon giorno,
questa mattina vi lascio con un po' di magia mentre prendo il treno, destinazione Milano. Nei prossimi giorni vi dirò.
Quindi, ci catapultiamo nel mondo di Neil Gaiman e in quell'Oceano in fondo al sentiero per leggere di storie fantastiche e senza tempo.
Il passo in questione descrive la quiete prima della tempesta. Due delle Hempstock, Lettie e sua madre Gennie, si consultano sul da farsi per sconfiggere le ombre oscure. 
Il nostro protagonista sa di averla combinata grossa, ma trovare rifugio e protezione nelle due donne, lo conforta molto. 
Buona lettura!
Quando ero entrato nel casale, passando dal retro, c'era la luna piena ed era un'incantevole sera d'estate. Adesso, uscendo dall'ingresso principale insieme a Lettie Hempstock e sua madre, mi accorsi che la luna era un esile sorriso bianco, alta in un cielo ingombro di nubi, e la notte ventosa, con  improvvise, titubanti brezze primaverili che giungevano ora da una direzione, ora dall'altra; di tanto in tanto una folata di vento portava più che uno spruzzo di pioggia. 
Attraversammo il cortile puzzolente di letame e imboccammo la stradina. Ci fermammo oltre una curva. Nonostante il buio, sapevo con esattezza dove ci trovavamo. Era qui che tutto aveva avuto inizio: la curva dove il cercatore di
opali aveva parcheggiato la Mini bianca dei miei, il luogo dove era morto tutto solo, con la faccia color succo di melagrana, addolorato per il denaro perduto, ai margini delle terre degli Hempstock dove sfuggente era il confine tra la vita e la morte. 
«Secondo me dovremmo svegliare Mrs Hempstock Vecchia» suggerii.
«Non è così che va» spiegò Lettie. «Quando si stanca nonna dorme finché non si alza da sola. Pochi minuti o un centinaio di anni. Non c'è verso di svegliarla. Tanto varrebbe cercare di svegliare una bomba atomica».
Gennie Hempstock si piantò in mezzo alla strada. con le spalle rivolte al casale. 
«Bene!» gridò alla notte. «Venite fuori!»
Niente. Solo una raffica di vento umido. 
«Non è che se sono andate... ?» azzardò Lettie.
«Sarebbe bello» disse Gennie. «Tutte queste scocciature della miseria...»
Mi sentivo in colpa. Era stato, lo sapevo, a causa mia. Se avessi continuato a stringere la mani di Lettie nulla di tutto questo sarebbe successo. Ursula Monkton, gli uccelli famelici... non c'era ombra di dubbio che fosse tutto dipeso da me. Persino quello che era successo - o forse, adesso, non era più successo - nella vasca d'acqua fredda, la sera prima. 
Mi venne un'idea. 
«Non puoi semplicemente fare zac zac? Dare una sforbiciata alla cosa che ho nel cuore, alla cosa che questi esseri vogliono? Potresti tagliarla come ha fatto tua nonna ieri sera»
Lettie strinse la mia mano nell'oscurità.
«Se fosse qui, forse nonna ci riuscirebbe» disse. «Io non sono capace. Credo nemmeno mamma. Guarda che è difficile, tagliare via le cose dal tempo: bisogna stare attenti a far combaciare i bordi per bene, certe volte pure nonna combina qualche pasticcio. Nel tuo caso, poi, sarebbe ancora più  difficile. È una cosa reale. Credo che nemmeno lei riuscirebbe a toglierla senza danneggiarti il cuore. E tu del cuore hai bisogno». Poi aggiunse: «Arrivano»

L'oceano in fondo al sentiero di Neil Gaiman, pp. 160-161

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