martedì 3 giugno 2014

Incontri d'autore - Neige De Benedetti


Ho aspettato diversi giorni prima di buttare giù qualche riga sull'ultima presentazione a cui ho partecipato venerdì 29 maggio alla Feltrinelli di Parma.
Ero indecisa se scrivere con sincerità di quest'incontro o lasciar perdere. Ha prevalso la prima opzione, anche se sono perfettamente cosciente che le aspettative spesso non coincidono con la realtà.
Neige De Benedetti ha presentato la sua opera prima Tubì, tubì, edito da Sellerio, insieme a Eleonora e Mariangela Guandalini della casa editrice Guanda.
Accompagnata dalla madre, Emmanuelle De Villepin, anch'essa scrittrice, Neige De Benedetti colpisce a prima vista per quegli occhi timidi e per la bellezza, poi quell'incertezza si perde non appena inizia a parlare.
Dico subito, senza girarci intorno, che l'incontro non mi è piaciuto: troppo miele. Mi spiego meglio. Le due donne che hanno introdotto la scrittrice conoscono la famiglia De Benedetti, così come Neige, e per buona parte dell'incontro hanno tessuto lodi a profusione. Ma perché? Se è un appuntamento letterario perché evitare più volte il nocciolo della questione e perdersi in cose che agli ascoltatori, almeno a me, non interessano? A mio avviso, i rapporti personali non dovrebbero interferire con le presentazioni al pubblico e per fortuna, la scrittrice non ha sottolineato queste lusinghe e non ha neppure accennato all'amicizia che le lega.
Se non avessi letto il libro, queste premesse non mi avrebbero incentivato ad acquistarlo.
Al di là delle mie critiche, vi consiglio Tubì, tubì anche se l'incontro non è stato dei più memorabili.
Detto ciò, le domande rivolte all'autrice hanno dato un'idea generale del libro. Neige ha parlato della genesi del romanzo nato durante un lungo viaggio in aereo, prima di allora non aveva scritto nulla che non fosse il suo diario. All'inizio era un racconto, poi è stato più volte ripreso e ampliato fino ad assumere la struttura attuale. «L'ispirazione nasce dal molto brutto e dal molto bello, non so se nel mezzo. Per scrivere bisogna guardare contro il muro».
È un libro visuale, procede per quadri ben definiti forse come tutti i libri, ha qualche appiglio con la fotografia, principale attività di Neige. Inoltre, ha chiarito che l'opera poggia su un livello intuitivo che non ha nulla a che vedere con alcuna teoria filosofica, è un ritaglio di mondo separato da tutto il resto, come il riflesso del quadro indiano attraverso cui Layla si fa conoscere ad Andrea.
Andrea e Layla, i personaggi principali, vengono delineati appena per non togliere al lettore la curiosità di scoprirli. «Da un po' di tempo avevo in mente Layla e Andrea, ma adesso vorrei liberarmene dolcemente».

Neige mi ha accolta con un inaspettato «Fatti abbracciare! Hai scritto delle cose meravigliose!». Io? Mai nessuno mi aveva ringraziata così calorosamente. Ecco, come è stata ripagata la mia delusione. Felicità.

2 commenti :

  1. Ciao!grazie al michela sono arrivata al tuo blog,mi piace molto lo trovo interessante con buoni spunti per nuove letture.A presto Laura

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie! Comunque è bello fare incursioni in campi diversi.

      Elimina

L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale