mercoledì 16 aprile 2014

Farsi un'idea #27

Mi sono lasciata prendere dalla meraviglia di Tubì, tubì: per questo avete davanti un post lungo un chilometro. Però meglio, così condivido del libro di Neige De Benedetti qualche riga in più rispetto al solito. 
Vi avevo accennato nella recensione come il racconto è un alternarsi di due punti di vista, di Layla e di Andrea, che iniziano inconsapevolmente una bella amicizia. C'è un nodo che le lega, la paura di crescere. Perché questa crisi non è legata ad un'età ben precisa, ma ti può cogliere in qualsiasi momento. Basta trovare il giusto riflesso entro cui guardare. 
Ma quanto è bello questo libro? Ve lo consiglio!
Lascio a esplorare le parole dell'autrice.
Tra i fumi dell’alcol mi è venuto in mente che avere ventiquattro anni è la vera fregatura. È peggio che averne quindici. Avere ventiquattro anni è la nuova adolescenza, signore e signori. Sai ancora meno chi sei, ma non sei nemmeno giustificato dall’età, così difficile, così oscura, così complicata.
 Durante l’adolescenza, lo dicono tutti quei libri insulsi che ti danno da leggere – perché non ti devi sentire solo, ci siamo passati tutti – ti senti in bilico, tra l’infanzia e l’età adulta. Povera piccola crisalide. Be’, te lo dico adesso, adesso che ci sono: era meglio quello. Non hai più l’età, per essere una crisalide, vecchia mia. Hai l’età del dente del giudizio. Hai l’età per avere un lavoro, un fidanzato – uno
serio, per pensare ai figli, per esempio. Hai quell’età lì. Quella in cui, fiore appena sbocciato, t’incammini verso la donna che vuoi essere, verso la vita che vuoi avere, che sta lì, definita davanti a te, e tu, un piede davanti all’altro, un giorno in fila all’altro, ti ci avvicini sempre di più.
Non rientri in questa descrizione, tu, perché sei problematica. Una ragazza problematica. Una giovane donna, direi. Problematica. Senza il dente del giudizio e con un sacco di problemi.
Quando la finirai, di piangerti addosso? Quando comincerai a mettere un piedino davanti all’altro e andare verso la donna che vuoi essere? Ah, ma tu non sai che donna vuoi essere. Tu non sai assumerti le tue responsabilità. Tu non sei una crisalide. Tu, Andrea, non sei niente.
Conversavo così, tra me e me. Un intero pomeriggio. Devo aver mangiato delle patatine, a un certo punto.
 Mi ricordo vagamente di essere entrata in una discoteca, scura, con le luci a intermittenza e una insopportabile musica techno. Devo aver ballato, con gli occhi chiusi e una vodka lemon in mano, in uno di quei bicchieri di plastica che si crepano non appena stringi un po’. Mi sono tagliata un dito, con la plastica del bicchiere. Ho deciso di tornare a casa, insopportabile la mia vita, infinita, indefinita e interminabile.
In bagno non ho trovato un rasoio. Mi sono addormentata sulle piastrelle fredde. Questa mattina era il compleanno di Layla, e io non sono andata all’asilo.
Ho telefonato dicendo che stavo male. Sapessero quanto sto male davvero.
Ho messo giù il telefono con quella sensazione di quando bigi la scuola, sei contenta di averla scampata, sei distrutta dal senso di colpa. Mi tiro il piumone sulla faccia, sto come in un igloo, com’è bello piangere.

pp. 77-78-79-80 


La sera del mio compleanno mi ero arrabbiata con Andrea, ma la mamma mi ha detto che il mondo non gira intorno a me e che quindi non potevo essere arrabbiata. E allora ho smesso. 
Vorrei che Andrea venisse con me al vivaio, per conoscere il Signor Nessuno. Questo perché io non credo che Andrea abbia molti amici. Se no, non avrebbe quegli occhi così tristi.
E poi sono sicura che il Signor Nessuno interessa la storia dello squalo che l'ha morsicata, e magari a lei piace vedere come si piantano le margherite. 
Il problema è che non so quando chiederlo, perché voglio che gli altri non mi sentano. Ma tanto i miei compagni all'intervallo escono a giocare anche se fa freddo, e non mi chiedono di andare con loro. Perciò glielo chiederò all'intervallo.

- Maestra Andrea , lui è il Signor Nessuno, perché certe cose non si dicono a nessuno. 
- Ciao Andrea. 
Lei gli dà la mano in silenzio, forse non ha capito bene il nome. Poi dice: - Layla parla molto di lei. 
- Puoi darmi del tu, Andrea, e anche di te parla. Non ti immaginavo così giovane, Per lei non ci dev'essere tanta differenza  tra te e me. 
- Sì invece. Lo sa benissimo che la maestra è più piccola di te. Perché tu hai i capelli grigi e lei invece biondi come la mamma. 
Ora ridono, ogni tanto i grandi ridono per delle cose che fanno ridere. 

pp. 90-91


Da Tubì, tubì di Neige De Benedetti

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