martedì 8 aprile 2014

Marina Bellezza di Silvia Avallone


Per chi ancora non l'avesse letto, Marina Bellezza non ha a che vedere con Acciaio: cambiano gli scenari, le pedine ma non il fine del gioco. Si passa da Piombino al biellese, da adolescenti a giovani ventenni, ma la ricerca della libertà di realizzare i propri sogni rimane inalterata. 
A Silvia Avallone piacciono i dettagli, gioca con il tempo sospendendolo e ripristinandolo a proprio piacimento. La struttura è corposa, da romanzo classico e la scrittura scorre con semplicità anche se sono diversi i punti in cui si stagna, apparendo pesante per la ridondanza di certe scene. Comunque, l'autrice conferma la sua abilità di narratrice.
Illustro subito le mie impressioni, così posso dedicarmi all'analisi del romanzo.
Non ho provato irritazione nei confronti di Marina – durante l'incontro Silvia l'aveva illustrata con chiarezza – ma verso Andrea e Elsa, più ottusi che mai a combattere contro un grande mulino a vento, che è appunto la protagonista. Marina non appartiene a nessuno, è uno spirito libero impossibile da intrappolare in ritmi millenari, in ruoli predefiniti. A mio avviso, ci sono delle forzature nell'atteggiamento di Marina, quel suo urlare «vi faccio vedere io chi sono» e cose simili è fastidioso. L'Avallone probabilmente vuole trasmettere quel misto di rabbia, frustrazione e tenacia che contraddistingue questa giovane figura femminile. Ho apprezzato, invece, il finale (ma vi prometto che non farò spoiler): non ce ne sarebbe stato uno più degno. E a mio avviso, nonostante sia aperto, ha una sua circolarità e ben si sposa con un personaggio come Marina Bellezza.
C'è molto nel suo romanzo. Silvia Avallone racconta i nostri giorni, della crisi e di una società basata sul successo e sull'apparenza, che negli ultimi vent'anni ha trovato un ottimo interlocutore e conforto nella televisione. E non meno importante, parla di scelte coraggiose. Questa non è storia immobile, è piuttosto forte il desiderio di affrancarsi.
«L'epoca del “miracolo economico” della Ruota della fortuna e del Gabibbo, quando sembrava ovvio poter vendere qualsiasi cosa: un progetto politico, un paio di gambe, un pezzo di truciolato spacciandolo per massello, e adesso è finita e sepolta nei cartelli FUORI TUTTO e CESSATA ATTIVITÀ».
Nel biellese, la crisi non è una novità ma la consuetudine, logora energie e futuro. «Domani è la parola più fragile e ingannevole dell'intero dizionario italiano», come le promesse di Marina. Ecco, perché la vicenda ha il suo focus su un presente instabile: il futuro non viene più menzionato, è un sibilo che appartiene ad un passato edulcorato e patinato.
Il libro è un'interessante incursione in territori marginali lontani dalla finanza e dalle vetrine illuminate, disseminati dagli scheletri dei capannoni industriali e aridità contro una cornice a tratti plumbea ma vitale. Lo sfondo della vicenda è il granito, il verde delle abetaie e delle faggete, i ruscelli della Valle Cervo, Piedicavallo, Andorno, luoghi che brillano di vita propria e cercano di resistere alla caducità di un'epoca. L'attenzione alla provincia non a che fare con provinciale, è teatro di sperimentazione e di ribellione contro il sistema politico ed economico, che ci vuole schiavi della precarietà e asserragliati nello squallore e nell'umiliazione.
Il paesaggio, mirabilmente descritto, ha una forte matrice biografica e costituisce terreno di prova per i suoi personaggi: chi vorrebbe lasciare quella miseria, chi vorrebbe dare nuovo splendore. In questo contesto hanno luogo le vicende e i percorsi di Marina e Andrea, di Elsa e delle loro famiglie.
«Marina a soli 22 anni cercava di riscuotere gli arretrati della sua infanzia a costo di mentire. Alla ricerca di un'opportunità che la TV poteva dare». Marina si alimenta di sogni e comparsate nelle reti locali, cerca nel successo il suo riscatto familiare e sociale. È superficiale, ma al tempo stesso ha momenti di contatto con la realtà. Incarna una generazione che dell'esposizione mediatica e dell'ignoranza (ahimè!) ne ha fatta una ragione di vita, è «l'Italia vecchia travestita da Italia nuova»
Andrea sembra il “figlio di un dio minore”, incompreso dai genitori e sempre teso a un'esistenza vissuta all'ombra del fratello Ermanno, emigrato in Texas. Andrea vorrebbe sciogliere l'opprimente e sconfortante legame filiale, per riappropriarsi di quello più antico, viscerale con il mondo del nonno, margaro, e continuare la sua strada.
Entrambi hanno alle spalle famiglie e vissuti tra le quattro mura domestiche non dei più felici. Marina si porta dietro un passato pieno di insulti, mancanze, disgregazione, urla e solo pochi sprazzi di normalità. Invece i Caucino, padre e madre, sono così uniti nel mettere il bastone tra le ruote al figlio Andrea che si dimenticano delle sue aspirazioni per ricondurlo sotto il tetto del perbenismo. Ci sono incomunicabilità e incomprensione alle base di questi rapporti, che inevitabilmente si ripercuotono nella loro vita di coppia: potrebbero trovare forza dalle loro fragilità, ma si perdono, si divincolano individualmente nella furia di raggiungere i loro scopi. Inutile tentare di capire questo amore che si aggomitola e si sfila più volte. Inutile capire se per Marina ci sia un nesso tra lo sfacelo della sua vita familiare e la sua determinazione per il successo. Inutile capire Andrea che tenta di legarla a sé con la promessa di un amore incondizionato. Marina è una combinazione di selvatico, misterioso, di infantile, trova forma nei paesaggi più solitari, nel rosa del suo pigiama, nelle lezioni di canto.
Invece, Elisa ritorna nel biellese per completare la sua tesi di dottorato e anche lei, come Andrea, innamorata di lui da tempo, spera di realizzarsi in quelle valli: entrambi hanno fiducia in quel posto. È una figura pacata, sbiadita dalla superficialità e presenza scenica di Marina, ma non per questo non capace di grandi prospettive.

