martedì 1 luglio 2014

Il corpo non dimentica di Violetta Bellocchio


Penso alle polemiche suscitate dopo la presentazione alle Invasioni barbariche de Il corpo non dimentica di Violetta Bellocchio, edito da Mondadori: non è possibile che un alcolista si comporti così e via dicendo.
Mi sembra presuntuoso giudicare la vicenda nel bene e nel male, soprattutto quando non si hanno gli strumenti per farlo e non credo che tutte le esperienze sono catalogabili sotto precisi standard. Ma la scrittrice, in questo libro, parla senza pezzi termini del suo passato da alcolista. La vicenda non cede a patetismi o vittimismo, non è per niente edulcorata. E quello che leggerete non è un romanzo, ma una storia vera.
Violetta Bellocchio ha scritto un libro molto bello, difficile, con una scrittura coinvolgente e diretta. Questo penso.
«Ho perso la memoria», inizia così il racconto. E gli anni dimenticati sono ben tre, tra i venticinque e ventotto anni. Ma quando Violetta comincia a scrivere di anni ne sono passati ben otto.
Il corpo non dimentica è una ricostruzione giornaliera attraverso alcune parole chiave, un “esercizio” prescritto dalla sua terapeuta Meredith e assimilabile a un diario, a una confessione a sé stessa. Perché l'intento non è di dissuadere dal bere o proporre un manuale, ma di chiudere il cerchio e ripartire, aprirsi un nuovo Inizio «con la speranza di avere un filo di pace. […] Non guarire».
È necessario «tracciare la cronologia», fare chiarezza che equivale a pulizia e, poco importa se gli stacchi temporali si fondono gli uni dentro gli altri. Riflessioni lucide e ricordi offuscati. Ventotto giorni, ventotto parole, un lungo calvario tempestato di segni, di prove certe.
«La memoria è una cosa fisica. Nei ricordi, noi riviviamo momenti reali e precisi; la piega delle labbra, la risposta infelice; dettagli. Non devi chiudere la porta. Loro trovano il modo di uscire».
Non c'è un incidente scatenante, potrei dire che si tratta di insicurezza soprattutto fisica, un aspetto tirato in ballo molte volte nelle pagine. Però è solo una mia congettura, forse troppo approssimativa.
Inizia tutto durante gli aperitivi milanesi, un bicchiere, poi due, tre fino a diventare senza accorgersene una dipendenza, una binge drinker: «Essere alcolizzata – essere, nelle guide degli altri, “una che beve” – significa prendere posto in una storia di violenza; accettare la violenza e la seduzione come parti di te, le più profonde; le sole che siano autentiche. Incatenare te stessa mani e piedi a una roccia che tu hai scelto. E tu, ragazza ubriaca, una che beve, tu sei la tua colpa e la tua vergogna. Una complice e un’aiutante». Una donna ubriaca è visibile, cade preda di facili giudizi, è vittima di violenza o scherno. Una donna ubriaca non è uno spettacolo divertente.
Si sente infestata, posseduta come le predice una fattucchiera a New York: Violetta prova a rintracciare questa convinzione nel suo albero genealogico, quella vergogna di testa è eredità alla nascita e caricata in età adulta.
Il corpo non dimentica è un fantasma, un'altra se sedimentata e difficile da scaraventare fuori. «Per lasciarla andare, davvero stavolta, devo trovare le ossa, portarle qui, alla luce. E poi il fantasma, lei, smetterà di infestare me, la casa».
Lei, l'altra ti fa indossare vestiti sporchi, non ti lavare i denti, ti indica quale supermercato andare per acquistare alcol prima che termini l'ultima bottiglia, ti tiene sveglia la notte, ti fa ordinare meticolosamente le bottiglie, ti fa arrivare in ritardo alle riunioni di lavoro, ti fa arrovellare le mani, ti fa fluire tutto dal corpo. «Certe giornate le potrebbe raccontare qualsiasi ubriaco. Cambiano i rituali, l'odore mai». Alcol, vomito, sangue, promiscuità in un unico liquido. La festa finisce sempre così.
La prima volta che partecipa ad una riunione degli Alcolisti Anonimi è il 15 gennaio 2006, un passo importante per prenderne atto di un percorso lento e doloroso. Violetta sa bene che la guarigione è il passaggio allo status di alcolista passiva: c'è il pericolo di recidività appostato dietro l'angolo, con la consapevolezza che il nastro passo riavvolgersi e ripartire. Questa è la diagnosi finale. 

Titolo: Il corpo non dimentica
Autore: Violetta Bellocchio
Editore: Mondadori
Pagine: 274
Anno di pubblicazione: 2014
EAN: 9788804624950
Prezzo di copertina: € 17,00
Disponibile in ebook: € 9,99

4 commenti :

  1. Bella recansione. Ultimamente sono attratta dalle storie dannate! Me lo segno!!!
    Ha una covera ssolutamente splendida!!!! :)

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    1. Assolutamente. All'inizio ero restia a leggerlo, poi però mi sono decisa e ne sono contenta.

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  2. Mi piace... perchè è vero... e io amo le cose vere... e in questo momento ho bisogno solo di cose vere!
    baciotti

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