giovedì 31 luglio 2014

Dettato di Sergio Peter


Dettato, opera prima di Sergio Peter, apre la collana di narrativa della casa editrice Tunué, che fino a questo momento si era dedicata alla graphic novel. L'ho scoperto al Salone di Torino: mi è piaciuta molto la copertina (purtroppo il mio Kobo è in bianco e nero), incuriosita da un titolo di chiara reminiscenza infantile.
Il libro è una raccolta di storie autobiografiche, è un canto spensierato e malinconico allo stesso tempo.
Dettato rimanda a quell'esercizio scolastico dei primi anni delle elementari, in questo caso è un riportare su carta la voce della natura, delle storie di paese in una lingua come viene, in cui italiano e dialetto non hanno paura di sconfinare l'uno nel territorio dell'altro, arricchiscono sentimenti e situazioni. Come dimostra Intermezzo che raccoglie alcune lettere del primo Novecento, in cui tentativi di scrivere in italiano si fondono con il linguaggio più colloquiale. E anche poesia e prosa trovano respiro nella medesima pagina raggiungendo momenti sorprendenti.
Il giovane scrittore narra di un mondo ben conosciuto, Grandola, il paese di origine della sua famiglia e teatro della sua infanzia. Il paese «giace su terre di frontiera con il Canton Ticino, fra tre laghi» e tutti intorno ci sono la Val Menaggio, Barna, le pianure di Loveno, il lago di Piano che per lui sono la Casa, con c maiuscola.
Sergio Peter lascia la parola a suoi abitanti. Mario racconta durante di aver pescato le anguille – pesci quasi mitici da quelle parti che stanno ad «ascoltare sui fondali il coro funebre dei vecchi di Comacchio e del pescatore di Tampiglia» –, di aver bruciato il diario di duecento pagine insieme alla raccolta de «La Domenica del Corriere» di tutto il 1937. Ermanno è una figura importante, nonostante si palesi poco durante la narrazione, apicoltore e autore di alcuni opere inedite, ultimo custode di leggende e convinzioni del tutto personali che chiude le porte di Grandola.
E poi ci sono i Canestri pieni di dolci, uova e burro, ortaggi, olio e miele, le estati piene di luce, i pomeriggi vuoti da riempire con i giochi solitari e l'attesa che la valle si popoli di turisti, i nuovi amici e i prati verdissimi. E soprattutto il rimpianto per ciò che non c'è più.
La memoria collettiva e genealogica si snocciola fino ricordare il mestiere del padre, il campanaro, abbandonato con il trasferimento in città. Sergio ha un'immagine ben precisa delle campane azionate dalla forza dell'uomo e i cui rintocchi scandiscono la quotidianità dei contadini, affezionato al suono e al “naturale” dondolio. E quando scopre la fine della magia, è lecito porsi questo interrogativo: «se le campane han smesso di muoversi, un giorno smetteranno di suonare», che ne sarà di questi blocchi di bronzo?
Questo microcosmo si inserisce in un discorso ben più intimo che si svela lentamente, nasconde il dolore per la scomparsa prematura del padre, un elemento che sfugge o non si percepisce fin dalle prime righe. Forse questo è il punto debole di questa narrazione, sembrano racconti senza un forte nesso.
Tavernela è il mio preferito – elegiaco e delicato –, lo scrittore di fronte allo spiazzo selvatico ritrova parole e sensazioni perdute. Sergio «sei tornato a confonderti col paesaggio?». È la chiave di lettura del libro, luoghi e ricordi creano spazi da abitare, condividere, sono rifugio e amuleti contro l'oblio: «Scorre l'ora, tramonta il giorno, passano gli anni e in tempo così breve passa la vita». E questo Sergio Peter lo sa bene. 

Titolo: Dettato
Autore: Sergio Peter
Editore: Tunué
Pagine: 112
Anno di pubblicazione: 2014
EAN: 9788867901036
Prezzo di copertina: € 9,90
Disponibile in ebook: € 4,99

2 commenti :

  1. Dev'essere un libro che provoca nostalgia, non so bene di cosa, ma i profumi genuini, i canestri con il cibo, le storie quotidiane. Una segnalazione interessante.

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