Per quanto mi riguarda ho messo da parte la storia d'amore, ho letto il romanzo seguendo la strada che più mi ha colpita: ricostruire una propria identità lavorativa e individuale nel periodo peggiore del nostro la crisi. La storia d'amore per me rimane uno snodo, una tappa all'interno della vita dei personaggi perciò non gli do quell'importanza che la stessa autrice ha sottolineato. Poi, ovviamente, ciascuno in un libro ci proietta ciò che vuole e ciò che sente in quel momento. Al momento sono stata travolta dalla contemporaneità più scoraggiante e convinta più che mai di questo lettura, dopo il suo incontro durante il quale ha chiarito che il suo intento è quello di capire cosa induce a rimanere in una nazione che a scarsa cura della propria gioventù.
Sono stata interessata dalla storia apparentemente trascurabile di Ermanno, che nel libro nonostante sia una presenza costante si materializza solo in secondo momento, in una silenziosa resa dei conti. La sua vicenda rientra a pieno titolo nella chiave di lettura che ho seguito. Ermanno in Texas non è riuscito a trovare l'America del progresso, la sua vita si è atrofizzata e conformata al canovaccio borghese.
Ecco, perché a mio avviso, Ermanno e Andrea sono due voci dello stesso coro e per richiamare un titolo della mia autrice preferita, è una storia di chi resta e di chi fugge con i medesimi risvolti. I due fratelli combattono contro le delusioni e vivono per i desideri, che negli anni hanno assunto forme diverse. Ed è Elsa sottolineare come non conta essere vincitori o vinti, né visibili o invisibili, contano le proprie scelte. E qui, non ci sono né vincitori né vinti. 

Titolo: Marina Bellezza
Autore: Silvia Avallone
Editore: Rizzoli
Pagine: 528
Anno di pubblicazione: 2013
EAN: 9788817069755
Prezzo di copertina: € 18,50
Disponibile in ebook: € 9,99

7 commenti :

  1. Non ho letto nulla di questa autrice, dovrò recuperare!!

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  2. Ho assistito all'incontro con la Avallone solo dopo aver letto il libro, e me l'ha fatto apprezzare ancora di più. Come se io ci avessi letto tante storie e lei fosse venuta in un secondo momento a spiegarmele ancora meglio. A me è sembrato un romanzo forte, attuale e intenso. E mi è piaciuto come ne hai parlato qui su :)

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    1. Io, al contrario, l'ho apprezzato perché ho assistito prima al suo incontro. Sinceramente, non se l'avrei letto se non avessi ascoltato le sue parole piene di incoraggiamento e "rabbia".

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  3. Ho avuto il piacere di incontrare la Avallone che è una gran bela persona... il libro ormai devo leggerlo e anche se non sono una grande amante dei libri italiani, le tue parole mi fanno ben sperare...

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    1. Ci vorrà un po' di pazienza con questa lettura perché è corposa e a volte ti sembrerà non arrivi al nocciolo della questione.

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  4. Mi ero persa tanti post, mannaggia! Di "Acciaio" ho visto il film ma non era così riuscito... le donne scrittrici mi interessano in modo particolare, forse per la comunanza del sentire... però devono lasciare un segno, scavare... in tal senso mi piace parecchio Valeria Parrella... ecco, lei affonda, senza essere pesante...

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  5. Ho apprezzato moltissimo questa lettura! Anch'io ho avuto la fortuna di conoscere quest'autrice: un'ottima persona!

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