lunedì 4 agosto 2014

Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio


È da una vita che avevo in lista questo libro, Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio ed edito da Einaudi – giuro, che da oggi mi prendo una pausa da questo editore – ma avevo sempre rimandato.
Credevo di trovarmi a leggere un libro generazionale del tipo hotrentannimisentomale, niente di tutto ciò, anche se in quel caso avrei trovato miele per la mia crisi esistenziale. L'ho letto in un giorno sul treno, ogni tanto mi sono fermata, ho ripreso, sottolineato.
Stanno tutti bene tranne me ha il vestito di un romanzo, ma il contenuto di tre racconti più uno piccolo preambolo. Ed è sorprendente, ha ampiamente soddisfatto le mie aspettative.
La penna della Brancaccio è una lama affilatissima, una scrittura limpida e sottile, asciutta e chirurgica, capace di dare concretezza a situazioni e personaggi; coglie la fragilità dei momenti, la tensione e la tragedia, dipinge pennellate di umanità sofferente.
Un ragazzo punta un binocolo verso l'abitazione dei vicini, è intento a spiare gesti e affetti familiari altrui. E da lì che le vicende si dipanano. È un'istantanea, un accenno che introduce al nucleo centrale della vicenda. L'occhio del ragazzo si infiltra nel mondo borghese, ovattato, luccicante, tiepido, illusorio, per portare a galla le insicurezze, gli orrori, le apparenze che già vi abitano dentro casa sua.
«C'è qualcosa di artificiale in questi piccoli fotogrammi della giornata, servono a nascondere la verità. Le raccontano ogni volta una vita ordinata e regolare, una vita perfetta».
You loose! Spezza il silenzio e spaventa chi l'ascolta. Una punizione. Un fallimento. È un rombo nel cuore della notte. È da qui che finisce la tragedia di Margherita, che è dolore e liberazione al tempo stesso.
Ma prima Margherita ha le sue giornate vuote, senza sonno, i tranquillanti, la sveglia al pomeriggio, è affollata di libri di cucina, la depressione che l'affligge, l'esclusione dal branco. E già, perché da quando i figli sono cresciuti non comunica con loro, piano piano hanno trovato un punto di riferimento nel padre: «Una vita che avanti senza di lei. Stanno tutti bene tranne me. Studiano, lavorano, giocano a tennis e vanno alle cene. È tutto a posto. È questa la grande bugia».
Ci sono molte bugie, o meglio non-detti, crude e inaspettate verità che capovolgeranno la realtà finta e accusatoria. L'infelicità è dentro le mura domestiche e si fatica a riconoscerla per paura. Margherita decide di farsi curare da uno psicanalista, De Seta, richiamato ad esercitare in seguito alla chiamata della donna. L'uomo, a sua volta, porta con sé una storia piena di dolore che confessa alla sua paziente e alla ragazza conosciuta nel giardino vicino casa.
Infine, i vicini di casa, una giovane coppia colpita dalla scomparsa del piccolo figlio decide di trascorrere qualche mese nel Chianti per scordare quel lutto, ma fin dall'inizio si percepisce una partenza senza ritorno.
Le tre storie ruotano intorno ad un tema comune, la morte, un pensiero razionale che si affronta con la pancia e con il cuore, per spirito di sopravvivenza ci fa circondare di vita.
E poi, ci sono i vuoti tra la fine e un nuovo inizio, cesure che ti fanno sostare nell'attesa, apnea in acqua torbida. Margherita e tutti gli altri non sentono la necessita di sconfiggere definitivamente il dolore, sono in bilico tra la guarigione o la convivenza con una ferita aperta. La felicità è un briciolo di poesia, labile e sfuggente.
A Margherita e agli altri personaggi non rimane che galleggiare, nella speranza che il loro dubbio trovi presto una risposta: «Ma qual è il modo migliore di vivere?»

Titolo: Stanno tutti bene tranne me
Autore: Luisa Brancaccio
Editore: Einaudi
Pagine: 139
Anno di pubblicazione: 2013
EAN: 9788806215149
Prezzo di copertina: € 15,50
Disponibile in ebook: € 9,99

10 commenti :

  1. Leggendo le tue parole, il libro incuriosisce ma ho apprezzato particolarmente il tuo "stile" di scrittura. :)

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    1. Gioia per questo complimento! Grazie mille!!! :))))))

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  2. Mi sono fermata subito perché non voglio saper nulla della trama...l'accenno al ragazzo col binocolo è bastato per farmi venir voglia di leggerlo! Lo inserisco subito in lista con grande gioia, visto che devo decisamente aprirmi un po' di più alla narrativa nostrana, in genere la snobbo.

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    1. è partito il commento da solo XD Comunque niente, mi hanno consigliato in molti di leggere la Brancaccio e ammetto che mi sento un po' in difetto a non averlo fatto prima. Domani ho in programma una bella spedizione in libreria, e l'ho messo in cima alla lista di titoli da portare a casa con me! Grazie del consiglio :)

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    2. Neanche io leggevo autori italiani, poi ho partecipato ad un challenge che "costringeva" a leggere solo questa tipologia di libri e da lì è cambiata la mia prospettiva riguardo la nostra letteratura. La nostra editoria non è una macchina da guerra come quella americana o inglese. E sai bene, che molti vendono per il nome che portano ma molti di più sono quelli bravi.
      Ti consiglio la Brancaccio e anche gli scrittori napoletani, hanno quel quid in più che agli manca.
      Buone vacanze e buone letture!

      Ps: io accenno appena alla trama, lascio solo qualche elemento.

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  3. Non potevo non passare da te e vista anche la mia crisi esistenziale... quando ho letto il titolo... ho pensato "questo fa per me"... ma lo leggerò lo stesso... IO mi fido di te!
    Baci

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    1. Sono sicura che ti piacerà, Michela. :)))))

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  4. Questo libro lo sento nominare da tempo e il titolo, lo ammetto, mi incuriosiva un bel po'... ora che mi dici che sono racconti mi hai praticamente convinto...

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    1. Sono racconti legati da un unico tema, mentre il primo introduce l'ambientazione. Buona lettura!

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  5. Un libro coinvolgente,storie trascinanti, uno stile narrativo capace di mettere sapientemente a nudo emozioni, turbamenti, sentimenti.

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