lunedì 15 settembre 2014

Farsi un'idea #51

Buon lunedì, riprendo lentamente l'attività del blog dopo aver trascorso qualche giorno al parco di Portofino con Letteratura rinnovabile, gli asinelli di Massimo Montanari e tanti nuovi amici. Tra qualche giorno vi racconterò di questa magnifica avventura, giusto il tempo di riordinare le idee. 
Nel frattempo, ci occupiamo di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di Eric-Emmanuel Schmitt, recensito la scorsa settimana. Vi avevo confessato le mie perplessità riguardo alcuni punti della storia chiusi troppo frettolosamente.
Certo, la storia mantiene tutti i toni delicati della fiaba e dell'apparente leggerezza, il punto di vista di ragazzino che ha dimenticato cosa voglia dire sorridere e la saggezza di un uomo dalla voce speziata. 
Buona lettura!
«Perché non sorridi mai, Momo?» mi domandò monsieur Ibrahim. 
La domanda era come un cazzotto, un vero e proprio cazzotto al fegato, non c’ero preparato. 
«Sorridere è roba da gente ricca, monsieur Ibrahim. Io non ho i mezzi». Naturalmente lui cominciò a sorridere, tanto per farmi girare le scatole. 
«Perché, tu credi che io sia ricco?». «Beh, la sua cassa è sempre strapiena. Non conosco nessuno che per tutto il giorno abbia così tanti soldi sotto gli occhi».
«Ma i soldi mi servono per pagare la merce e il locale. E alla fine del mese non mi resta molto, sai»
E sorrideva sempre di più, come per prendermi in giro.
«Monsieur Ibrahim, quando dico che il sorriso è roba da ricchi, intendo dire che è roba per gente felice».

«Ecco, è qui che ti sbagli. E' il sorridere che rende felici».

«Col cavolo!».

«Prova».

«Col cavolo, ho detto».

«Ma scusa, Momo, tu sei educato, no?».

«Per forza, se non voglio rimediare un ceffone».

«Ecco. Educato va bene. Cordiale è meglio. Prova a sorridere e vedrai».

Beh, dopo tutto, con monsieur Ibrahim che me lo chiede con tanta gentilezza, allungandomi una scatoletta di choucroute di qualità sopraffina, vale la pena provare...

Il giorno dopo, sembro un malato che si sia beccato il virus durante la notte: sorrido a tutti.

«Mi spiace, professoressa, non l'ho capito il problema di matematica».

E zac! un sorriso.

«Non sono proprio riuscito a farlo!».

«Va bene, Mosè, te lo rispiego».

Una cosa mai vista. Non uno strillo, non una minaccia. Niente.

Alla mensa...

«Posso avere un po' di crema di marroni?».

E zac! un sorriso.

«Grazie, con un po' di formaggio bianco...».

E mi danno quello che chiedo.
In palestra, ammetto di essermi scordato le scarpe da tennis. 
E zac! un sorriso. 
«Il fatto è che le avevo messe ad asciugare, professore»
Il prof ride e mi dà una pacca sulla spalla.

L'euforia è totale. Più niente mi resiste. Mounsieur Ibrahim mi ha dotato dell'arma assoluta. 

Da Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano di Eric-Emmanuel Schmitt, pp. 26-27-28

4 commenti :

  1. Mi piace molto Schmitt; ha la capacità, con parole semplici, di dire molto...

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    1. Per me è il primo che leggo e qualcosa non mi è piaciuta. Riconosco l'efficacia di alcune pagine.

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  2. Mi spiace non ho letto la tua recensione, ora recupererò, ma ricordo il film tratto da libro e credo, leggendo le righe che hai riportato, che l'atmosfera semplice calda e vitale sia stata trasmessa in pieno... :-)

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    1. Ho preferito il film, trasmette meglio quest'atmosfera.

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