mercoledì 27 agosto 2014

#Farsi un'idea #47

Leggiamo le prime pagine di Prendila così di Joan Didion: Maria ricoverata in una clinica psichiatrica ricostruisce i fatti che l'hanno condotta in quel luogo. La donna racconta del suo passato, non meno traumatico della sua attuale realtà, nella polverosa Silver Wells, abbandonata per seguire la promettente carriera cinematografica.  
Dopo le prime confessioni, la parola viene ceduta ad Helene e a Carter, rispettivamente presunta amica ed ex marito. Successivamente, una voce esterna continua a narrare e di tanto in tanto riappare Maria, o come ho scritto nella recensione, può essere la protagonista che espone in terza persona con algido distacco. I ricordi sono nitidi e dolorosi, asciutti come la scrittura dell'autrice americana.
Buona lettura!
Atteniamoci a certi fatti. Ecco quel che è capitato: ero molto carina (non sto dicendovi che era una fortuna o una sfortuna, è una semplice constatazione, lo so dalle fotografie) e qualcuno mi ha fotografata e poco dopo prendevo cento dollari all’ora dalle agenzie e cinquanta dollari dalle riviste, che a quei tempi era mica male, e ho conosciuto un sacco di gente del Sud e di checche e di ragazzi ricchi, ed era così che passavo i giorni e le notti. La sera che mia madre è uscita di strada con la macchina alla periferia di Tonopah, ero con un ragazzo ricco ubriaco al vecchio Morocco, per quanto sono riuscita a ricordare più tardi: l’ho
saputo soltanto un paio di settimane dopo, perché i coyote l’avevano dilaniata prima che qualcuno la ritrovasse e mio padre potesse darmi la notizia. («Gesù, ci andava così bene a Silver Wells» mi disse Benny Austin quella sera al Flamingo, e forse era vero per loro, forse era vero per me, forse non avrei dovuto mai andarmene, ma con questo modo di pensare non si viene a capo di nulla, perché come ho detto a Benny non esiste più Silver Wells. L’ultima volta che ho sentito parlare di Paulette, abitava in un posto chiamato Sun City. Rifletteteci.) La lettera di mio padre era stata spedita a un vecchio indirizzo e inoltrata, l’ho letta in tassì una mattina che ero in ritardo per una seduta di pose e quando ho afferrato il fatto, nel bel mezzo della seconda frase, mi sono messa a urlare e poi per un mese non ho lavorato. La lettera è ancora chiusa nella valigetta del trucco, ma sto ben attenta a non leggerla a meno che non sia ubriaca, cosa che nella mia attuale situazione non accade mai. «È un brutto colpo, ma Dio, se ce n’è uno, e, tesoro, sinceramente credo che debba esserci “Qualcosa”, certo non l’ha voluto per farti rinunciare ai tuoi progetti» così finiva la lettera. «Non permettergli di fregarti perché hai tutti gli assi nella manica.»


Da Prendila così di Joan Didion

2 commenti :

  1. Che bello rileggerti... e questo libro mi intriga parecchio...
    Un bacione socia!

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    1. Grazie Michi, i tuoi saluti sono sempre graditissimi... un bacio

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