venerdì 28 novembre 2014

Il venerdì in libreria #32

Questo è l'ultimo appuntamento delle novità editoriali per il 2014. La rubrica ritornerà a gennaio, dopo le vacanze natalizie, ma non mancheranno delle sorprese che vi svelerò la prossima settimana. 
Allora, concludiamo novembre con alcuni titoli già nell'aria da tempo come La ballata di Adam Henry di Ian McEwan per Einaudi. Dalla Filandia arriva Arto Paasilinna con Professione angelo custode: ve lo cito perché ho voluto suggerirvi, invece, un altro titolo Iperborea. Non nutro particolare simpatica nei confronti Gramellini, ma vi dico che è in libreria con Avrò cura di te, scritto a quattro mani con Chiara Gamberale. Feltrinelli pubblica una nuova edizione illustrata di Storia di un corpo di Daniel Pennac e L'arte del lettere, un bel volume di 125 lettere di intellettuali e non. Chiudo in dolcezza: per gli appassionati di cioccolato e di Joanne Harris, Garzanti svela le ricette del libro Chocolat e della sua protagonista, Vianne Rocher.
Mi sono sorpresa non vedere Isabella Allende sugli scaffali, solitamente per Natale sforna un libro. Che non ne possa più neanche lei?
Le nuove uscite non sono solo queste, date un'occhiata più giù.
Buon weekend!


Titolo: L'orso che non c'era
Autore: Wolf Erlbruch - Oren Lavie
Editore: e/o
Pagine: 48
Genere: Ragazzi
Prezzo di copertina: € 12,00
Data di uscita: 19/11

Una magnifica favola per ragazzi illustrata da uno dei più grandi illustratori del mondo, il tedesco Wolf Erlbruch, autore di capolavori come La grande domanda, L'anatra, la morte e il tulipano, La fabbrica delle farfalle, Due che si amano e altri ancora. È la storia di un orso in cerca della propria identità. Gira per il bosco chiedendo agli altri animali: "Chi sono? Sono felice? Sono bello? Siamo amici? A cosa stai pensando? Posso pensare assieme a te?". Incontra la Mucca comoda, la Lucertola pigra, il Penultimo Pinguino, la Tartaruga Taxi e nella Favolosa Foresta si chiede quali sono i vari tipi di silenzio. Una storia ricca di immaginazione e di filosofia, semplice, ironica e intelligente, illustrata dai meravigliosi disegni a colori di Wolf Erlbruch. Un bellissimo regalo di per il Natale dei bambini!

Titolo: Sotto una buona stella
Autore: Richard Yates
Editore: Minimum fax
Pagine: 411
Genere: Narrativa internazionale
Prezzo di copertina/ebook: € 14,50 - € 8,99
Data di uscita: 20/11

Bobby è un giovane soldato che cerca di barcamenarsi sui campi di battaglia della seconda guerra mondiale; non si è rivelato l’eroico guerriero che immaginava di essere, e la sua esperienza è fatta solo di paura e confusione. A casa lo aspetta la madre, Alice, che ripone in lui tutte le sue speranze e sogna, al suo ritorno, di poter cominciare una nuova vita per entrambi. La famiglia come rifugio dal mondo esterno, la famiglia come trappola, la famiglia che contribuisce nel bene e nel male a defi nire ciò che siamo: «Non c’è altro di cui scrivere», sosteneva Richard Yates, e ne ha scritto magistralmente anche in questo romanzo coraggiosamente bipartito, nel quale ambientazioni, riflessioni e flashback si intersecano con uno stile e una forza che richiamano alla mente, come ha detto Zadie Smith, «un montaggio fra Colazione da Tiffany e Niente di nuovo sul fronte occidentale». L’unico romanzo ancora inedito in Italia di un autore ormai considerato un classico americano del Novecento.

mercoledì 26 novembre 2014

#Fingerbook - ... e altre storie di Georgi Gospodinov


La Bulgaria è il tema di Fingerbook, o meglio, il libro di Georgi Gospodinov, - autore conosciuto in patria - … e altre storie pubblicato da Voland. Si arriva in questa antica terra slava in poche ore, accompagnati dal gustoso piatto di Michela.
L'immagine di copertina e le impronte che ho aggiunto sono un po' fuorvianti. Il povero è al centro del libro, ma di un solo racconto. Scusatemi per aver enfatizzato questo elemento, ma non sono riuscita a resistere.
Il titolo sembra riprendere un discorso sospeso, che forse non si è esaurito nel precedente lavoro, Romanzo naturale.
e altre storie è una raccolta di ventuno storie brevi e brevissime, alcune appena accennate, volutamente accennate anche se hanno una loro compiutezza. Tuttavia, si passa da una vicenda a un'altra con molta rapidità per il bisogno di narrare. Con molta probabilità si ricollega a ciò il messaggio presente a inizio libro «Dobbiamo raccontare le nostre storie», un'esortazione accorata per non dimenticare le proprie radici e le propria individualità.
Ed spesso è un io all'interno o all'esterno della storia a tenere le redini immergendosi completamente, oscillando sempre tra realismo e fantasia, tra tragicomico e assoluta normalità, tra passato e futuro con il fine di riacciuffare un tempo in fuga. Tutto si mescola vorticosamente risultando naturale.

martedì 25 novembre 2014

Farsi un'idea #64

Per un po' non mi sentirete parlare di Elena Ferrante, almeno finché non scriverà il prossimo libro. Ho completato la bibliografia della scrittrice e di ciò ne vado fiera, soprattutto perché non mi sono mai affezionata così tanto ad un autore.
Storia della bambina perduta chiude un ciclo, si ricompone un puzzle in un'unità che appare sempre un poco definita e con molti risvolti sorprendenti.
Il brano che segue mette da parte Lila e la sua indispensabilità per il rione e per l'amica, per concentrarsi più sul ruolo che Elena ha come scrittrice e madre. I rapporti madre-figli sono stati oggetto di dure critiche già nella Figlia oscura e qui vengono meglio analizzati. Elena soffre di questo vincolo che non le permette di agire in piena libertà e al tempo stesso la fa sentire in colpa per non essere presente per le sue figlie. E sì, perché ora le figlie sono tre, l'ultima è Imma. 
Buona lettura!




