lunedì 28 aprile 2014

Farsi un'idea #29

Questo è proprio l'incipit del libro di Chiara Valerio, La gioia piccola d'esser quasi salvi, che vi consiglio senza troppi giri di parole. 
Giulia irrompe sulla scena fin dalle prime righe. È appena tornata da Londra e il suo ingresso in casa della nonna reca già una prima novità.
La scrittura dell'autrice è già un biglietto da visita: fresca e impulsiva, evita gli indugi.
Inoltre, la particolarità del romanzo nasce dalla grande capacità di mescolare passato e presente come se non ci fosse necessità di separare due tempi diversi, ma fluissero sulla stessa linea.
Buona lettura!
Giulia suda e pensa che è passato troppo tempo. Che da bambina, se Agata l'avesse lasciata sola tre mesi, sarebbe morta di fame e di noia. Cammina a testa bassa. Giulia si sente inconsistente come l'ombra del sole di mezzogiorno intorno ai piedi. Una piccola aureola buia che è il contrario dell'essere buoni. Tre mesi adesso le sembrano tutto il tempo. Fa caldo, si ferma. Sopra la testa due persone parlano a voce alta. Vorrebbe urlare di smettere, ci prova e come in un incubo la voce non esce. Ma è sveglia e ha ancora in testa il casco integrale. Ecco perché.
Se lo sfila ma a quel punto i due del balcone sono troppo impegnati a guardarla e non parlano più. L'uomo azzarda un sorriso di cortesia ma Giulia ha già abbassato la testa. Nessuno l'ha abituata a tenerla per aria. Agata non gliel'ha insegnato. Giulia odia i balconi. Se avesse spostato gli occhi a quello accanto avrebbe visto una tenda verde, una sedia di plastica ingiallita e una canottiera lisa. Se lo avesse fatto si sarebbe chiesta la ragione di tutta quella necessità di tenere gli oggetti separati e sterilizzati e che non c'era nessuna fretta. Che fare i gradini a due a due non l'avrebbe autorizzata ad andarsene prima. Invece adesso è davanti alla porta col sudore annidato tra le dita delle mani e alla radice dei capelli. Al campanello che suona risponde immediatamente un rumore di passi. Chi sta per aprirle indossa un paio di ciabatte, probabilmente di plastica e con una fantasia a fiori. 
Sono tutte uguali le ciabatte di plastica. 
Per questo Giulia cammina scalza. Ci ha pensato a venire senza scarpe. Un chilometro d'asfalto le avrebbe cotto i piedi. Le avrebbe tenuto, ancora una volta, la testa rassegnata nelle nevi perenni. Poi la porta si apre e le ciabatte, come cattivo presagio, non hanno fiori. Giulia sa solo che la donna senza fiori vive con sua nonna da tre mesi. 
Buongiorno signora, sono Giulia, la nipote di Agata. 
La signora le sorride, sembra allegra, ha i polpacci torniti e la pelle dorata. La signora è una bella donna ma non parla. Giulia controlla di non essersi rimessa il casco. Si tocca i lati della testa e il naso, poi ripete. 
Buongiorno signora, sono Giulia, la nipote di Agata. 
Sì, io so, no sorda, io visto foto. 

La prima sera da La gioia piccola d'esser quasi salvi di Chiara Valerio, pp. 11-12

5 commenti :

  1. Mi hai incuriosita moltissimo.... ancora di più che con la recensione.
    E' la fine! Dovrò comprarlo :)

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  2. Che stile particolare! Sì, mi ha incuriosita: corro a leggere la review ^^

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  3. ho letto la recensione e mi sono segnata il libro, non lo conoscevo.
    La scrittura sembra molto particolare, mi piace come descrive le sensazioni.

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    1. L'autrice è molto brava. Ti consiglio questo libro.

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