martedì 24 giugno 2014

Incontri d'autore - Intervista a Raffaella Silvestri

Parma è stranamente animata questo sabato, sarà che il cielo stamattina non ha concesso un raggio di sole. Ma il pomeriggio è pieno di luce. È il primo giorno d'estate. È sabato 21 giugno ed io sto per incontrare Raffaella Silvestri, autrice de La distanza da Helsinki, edito da Bompiani, in città per presentare il suo libro alla libreria Ubik. Parliamo davanti davanti ad uno spritz e ad un succo all'ananas (indovinate chi l'ha preso!). È piacevole chiacchierare con lei, il tempo scivola leggero e non te ne accorgi.

Come misurano Viola e Kimi la distanza da Helsinki?
È innanzitutto una distanza geografica da qualunque altro posto, ma fondamentalmente è la distanza tra di Kimi e Viola. Intendo questa distanza come il vuoto che ci può essere tra due cose o due persone, infatti è un libro di ellissi come dimostra la struttura: due vite che si accendono, mai a caso, di fronte a delle scelte che le renderanno poi quello che sono alla fine del libro.
Viola tenta di accorciare più volte questa distanza, ma ha una passività totalmente italiana e generazionale che corrisponde con l'affievolirsi della speranza. Alla fine di ogni fase (adolescenza, università, età adulta) Viola perde un po' quello slancio vitale che è massimo nell'età adolescenziale, come lo è per tutti. In parallelo si snodano sedici anni storia di Italia e d'Europa, dagli anni '90 – quando volevamo essere più ricchi dei nostri genitori, viaggiare in prima classe, avere un lavoro più creativo – a gli anni 2000 – quando il mito della banca d'affari è quella felicità mai agguantata.
Kimi, invece, vive già distante da tutto e per lui l'incontro con Viola è uscire dalla bolla, negare se stesso. Il viaggio in Cina è un periodo di forte scoperta, mentre lei cade nella passività. Sono un'altalena, quando lui è su lei è giù: è così che la distanza aumenta. Kimi fa qualcosa ma non è mai abbastanza.

L'ispirazione per questa storia e per questi personaggi?
La fascinazione per questi due personaggi sicuramente nasce da cose che ho vissuto e questo non vuol dire che esiste Kimi e che esiste Viola. E soprattutto Viola non sono io.
Ho incubato per tanto tempo questa storia che ho creduto che fosse scaduta perché magari troppa acerba o da rianimare, ma era così viva che non potevo lasciarla andare. La mia ossessione era di parlare di tempo e di coraggio, non avevo chiaro il modo ma avevo in testa il sentimento di cui volevo parlare, di porte che si chiudono con la crescita, dell'indurimento del carattere in relazione alle cose che puoi fare nella tua vita. Ecco, perché penso che l'adolescenza è il periodo migliore per far incontrare due personalità particolari perché cominciamo a formarci e finiamo di verso i trent'anni.
Ho l'ossessione del tempo. A 15 anni mi sentivo vecchia! A 20 anni al mio migliore amico ho detto: «Se guardi la nostra vita come il quadrante di un orologio siamo già ad un quarto d'ora». Stavamo preparando la festa per il nostro compleanno!
Mi hanno colpito i versi di Macbeth nella nebbia delle Luci della centrale elettrica: Fino a trent'anni avevi gli occhi verdi/ delle ali trasparenti/ padri e madri interiori che ti riempivano di voci. Vedi, c'è qualcosa di generazionale che ha che fare con il passaggio dei trent'anni.

Se non avessi partecipato a Masterpiece, avresti inviato il tuo manoscritto a qualche editore?
Ho inviato il manoscritto a Masterpiece perché sentivo di essere lontana dalla case editrici. Alla fine di agosto avevo una prima bozza che non mi soddisfaceva: sono perfezionista, forse per me non sarebbe stata mai abbastanza buona. L'altra opzione era inviare il manoscritto ad un'agente letterario perché mi sembrava una via verosimile, è un buon intermediario tra un emergente e una casa editrice sommersa dai manoscritti. È stata però una questione di tempistica.
Partecipare mi sembrava una cosa democratica e meritocratica, pur non avendo un'attitudine televisiva, confrontarmi con i meccanismi televisivi, l'emotività estorta, la pressione.
Quella carica sadica, credo, sia stata un compromesso con la televisione: accontentare i meccanismi televisivi e fare cultura, ossia mediare tra cultura cosiddetta alta che ci snobba perché abbiamo partecipato a un talent e la cultura cosiddetta bassa, quella dei best seller anche italiani snobbati da quella alta. Masterpiece è stato un tentativo di creare questo ponte e di scendere a compromessi, così anche noi. Nessuno di noi aveva una personalità televisiva, ma eravamo dodici anime che tenevano a pubblicare il proprio libro più di qualunque altra cosa.
Gli effetti sono stati così devastanti su di me che tornando indietro, crederei di più nella mia scrittura. Se avessi percepito una possibilità in più, non avrei partecipato. Masterpiece è stato un'occasione che ha portato ad una pubblicazione con Bompiani.

