mercoledì 6 agosto 2014

Farsi un'idea #45

Buona sera, 
vi tengo compagnia con un estratto da Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio, libro che mi ha fatto conoscere questa brava autrice dalla scrittura chirurgica e bellissima. 
Il brano che segue è il primo racconto, quello che è più staccato dai temi principali, la morte e l'infelicità, ma che al tempo stesso introduce straordinariamente al contesto dei capitoli successivi: un mondo borghese ovattato e terribile.
Buona lettura!
Il ragazzo che guarda rimette il binocolo nell’astuccio. Torna alla casa che sembra deserta. Attraversa il giardino buio, la collina di prato, cammina sul bordo della piscina immobile, la zanzariera della porta finestra sbatte.
Sul tavolo di marmo della cucina c’è un costume bagnato, è di nylon blu, olimpionico. Per il resto la stanza è perfettamente pulita e in ordine. C’è una falena che urta contro una lampadina. Ci sono impronte di piedi bagnati su per le scale. C’è silenzio.
Squilla il telefono, un trillo sintetico a basso volume. Il ragazzo non risponde, lascia squillare. Apre il frigo, chiude, apre il forno, chiude. Niente.
Poi urla: – Rispondii!Dal piano di sopra una voce di ragazza: – Non posso, rispondi tu!
– Pronto.
– Amore? Mi senti?
– Ciao mamma.
– Tesoro, la linea è disturbatissima, mi senti?
Lui è ostile, scandisce le parole, lentamente, con una calma che contiene furia: – Io ti sento perfettamente, non c’è bisogno che urli.
– È che ci sono dei rumori terribili. Siamo per mare, davanti alla Sicilia, stiamo scendendo verso la Tunisia.
– Sì ma non urlare.
– State bene?
– Stiamo da dio.
– Tua sorella sta bene?
– Purtroppo sì.
– State mangiando? Non è che quando torno vi trovo pelle e ossa?
– Ho appena messo in forno un fagiano alla Bismarck.
– Non fare lo spiritoso. Vi saluta papà, è qui a fianco a me, vi manda un bacio.
– Ma dài.
– Amore, lo sai perché ho chiamato?
– Non lo so, mamma, perché hai chiamato?
– Perché oggi è il tuo compleanno. Tanti auguri, cretinetto.
– Evviva.
– Che fate per festeggiare?
Il ragazzo guarda la falena che continua a sbattere contro la lampadina, dice a bassa voce: – Perché non la smetti?
– Avete invitato gli amici?
Il ragazzo simula vivacità: – Mamma, suonano al citofono, devono essere gli invitati, corro ad aprire!
– Ok, tesoro. Tanti auguri anche da papà. Divertitevi.
Riattacca e resta immobile seduto sullo sgabello, al bancone di acciaio della cucina.
La sorella entra silenziosa, a piedi scalzi, fa una figura di danza classica con la gamba alzata a toccare la spalla. Ha diciassette anni, è in mutande e maglietta, ha i capelli bagnati, il corpo magro, gli occhi dilatati: – Chi era?
Lui non la guarda: – Era mamma.
– Hai una sigaretta?
Il ragazzo le lancia un pacchetto di Marlboro.
– Che dice, si divertono in barca?
– Che cazzo ne so. Perché non c’è niente da mangiare?
– Non essere maschilista, non chiederlo a me, potrei farti la stessa domanda, perché non c’è niente da mangiare?
Poi la ragazza sfila dall’elastico delle mutande una bustina di plastica bianca e la posa sul tavolo davanti al fratello.
– Buon compleanno.
Gli dà un bacio sulla guancia. Lui resta indifferente. Prende la bustina e la guarda.
– Che cos’è, svelta o lenta?
– Lenta.
– Potevi prenderne una di svelta e una di lenta.
– Vaffanculo, ingrato.


Da Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio, pp. 7-8-9

1 commento :

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