mercoledì 28 maggio 2014

Farsi un'idea #33

Vi avevo già accennato quanto mi sia piaciuto Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, un libro scritto nel 1953 ma con una potenza espressiva che supera i confini degli anni. Un libro che vi consiglio. Assolutamente. 
I due racconti, Un paio di occhiali e La città involontaria, sono strettamente connessi nonostante il primo sia una novella: Gli occhiali di Eugenia sono gli stessi attraverso i quali Anna Maria Ortese osserverà la sua città lontana dai salotti eleganti e dai lussureggianti giardini.
La piccola Eugenia è costretta ad indossare gli occhiali per problemi di vista, sua zia Nunzia non fa che rinfacciarle la sua sventura brutale quanto la miseria.
Il secondo racconto è il primo dei tre che vedrà protagonista la stessa scrittrice nella Napoli cupa e povera. Al III e IV Granili, la Ortese affronterà il duro dramma che vive dentro e fuori queste mura.
Buona lettura!
La zia, col vestito marrò della messa, e tenendosi distante dal banco di vetro, con una timidezza poco naturale in lei, abbordava ora la questione del prezzo: «Dottò, mi raccomando, fateci risparmiare... povera gente siamo...»  e, quando aveva sentito ottomila lire, per poco non si era sentita mancare. «Due vetri! Che dite! Gesù Maria! ».
«Ecco quando si è ignoranti...» rispondeva il dottore, riponendo le altre lenti dopo averle lustrate col guanto, «non si calcola nulla. E metteteci due vetri, alla creatura, mi saprete dire se ci vede meglio. Tiene nove diottrìe da una parte, e
dieci dall'altra, se lo volete sapere... è quasi cecata». Mentre il dottore scriveva nome e cognome della bambina: «Eugenia Quaglia, vicolo della Cupa a Santa Maria in Portico», Nunziata si era accostata ad Eugenia, che sulla soglia del negozio, reggendosi gli occhiali con le manine sudice, non si stancava di guardare.
«Guarda, guarda, bella mia! Vedi che cosa ci costa questa tua consolazione! Ottomila lire, hai sentito? Ottomila lire, vive vive!». Quasi soffocava. Eugenia era diventata tutta rossa, non tanto per il rimprovero, quanto perché la signorina della cassa la guardava, mentre la zia le faceva quell'osservazione che denunziava la miseria della famiglia. Si tolse gli occhiali.
«Ma come va, così giovane e già tanto miope?»  aveva chiesto la signorina a Nunziata, mentre firmava la ricevuta dell'anticipo; «e anche sciupata!» soggiunse.
«Signorina bella, in casa nostra tutti occhi buoni teniamo, questa è una sventura che ci è capitata... insieme alle altre. Dio sopra la piaga mette il sale... ».
«Tornate fra otto giorni,» aveva detto il dottore, «ve li farò trovare».

Un paio di occhiali, pp. 17-18 


Quel cattivo sguardo strabico mi cadde ancora addosso, scendendomi nel collo un liquido viscido. Poi, vincendo il peso della stanchezza della enorme carne che l'ammantava, la De Angelis Maria disse con voce lamentosa, sgradevole, come se fosse carica di schifo, ma anche abbastanza annebbiata da un forte sonno: «Avutàteve...» .
A piede di un materasso disteso per terra, c'erano delle croste di pane, e in mezzo a queste, muovendosi appena, come polverosa lanugine, tre lunghi topi di chiavica rodevano il pane. La voce della donna era così normale, nel suo stanco schifo, e la scena così tranquilla, e quei tre animali apparivano così sicuri di poter rodere lì quei tozzi di pane, che ebbi l'impressione di stare sognando, o per lo meno di stare contemplando un disegno, di un'orrenda verità, che mi aveva soggiogata al punto da farmi confondere una rappresentazione con la vita stessa. Sapevo che quegli animali sarebbero rientrati presto nel loro buco, come infatti, dopo qualche momento, fecero, ma ora tutta la stanza era ammorbata, e anche la donna, e la Lo Savio e io stessa, mi pareva che partecipassimo alla loro oscura natura. Usciva intanto, da dietro una tenda, aggiustandosi la cravatta, un giovanotto in abito da società, con un viso tutto pustole, e la pelle, sotto quelle delle macchie marrone, di un pallido verde. Aveva in mano un violino, e lo toccava appena con le sue dita. 
«Mio figlio, suonatore ambulante» lo presentò la madre. 
«Guadagnate?» .
«Dipende»
«Con questo, sette. Antonio, pulizzastivale, Giuseppe, facchino, questo che suona, uno malato mentale, gli altri disoccupati»
«E vostro marito?».
Non rispose. 
Mentre uscivamo, un giovane vestito quasi da donna, con uno scialle sulle spalle e un aspetto gracile, mi salutò inchinandosi fino a terra: «Oi ma'», lo sentii che diceva entrando in casa, rivolto alla donna «aggio visto 'na casarella vicino 'o mare, ce stava pure ll'erba cedrina, 'a vulesse affittà». Disse altre parole confuse, poi ritornò sull'uscio facendo delle smorfie, con un'aria pensierosa. 

La città involontaria, pp. 82-83


Da Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese

6 commenti :

  1. Che bei passi, molto intriganti. E poi... io amo Napoli :)
    Lo aggiungo in wishlist.

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    1. È un bel libro, duro ma notevole. Leggilo e fammi sapere.

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  2. Ciao Marina, non mi ricordo se ti ho mai lasciato un commento, comunque leggo i tuoi post da parecchio e mi piace moltissimo il modo in cui parli dei libri che leggi. Inoltre mi pare che abbiamo gusti abbastanza simili, quindi mi ritrovo spesso nei tuoi pareri oppure le tue letture mi sono d'ispirazione.
    In particolare, volevo ringraziarti per la recensione di Tubì, tubì di Neige De Benedetti, un libro che se non ne avessi letto qui chissà se l'avrei mai scoperto, e perdermelo sarebbe stato un vero peccato perché l'ho divorato in pochissimo tempo e l'ho adorato :)

    Ti auguro una buona serata, e scusami se ti ho scritto questo sotto ad un post che parlava di tutt'altro, ma volevo assicurarmi che leggessi il commento.

    Alla prossima!

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    1. Sono felicissima delle tue parole, che mi sono da incoraggiamento. Grazie di tutto, grazie perché leggi il mio blog. E me lo hai fatto sapere.
      I blog servono anche a questo: scoprire ciò che ci potrebbe sfuggire.
      E comunque, tra qualche ora andrò alla presentazione di Tubì, tubì! :)

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  3. Un libro veramente bello, l'Ortese è un'autrice ancora oggi troppo poco considerata e invece merita di essere riscoperta. Ben vengano gli articoli e gli estratti che parlano di lei :-)

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    1. Vero? Eppure c'è una produzione notevole sepolta, come ben sai.

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