venerdì 3 ottobre 2014

Farsi un'idea #55

Questo è uno dei rari casi in cui vorrei trascrivere tutto il libro, ma non è molto rispettoso nei confronti dell'autrice Chicca Gagliardo e della casa editrice Hacca. Mi sono limitata alle venti righe con mio grande dispiacere, ma è un invito ad acquistare il libro.
Il poeta dell'aria è un libro prezioso, denso di significati e di poesia, un libro che segue il movimento leggero dell'aria anche dal punto di vista grafico. Infatti, ho scattato qualche foto in più per rendere l'idea di questo sali-e-scendi, un volo di parole piene e sospese.
Il brano che andrete a leggere, credo s'inspiri all'artista francese Philippe Petit, un giocoliere dell'aria. Il Volatore parla di Zuzù, un esperto funambolo nella vita terrena, e di quell'attimo prima di percepire la vertigine e diventare respiro poi. La forza che non lo fa desistere dal continuare il suo percorso sul filo ha più voce della prudenza. È un soffio di vento.
Buona lettura!
È la prima volta che gli capita. La prudenza consiglia di sospendere, c'è qualcosa di strano, non fidarti. Ma ormai ha ben teso il filo di un albero all'altro, ha trovato due tronchi altissimi, la luce è invitante, sarebbe un peccato rinunciare.
Rapido come un scoiattolo argentato Zuzù sale sul tronco, osserva il cielo in attesa e allunga il piede destro.
Occhi concentrati. Schiena dritta. Gli uccelli lo scrutano diffidenti. Un passo avanti, piede lento, punta pianta tallone, l'altro piede segue. Ancora un passo, punta pianta tallone, e un altro e un altro ancora. Zuzù adesso è sospeso al centro del filo che si fa nero livido. 
Un filo di vento lo sfiora, gira intorno al collo. 
Una brezza improvvisa lo spinge, l'anca fa un minimo movimento sbagliato, un minimo è già abbastanza per perdere l'equilibrio, ma Zuzù la trattiene. E subito il vento spinge l'altra anca. Trattenuta. Zuzù è immobile. Le cicale si zittiscono. Un'incertezza e potrebbe sfracellarsi a terra, Zuzù guarda sotto, vede il cuore precipitare nell'erba che è lontanissima. Un respiro forte e con più forza le mani stringono il bilanciere, riacquista sicurezza. Ma il filo di vento di nuovo insiste, tira, Zuzù solleva una mano e con determinazione respinge il vento che si copre. Zuzù è salvo. Potrebbe scrollarsi di dosso la sensazione che lo avvolge: la stessa, ora lo capisce, che aveva sentito all'inizio nell'umore dell'aria tra le dita. È come se l'aria lo stesse chiamando a una trama segreta che non vuole svelare, in un mortale gioco a nascondino. Zuzù è ancora in tempo, potrebbe dirsi che non è niente, scendere, ricadere nella sua vita, asciugarsi il sudore, tornare a casa. Sì, meglio così. No! In un soffio Zuzù sceglie: guarda il cielo, gli occhi dritti. Con i polpastrelli sente il vento, non lo tasta, non lo afferra, ma lo sfiora, lo accarezza piano. Pianissimo. La bellezza di quel tocco così lieve lo commuove. Si sente sciogliere. Ed è così: l'aria calda, che scioglie il ghiaccio duro come pietra, gli sta sciogliendo la mano di carne e ossa. Tutto il corpo, accordandosi, si scioglie e diventa aria. 

Quinto giorno, venerdì - Toccare l'invisibile da Il poeta dell'aria di Chicca Gagliardo, pp. 54-55

1 commento :

L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale