lunedì 30 giugno 2014

Farsi un'idea #38

Buon lunedì, cari lettori. 
Iniziamo la settimana con Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti, o meglio, con qualche estratto da questo meraviglioso libro. Mi sono concentrata sul problema intorno cui ruota la scrittura di questo quaderno di montagna: Paolo non riesce a scrivere e non ne comprende il motivo. Rifugiarsi in una baita in Valle d'Aosta è tentare di ritrovare se stesso, in quell'habitat naturale che è stato luogo delle sue vacanze estive. 
Però, devo aggiungere che il paesaggio e la natura del Gran Paradiso vengono fuori con superbia: è bello respirare aria pura. 
Buona lettura!
Qualche anno fa ho avuto un inverno difficile. Ora non mi pare importante ricordare l'origine di quel male. Avevo trent'anni e mi sentivo senza forze, sperduto e sfiduciato come quando un'impresa in cui hai creduto finisce misteriosamente. Un lavoro, una storia d'amore, un progetto condiviso con altre persone, un libro che ha richiesto anni di fatica. In quel momento immaginare il futuro mi sembrava un'ipotesi remota quanto quella di mettersi in viaggio quando hai la febbre, fuori piove e la macchina è in riserva sparata. Avevo dato
molto, e dove stava la mia ricompensa? Passavo il tempo tra librerie, negozi di ferramenta, l'osteria davanti a casa e il letto, a contemplare il cielo bianco di Milano dal lucernario. Soprattutto non scrivevo, che per me è come non dormire o non mangiare: era un vuoto che non avevo mai sperimentato. 


Arrivato alla porta d'ingresso mi voltai: intorno non c'era niente se non il bosco, i prati e quei ruderi abbandonati; all'orizzonte le montagne che chiudono la Val d'Aosta a sud, verso il Gran Paradiso; e poi una fontana scavata in un tronco, i resti di un muretto a secco, un torrente che gorgogliava. Sarebbe stato il mio mondo per un periodo che non avevo stabilito, perché non sapevo che cosa mi riservava. Quel giorno il cielo era di un grigio funereo, una mattina gelida e senza luce. Non avevo nessuna intenzione di sottopormi a una tortura: se avessi trovato qualcosa di buono lassù sarei rimasto, ma mi poteva succedere di piombare in una disperazione peggiore, e in quel caso ero pronto a scappare via. Mi ero portato libri e quaderni. Speravo di ricominciare a scrivere, con il tempo. Ma adesso avevo freddo, dovevo mettermi addosso un maglione e accendere il fuoco, così spinsi la porta ed entrai nella mia nuova casa. 

Inverno, p. 7 e p. 10



Ora di lui restavano i trofei di caccia, tetri custodi della casa in cui viveva d'estate: le zampe di un camoscio usate come appendiabiti, due corna di stambecco su una tavola di legno, esemplari imbalsamati di martora e d'ermellino. Li detestava, eppure non li tirava giù da quei muri. Ma conservava anche un'eredità preziosa, che era il suo lavoro. Mi raccontò di come la baita in cui vivevo avesse rappresentato, dieci anni prima, una prova d'iniziazione: aveva la mia età quando si era messo in testa di ristrutturare quel rudere, e di farlo da solo. Il lavoro gli aveva portato via  due lunghe estati. Suo padre era morto da qualche anno e Remigio si era buttato in quell'impresa per dimostrargli di avere imparato il mestiere, essere bravo a farlo come lui. Non so se fosse riuscito a chiudere i conti in sospeso, ma il risultato era una casa di cui mi ero innamorato: perché pur senza conoscere la sua storia sentivo che in ogni dettaglio c'era un'attenzione speciale, il bisogno di fare le cose nel modo più giusto possibile. Adesso sapevo anche perché. Era la lettera d'addio di uno che aveva perso le parole, e al loro posto aveva usato il legno e la pietra.

Quanto a me, ripresi in  mano la penna proprio in quei giorni di luglio. Avevo ricevuto la mia prima visita lassù, e il bisogno di scriverne arrivò come arrivano la fame o il sonno.

Maschi, pp. 53-54


Da Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti

4 commenti :

  1. non conosco ne l'autore ne il testo
    ma sono pro giovani con la voglia di farcela

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    1. È molto bravo Cognetti, ha pubblicato tre libri con Minimum fax.

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  2. Di suo ho letto Sofia e sono rimasta totalmente conquistata, non vedo l'ora di leggere altro. Penso darò la precedenza a Manuale per ragazze di successo, ma anche questa sua sorta di Walden m'ispira moltissimo.

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    1. Anch'io leggerò tra breve Manuale per ragazze di successo, mi manca solo quello per completare la narrativa di Cognetti.
      Ti consiglio anche questo, però.

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