Il Women in Literary Arts ha dichiarato, attraverso le sue statiche, che nel 2013 lo spazio concesso alle donne nelle riviste culturali è nettamente inferiore a quello concesso agli uomini. Tu che ti confronti con la realtà italiana cosa ci dici?
Lo standard dell'editoria italiana è maschile: ti posso citare senza spingerci troppo in là, la cinquina del Premio Strega e del Premio Calvino in cui figurano solo due donne.
Noi siamo figli di trent'anni di cultura televisiva berlusconiana. Penso anche che non sia una persona a fare un Paese, ma portare a galla e peggiorare delle attitudini e una mentalità maschilista sì, come ho scritto per il «New York Times». La letteratura in Italia, nonostante abbiamo avuto grandi scrittrici come Elsa Morante, premia sempre l'uomo. Le vendite non sono squilibrate, lo spazio  lo è: nelle pagine culturali ciò è evidente. Nelle nazioni in cui il processo di parità è più avanzato ne se parla di più: infatti, il Gender Gap Index sottolinea questa disparità. In Italia, ancora non siamo tutte d'accordo sul fatto che ci sia un problema, è più facile negare, è più facile dire “se sei brava ce la fai”. Anche a me piacerebbe credere che basti solo ciò. Noi siamo abituati a vedere la donna come a pezzi di corpo e forse per questo fatichiamo a pensare ad una donna scrittrice.
In generale, si parla poco di autori italiani. Viviamo un complesso di inferiorità nei confronti di ciò che è straniero, invece che cullare la nostra generazione di scrittori puntiamo al caso letterario internazionale, non curiamo la nostra lingua, non ci chiediamo come nascono pochi casi letterari italiani. Sembra che sia il mercato a decidere chi pubblicare.
Inoltre, la scuola non insegna a scegliere. Alle medie la mia professoressa, ci invitava a leggere ciò che noi avevamo a disposizione in classe senza imporci una lettura comune. I libri erano i nostri e durante l'anno ce li scambiavamo.

Quali sono e quali sono state le tue letture?
Essendo stata abituata a scegliere, ho dei miei sentieri che non prendevano in considerazione le vendite, le copertina e l'autore anche se a volte è capitato. Ho sempre seguito percorsi sia inter-nazionali, sia inter-tematici, sia comparativi. Per un periodo mi sono appassionata al romanzo di formazione, ho letto da Peter Cameron a Jonathan Safran-Foer ad Agostino di Moravia, che uno dei miei libri preferiti. Mi sono nutrita principalmente di letteratura italiana contemporanea dal dopoguerra a ieri e di letteratura in lingua inglese, nordamericana e inglese. Ho letto anche durante le lunghe estati i classici. Sono stata sempre curiosa di vedere cosa si pubblicava in Italia e poi seguivo i miei percorsi mentali.

Quest'estate ti troviamo a... 
Sarò il 26 Giugno al Salerno Festival della letteratura, Tempio di Pomona alle ore 22,00; il 28 Giugno ad Arenzano (GE) al FestivaLab, libreria Sabina alle 18,30; il 18 Luglio Varazze (SV) per l'Aperitivo Letterario presso la libreria  Mondadori alle ore 21,00; il 25 Luglio Lido degli Estensi (FE) Libreria Le Querce; il 5 settembre a Genova Sestri Ponente h18 alla libreria Mondadori alle ore 18,00. 
E anche su Facebook e Twitter.

Grazie Raffaella Silvestri per questo spazio. In bocca al lupo!


3 commenti :

  1. Brava, Raffaella, in bocca al lupo per tutto!

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  2. Bella intervista, anche se non sono ancora sicura se leggere questo libro o meno...

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    1. Se lo leggi, poi fammi sapere. Grazie comunque!

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