martedì 22 aprile 2014

Scena padre


Mi raccomando, non regalate Scena padre a padri novelli o in dirittura d'arrivo ma alle mamme o a padri di lungo corso. Non perché sia un libro che tratta della paternità duramente, anzi l'approccio è pieno di meraviglia e confusione, di allegria  e riflessione.

Esprimo subito le mie opinioni sul libro, così poi entriamo nel vivo della questione senza interruzioni personali. Mi è piaciuto molto, ma mi è difficile parlarvene con chiarezza per il tema esposto (non conosco neanche la versione femminile) e per le difformità delle scritture. Ho cercato di inquadrare il tutto sotto un'unica lente per evitare di confondervi con nomi e titoli. Sono otto gli autori entrati in Scena padre – Sandro Bonvissuto, Andrea Canobbio, Ascanio Celestini, Diego De Silva, Marcello Fois, Ernesto Franco, Valerio Magrelli, Antonio Pascale – e come su un palcoscenico confessano il modo di essere genitore in otto punti di vista differenti.
Cito solo il racconto di Valerio Magrelli, Essere padri in ventuno strofe, in cui si integra un suo precedente lavoro poetico, Children's corner, con una prosa interessante e spinosa. Ogni paragrafo è introdotto da versi poetici che si ricompongono a lettura terminata.
I richiami biblici e letterari si mescolano con la quotidianità, con i pensieri e i gesti di un padre, nella misura della sua vita precedente, priva della presenza di un bambino, e di un futuro molto incerto. Le inutili apprensioni si esauriscono così come sono apparse: perché l'autore non guarda all'infanzia così come deve essere ma che diventa «orfana e notturna».
Comunque, non è un manuale sulla paternità perché è un mistero anche a chi la pratica da molto tempo. In queste storie è esercizio quotidiano e cognizione dei primi giorni di vita, sfocia in mille rivoli di un mestiere che non può essere considerato in un unico modo.
Il codice paterno è difficile da decifrare perché è carico di tutto lo spaesamento di una generazione che si approccia ai figli con incertezza: non incarnano più l'autorità ferrea con la quale essi stessi si erano misurati, ma sono padri fragili, complici e impotenti. «La Storia li ha nascosti (i padri) per secoli»: arrivavano a casa da lavoro ed erano stanchi, mollavano i figli ai loro impegni e se ne andavano a fare la spesa o se ne stavano al bar a parlare tra loro nell'attesa che terminassero. Ora si dividono tifo, ansia, gesti d'incoraggiamento.
È un percorso duro, bello e per certi aspetti, incoerente con il ruolo ricoperto perché spesso la mente paterna è affollata anche da pensieri umani e atroci.
Questi padri hanno ben presente che la nascita di un figlio, nell'attimo in cui si materializza, non ha nulla a che vedere con il dolore fisico o il rapporto simbiotico tra madre e figlio. Si sentono intrusi costruire è il verbo che contraddistingue meglio questo prima fase. È già una conquista prendere in braccio un bambino senza paura di farlo cadere. La gioia si scontra con la concretezza di un rapporto così responsabile e vincolante. I pianti e le paure sono fitte che si sciolgono in un canto melodioso e sopportabile perché un genitore costringe il figlio alla vita, ecco perché gli deve tutto: i genitori devono «fare in modo di trasformarsi nel bastone dell'infanzia, dell'adolescenza e della maturità offerto alla carne della loro carne».
Prendono atto della fragilità dell'unione uomo/donna: «un figlio è un uragano che lascia dietro di sé il nulla», scompare la coppia per lasciare spazio alla famiglia. In alcuni casi è necessario prendersene cura da soli e, persino si arriva ad odiarli per le notti in bianco e per aver strappato per sempre la compagna di una vita.
Il nuovo lessico familiare riduce notevolmente il linguaggio e acuisce i sensi, soprattutto lo sguardo. La conoscenza è necessariamente fatta di parole che non possono essere affidate ad oggetti d'arredo, altrimenti finirebbero per diventare album di famiglia. L'anta di un frigo, per esempio, può essere testimone di censure, consigli, immagini, parole. Questa è una conoscenza al microscopio, lenta e a tutto tondo. La bellezza dell'osservazione per cogliere e riconoscere i profili intuiti e intimi può sfociare nello “spionaggio” perché increduli della loro capacità di relazionarsi con il mondo. Bisogna, però, scusarsi per aver rubato attimi della loro vita al di fuori delle mura domestiche. Un figlio è una forma di cecità: i genitori non si accorgono dell'evidenza, hanno bisogno di occhiali speciali o di quelli altrui per cogliere certi aspetti.
In qualunque caso si cerca di portare a termine quell'esperimento serissimo che è la paternità dando il buono esempio. L'autocontrollo passa dal rifiuto dei dolciumi davanti ai figli per prevenire il pericolo di carie. Sarà una vocina cinica, canzonatoria, sindacalista a non provare pietà per le umane bugie di un padre che non riuscirà a trattenersi e venire meno al patto stabilito.
E poi c'è la complicità nei giochi “criminali”, come rubare automobili, rituali segreti che continuano anche davanti ad una pizza. Ci sono i ricordi che si combinano curiosamente in una giornata particolare. Durante un pomeriggio di luglio, soleggiato e afoso, si possono confessare le aspirazione mancate e scoprire somiglianze palesi.
E infine, ci si misura con l'idea di un figlio solo pensato. È un attimo che racconta di quel passaggio di testimone tra il padre e il figlio adulto. Questo  l'ultimo racconto, a mio avviso, contiene i precedenti perché descrive proprio quella condizione precaria e data come fondamento della vita: «il presente che sfarina tra due tempi assoluti: il non più e il non ancora. Tu stai lì e intanto questo accade, che lo si voglia oppure no. Quasi padre quasi figlio. Senza mai finire di essere né l'uno e né l'altro».

Titolo: Scena padre
Autori: Sandro Bonvissuto, Andrea Canobbio, Ascanio Celestini, Diego De Silva, Marcello Fois, Ernesto Franco, Valerio Magrelli, Antonio Pascale
Editore: Einaudi
Pagine: 152
Anno di pubblicazione: 2013
EAN: 9788806217761
Prezzo di copertina: € 17,50
Disponibile in ebook: € 9,99
 

4 commenti :

  1. Sembra un libro interessante, molto bella l'ultima citazione che hai riportato. Da tenere presente.

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    1. È molto interessante leggere come la percezione della paternità sia diversa da individuo a individuo. Te lo consiglio senza se e senza ma. ;)

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  2. Grazie Marina, ci hai segnalato un altro bel libro. Saprei già a chi donarlo. A presto, un abbraccio

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    1. Spero tanto che sia un regalo gradito e apprezzato.

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