mercoledì 17 settembre 2014

Una nuova terra di Jhumpa Lahiri


Una nuova terra è il secondo libro di Jhumpa Lahiri che leggo e ho capito definitivamente che vado sul sicuro con i suoi scritti. Quindi, per ora niente sorprese se non piacevoli.
Questo libro, edito da Guanda, è una raccolta di otto racconti divisi in due gruppi: la prima ne contiene cinque; la seconda parte risulta più articolata perché presenta tre storie legate dai protagonisti principali e narrate in prima persona dagli stessi con uno stravolgimento di prospettiva nell'ultimo.
Tuttavia, le vicende ruotano intorno solo alla middle class e non so se ciò sia un punto debole o meno. I protagonisti si affannano a mantenere la loro posizione sociale e non c'è alcun accenno a un cambio di status.
In poche righe le storie abbracciano un arco temporale ampio, tanto che questi racconti assumono la forza di un romanzo. Ne è complice la scrittura dell'autrice che rivela naturalezza, nulla di artificioso. La leggerezza e la poesia tratteggiano personaggi complessi, trovandosi ad affrontare sconvolgimenti improvvisi fino a intraprendere un percorso di formazione.
Le vicende si snodano tra l'America e Londra, sullo sfondo ci sono sempre l'India e Calcutta, un passato che ritorna, un'ancora di salvezza per chi non ha mai realmente lasciato il paese natale. I protagonisti sono immigrati bengalesi, la vecchia generazione che si stabilisce in America con i loro figli.
Ruma vive a San Diego con il marito Adam e ospita per un breve periodo il padre il quale non riesce a confessare un segreto. Rahul, figlio viziato, entra nel giro dell'alcolismo e la sorella Sudha si assume il ruolo dei genitori per tentare di recuperare il fratello fino a compromettere il rapporto di fiducia con il marito. La madre di Usha ha il cuore spezzato quando Pranab si sposa con l''americana Deborah, fino a profetizzarne il divorzio. Hema e Kaushik sono i protagonisti degli ultimi tre racconti, narrano il loro incontro e i loro drammi, e lo fanno attraverso una confessione/lettera che l'uno indirizza all'altra. Sono le storie che ho preferito per l'espediente narrativo utilizzato dall'autrice e per il richiamo finale ad un evento contemporaneo.
Possiamo leggere di una seconda generazione di immigrati, pronta all'integrazione ma trattenuta dalla tradizione. I giovano si sentono schiacciati dalla responsabilità di non deludere e dalla necessità di cogliere il momento, di riuscire a superare l'attaccamento all'eredità culturale solo geneticamente ma non per vissuti diretti. Ecco, perché si sentono stranieri nel passato e nel presente.
I genitori cercano disperatamente di non recidere il filo con la loro lingua e la loro appartenenza: nessuno luogo è una casa, se non la terra di origine. Entra in gioco la questione identitaria: chi vive lontano tenta in tutti i mondi di mantenere un legame con le proprie origini e di farlo recepire ai più giovani, fino all'esplosione di conflitti generazionali interni alla famiglia e i gruppi etnici. La nuova terra è un'opportunità, il futuro, e allo stesso tempo legame viscerale con la vecchia tanto da generare isolamento. Il trapianto della nuova pianta, come recita la citazione di Nathaniel Hawthorne a inizio libro, è sinonimo di rafforzamento? Jhumpa Lahiri scava a fondo in queste storie e spesso verifica risultati contrastanti: l'altrove di Hawthorne non sancisce fortuna ma sofferenza. Solitudine, malattia, dolore, morte e quotidianità sono gli elementi che descrivere quella sensazione di sradicamento dalla proprie radici.
La nuova geografia non sancisse la sicurezza sperata, ma minaccia i punti fermi per la difficoltà di scendere a compromessi.
Gli otto racconti sono sguardi di turbati e recettivi che recano con loro un bagaglio valori in bilico tra Oriente ed Occidente, tradizione e globalizzazione, ragione e sentimento.

Titolo: Una nuova terra
Autore: Jhumpa Lahiri
Editore: Guanda
Pagine: 378
Anno di pubblicazione: 2010
EAN: 9788860888723
Prezzo di copertina: € 12,00

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