lunedì 19 maggio 2014

La distanza da Helsinki di Raffaella Silvestri

Raffaella Silvestri, per chi avesse visto Masterpiece, è stata finalista del programma che l'ha portata a pubblicare il suo primo romanzo edito da Bompiani, La distanza da Helsinki
Al Salone del libro di Torino ho avuto l'occasione di assistere alla presentazione del libro fresco, anzi freschissimo di stampa visto che è uscito il 7 maggio. 
Un libro che mi ha sorpresa perché quel fluire di pensieri così equilibrati nasconde un'amarezza corrosiva che affligge i due ragazzi, prima, i due adulti, poi.
Ho solo trovato la prima metà del libro un po' trattenuta, ma la seconda metà è risultata molto sciolta. Questa è una mia opinione e nulla toglie a queste pagine.
È una storia tutta concentrata in sé stessa, che non perde il filo narrativo ma lo segue con linearità. La scrittura della Silvestri è cristallina, diretta, avvolgente, rotonda nonostante sia frammenta, con incipit più telegrafici. È sicuramente contemporanea e priva di fronzoli. C'è, senza dubbio, un amore per il racconto.
La voce della scrittrice s'insinua spesso tra le righe prendendo in mano la vita di Viola attraverso quel tu generico, impersonale fino a farla diventare la vita di tutti.
Non la considero una storia d'amore, ma una storia di vita e di crescita, della difficoltà di prendere quelle decisioni che ti uniformeranno allo standard della normalità.

Osservo dei piccoli fiori, delicati, un fitto bouquet viola. Osservo questi fiori e penso a Viola e la ritrovo. Viola ha gli occhi un po' verdi e po' marroni. 
Viola irrompe sulla scena con il suo fardello di delusioni ed esplode di luce gialla: Kimi così la vede tra tutti il primo giorno del corso estivo di inglese in una Londra sempre uggiosa e raramente soleggiata.
Per la ragazza, Londra è uno spazio neutro che promette respiro da Milano, la città di origine. Viola è in fuga dalla sua casa: Milano è una trappola, è claustrofobica, «la obbliga a tenere i piedi per terra», non ha l'energia per pensare a sé stessa. Qui rimanda solo le sue scelte.
È un'amicizia che parte faticosamente perché Kimi si oppone.
Kimi si esprime con i colori e suoni e vive nella musica, aspetti che la identificano. La lingua non riesce ad esprimere cioè che i suoi occhi vedono e la sua mente elabora: «le parole sono così poco precise», confessa. E Viola sa bene che questo è il suo punto debole. È taciturno, «è intrappolato nel dentro». Kimi deve imparare ad andare oltre il dettaglio, a stare tra la folla, a interpretare le emozioni.
Più che un incontro, è un riconoscersi tra molti, è captare lo stesso dolore familiare. Nel silenzio trovano un punto di contatto: Kimi vive in un mondo che non ha legami con l'esterno, Viola quel silenzio lo incontra tra le quattro mura domestiche e negli occhi di suo padre. Sono un unico accordo di una melodia che però prende note diverse, un si – squillante – e un do – grave – , per concludersi in una tonalità tormentata.
È un rapporto lungo sedici anni, una relazione che non si esprime con chiarezza, che si misura nella distanza: una lama a doppio taglio, una scusa per entrambi, un zona ovattata prima di ogni incontro. Questo rapporto è soprattutto una lunga attesa in cui i due giovani si trovano a percorrere strade piene di ciottoli che si infilano nelle scarpe perdendo tempo a liberarsene: si affidano più a un destino che tira brutti scherzi che alla propria volontà di far quadrare i conti.
E anche quando a Helsinki accorceranno quella distanza, non la sapranno ridurre definitivamente perché Helsinki è glaciale, non è accogliente, disperde i loro propositi, li frena. Kimi glissa i punti esclamativi di Viola, improvvisi ma meditati, ha paura di guardare dentro le decisioni. Viola combatte contro il presunto ordine naturale delle cose e si trova a mettere in discussione tutto ad ogni rifiuto di Kimi: l'adeguarsi alla normalità si fa bruciante proprio perché è conscia di ciò che perderebbe, la musicalità di Kimi.
Forse allontanandosi dalla Finlandia riusciranno a costruire un percorso più consapevole della propria esistenza, che si chiama maturità.
È un continuo perdersi e ritrovarsi. I loro riavvicinamenti sembra che avvengano per caso, in realtà c'è un'energia a loro ignota che li spinge l'uno verso l'altra. Una mappa costellata di occasioni sempre mancate – Sanremo, Milano, Helsinki, Londra, Lecce – in cu ogni incontro è sempre minacciato, in bilico tra la voglia di esserci e l'amarezza di augurarsi solo buon viaggio.

Titolo: La distanza da Helsinki
Autore: Raffaella Silvestri
Editore: Bompiani
Pagine: 238
Anno di pubblicazione: 2014
EAN: 9788845274398
Prezzo di copertina: € 12,90
Disponibile in ebook: € 6,99

11 commenti :

  1. Bella recensione, cercavo proprio questo! Lo inizierò sicuramente tra qualche giorno! Ora sto leggendo il romanzo di Savich. Brava Marina!!

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    1. Bene, così ci scambiamo le impressioni!

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  2. Le tue recensioni sono splendide! Penso che acquisterò questo romanzo :)

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    1. Grazie. E se lo leggi fammi sapere le tue impressioni.

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  3. Masterpiece l'ho seguito quasi tutto e l'unica cosa che è riuscita a sollevare in me Raffaella Silvestri è stata una profonda, profondissima, antipatia.
    Devo dire però che il suo libro ha una copertina che mi piace molto e non escludo affatto di leggerlo, a differenza di quello che pensavo qualche tempo fa. Non appena sarà svanita dai miei ricordi l'impressione che ho avuto di lei in tv probabilmente potrei riuscire a leggere il suo libro!

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    1. Ti assicuro che non è antipatica, è una donna forte e determinata. Il montaggio e i battibecchi facevano trasparire il suo carattere. Però, non credo che abbia avuto un percorso facilissimo: ti ricordi i sorrisini e le battute di Coppola? Anche a Torino è stato così e quello che ho visto al Salone non mi è piaciuto affatto, soprattutto perché era una presentazione ufficiale non una cena tra amici.
      La copertina è molto bella e averla in mano rende meglio.

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  4. Non ho visto Masterpiece e non ho assistito alla presentazione al Salone, ma ammetto che la copertina di questo romanzo attira l'attenzione.
    Come se non bastasse, le tue parole mi hanno incuriosito: mi hai trasmesso un'ottima impressione tanto da inserire il titolo nella mia wishlist.

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    1. Sono contenta di averi incuriosita. È un bel libro.

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  5. Complimenti, bellissima recensione.
    E' la prima che leggo di questo libro, non ho visto Masterpiece quindi non nutro nei confronti della scrittrice alcun pregiudizio o simpatia. Quando lo leggerò ti farò sapere la mia opinione ^__^

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  6. Non ho mai seguito Masterpiecee quindi non conosco l'autrice, però mi incuriosisce molto

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