domenica 8 giugno 2014

Incontri d'autore - Giuseppe Catozzella


Mentre scrivo della presentazione a cui ho assistito venerdì il bilancio degli sbarchi lungo le nostre coste meridionali non è dei migliori. Citare questa cronaca, ahimè, quotidiana non è casuale perché l'incontro in questione tratta di questo delicato tema o meglio narra di ciò. Non mi abbandonerò a facili conclusioni o a scontati luoghi comuni, non è nella mia indole e non credo che sia appropriato.

Giusepppe Catozzella ha presentato, accompagnato dalla giornalista Teresa Malice, alla libreria Ubik di Parma Non dirmi che hai paura, edito da Feltrinelli e candidato al Premio Strega. Anzi l'11 si scoprirà se entrerà a far parte della cinquina che approderà alla finale di luglio.
Lo scrittore si è sempre occupato di diverse inchieste anche in qualità di giornalista. Il suo ultimo libro tratta dello scottante tema dell'immigrazione, un fenomeno tutt'altro che semplice da considerare.
Non vi farò alcun torto se svelerò buona parte della trama perché la storia di Samia è nota a molti e chi la conosce sa bene la fine tragica, consuetudine – e lo scrivo con amarezza e imbarazzo – di tanti viaggi della speranza.
Catozzella si trovava a 250 chilometri da Mogadiscio per delle ricerche su un suo libro che riguardava di un ragazzino che entra nei gruppi terroristici, quando alla radio sente il messaggio di Abdi Bile, primo somalo a vincere un oro ai Mondiali di atletica di Roma 1987: «Siamo felici per Mo, è il nostro orgoglio, ma non dimentichiamo Samia. Sapete che fine ha fatto Samia?» Mo è Mohamed Farah, atleta britannico di origine somale. Samia è Samia Yusuf Omar, anch'essa somala che nel 2008 partecipa alle Olimpiadi di Pechino.
La storia di questa ragazza che amava la corsa è potente e brevissima come i suoi 21 anni. «Mi sono sentito responsabile in quanto italiano perché Samia non è riuscita a raggiungere l'Italia», confessa candidamente lo scrittore ed è stata questa è la motivazione che gli ha consentito di raccogliere le confidenze della sorella Odan.
I contatti con la famiglia sono stati difficoltosi perché circospetta nell'affidarsi ad uno sconosciuto. Dopo ben 7 mesi è riuscito ad entrare in contatto con la sorella Odan: i suoi cari sentivano l'urgenza di gridare al mondo questa tragedia pur non disponendo i mezzi per dare consistenza al dramma di Samia. L'incontro con Odan si è concentrato tutto in una settimana, 7 giorni intensi di iniziali complicazioni, di diffidenza e poi di pianti, risate e canti.
Catozzella lascia riempire le pagine del suo libro dalla voce della ragazza e ci spiega come sia stata la scelta meno facile perché poteva non convincere il lettore.
Non dirmi che hai paura è anche la storia di una nazione, della Somalia degli ultimi vent'anni sconquassata da una lunga guerra civile, un paese pericoloso per gli stranieri tanto che le diplomazie avrebbe difficoltà ad intervenire qualora ci fossero problemi.
Samia nasce veloce, il vento la sospinge e il mare è pace, attraversandolo è possibile raggiungere i sogni. Alì, il suo primo allenatore, la chiama atleta.
A Pechino corre senza velo non per protesta, ma semplicemente perché rallenta la sua corsa. Le donne del mondo arabo la salutano come un'eroina, ma in Somalia al ritorno subisce minacce dai più integralisti ed è costretta ad indossare il burqa. La vita per lei si complica, decide di partire verso l'Europa anche con l'intenzione di impegnarsi nella sua passione. 18 mesi di un viaggio infernale, 8 mila chilometri tracciati grazie a Facebook, attraverso i messaggi che Samia ha inviato alla sorella non appena aveva la possibilità di connettersi a internet. Si tratta di email fittissime di dettagli, un faticoso percorso per approdare a Lampedusa.
«La scrittura si comporta come un setaccio, dentro rimane qualcosa nonostante noi ci mascheriamo». Le parole sono importanti per Samia tanto che saranno l'unico appiglio alla vita durante il periodo di reclusione: attraverso le lettere de detenuti abbandonate in un angolo della prigione, la lettura le sarà di grande conforto.
Ecco, cosa insegna questo dramma, di riconoscere il proprio sogno, di essere coraggiosi. E il sogno di Samia era di correre alle Olimpiadi di Londra 2012.

4 commenti :

  1. Io l'ho letto, Non dirmi che hai paura e, nonostante conoscessi a grandi linee la storia, madò, mi sono trovata ad andare in ansia per il lungo viaggio di Samia, a non credere che quelle cose stessero accadendo davvero in quel modo, e a sperare che la conclusione fosse diversa. Catozzella ha reso eterna la storia di Samia. E la lettura la consiglio tanto. Ma non conto che arrivi in finale, non so. Mi è sembrato "poco Strega", ma in fondo non ci azzecco mai! :D

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    1. Il racconto della vicenda all'incontro mi ha fatto una certa impressione: sembra una storia così lontana ma vicina. Credo, che riusciremo mai a pensare che quella sia la realtà fino a quando non siamo testimoni o ne veniamo a conoscenza.

      Lo Strega è spesso una battaglia tra case editrici e poco conta lo spessore dell'opera. E questo lo sai già.

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  2. Amo molto questo genere di racconti "reali"... dovrò assolutamente leggerlo questo libro!
    Buona settimana!

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    1. Poi mi dici se ti è piaciuto anche perché io sono dubbiosa se leggerlo.

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