A quel punto che volevo di più? Il mio nome, il nome di nessuno, stava diventando definitivamente quello di qualcuno. Era per quel motivo che Adele Airota mi aveva telefonato come per scusarsi, era quel motivo che Nino Sarratore aveva cercato di farsi perdonare e tornare nel mio letto, era quel motivo che mi invitavano dappertutto. Certo, risultava difficile staccarsi dalle bambine e smettere anche solo per qualche giorno di essere la loro madre. Ma anche quello strappo diventò una prassi abituale. Ai sensi di colpa si sostituiva presto la necessità di fare buona figura in pubblico. La testa si affollava di mille cose, perdevano consistenza Napoli e il rione. Altri paesaggi si imponevano, arrivavo in città bellissime mai viste prima, sentivo che mi sarebbe piaciuto andarci a vivere. Incontravo uomini che mi attraevano, che mi facevano sentire importante, che mi mettevano allegria. Mi si apriva davanti, nel giro di qualche ora, un ventaglio di seducenti possibilità. E i vincoli di madre si indebolivano, a volte dimenticavo di telefonare a Lila, di dare la buonanotte alle bambine. Solo quando avvertivo che sarei stata capace di vivere senza di loro tornavo in me, mi ravvedevo. 

lunedì 24 novembre 2014

Incontri d'autore - Eduardo Savarese

È accogliente lo spazio predisposto per l'incontro alla libreria Ubik di Parma, sembra il salotto di casa: si sta vicini all'autore così si sente meglio. Giungono appena gli echi della manifestazione contro la Lega Nor . Se si chiude la porta, si sente solo la voce di Eduardo Savarese che parla de Le Inutili vergogne.
Non so se sia stato un caso o  un voluto la presentazione del libro, per le tematiche trattate, coincide con la Giornata mondiale contro la transfobia.
Lo scrittore partenopeo dialoga con Chiara Cacciani della «Gazzetta di Parma» e Luca Marola di Certi Diritti e nasce un'interessante conversazione incentrata su alcuni aspetti del libro, come l'origine del testo e del titolo.
Un primo nucleo di questo romanzo si trova nella storia, Il rumore dei tacchi, scritta in fretta e furia per la Festa del racconto di Carpi del 2007. «Non si scrive di fretta e furia», ci raccomanda. Ma nasce soprattutto dalla necessità di scongiurare la pazzia. Lui, un magistrato, con la paura che questa professione lo privi degli spazi creativi. Pensieri funesti già presenti prima di diventare uno scrittore. Ad avvalorare questa tesi è un fatto di cronaca davvero avvenuto. Durante un'udienza un magistrato, senza alcun nesso con l'oggetto della disputa, urla: «I fagioli stanno bruciando!». Questo  episodio confermava i suoi oscuri presagi.

venerdì 21 novembre 2014

Storia della bambina perduta di Elena Ferrante


Ho pensato a lettura terminata che parole avrei potuto ricavare per buttar giù una recensione esaustiva. Difficile raccogliere in poche righe tutto il mondo della Ferrante, soprattutto quella sensazione di una storia incubata per anni, forse già scritta mentre prendeva il decollo, una storia lunga sessant'anni.
Concludo qui, con Storia della bambina perduta, la bibliografia della Ferrante: ho letto tutto, sottolineato, custodito, riflettuto. Penso solo che Elena Ferrante sia la più grande autrice contemporanea, un esempio per chiunque si cimenti con la scrittura. Spero tanto che ci regali presto altre pagine memorabili.
Non vi racconterò nulla della trama sia per non togliervi il piacere della lettura sia perché mi risulta complicato riassumere la voracità narrativa della Ferrante. Come gli altri libri della quadrilogia, la vicenda è ricca di eventi. Ve ne accennerò brevemente.
Elena ritorna a Napoli nel 1979 nella veste di scrittrice, dopo essersi lasciata alle spalle il trambusto per la separazione da Pietro. E qui si misura con i nuovi orientamenti talvolta malaugurati, si confronta con le volgarità e le meschinità di quel mondo che aveva abbandonato, svilita e vigile per non essere nuovamente inglobata.
Sa bene che il rione è lo specchio dei cambiamenti politici e sociali che avverranno su larga scala, ecco perché lo teme. Ma il rione è Lila, l'amicizia nata sui banchi di scuola e maturata durante l'adolescenza che prosegue ancora su binari solidi e contrastati in un percorso che le vede oramai adulte. In realtà, Lila si reinsedia con forza nella sua vita facendo intendere di conoscere molte cose sul conto di Nino, definito «un cultore delle relazioni utili».

mercoledì 19 novembre 2014

Farsi un'idea #63

Il brano scelto da Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti è narrato da un uomo, uno dei pochi racconti in cui a prendere la parola è una voce maschile. Non per questo impoverisce la visione, anzi è interessante notare il capovolgere del punto di vista femminile.
In Guidare nelle metropoli, c'è più che in altri racconti del libro, una Milano priva di un centro, disillusa dagli anni Ottanta. C'è anche l'amicizia tra Maia  e l'io narrante fatta di London e Conrad, di sigarette e di una spiazzante intimità: un codice linguistico che entrambi hanno provato a comunicare ad altri, ma l'hanno trovato solo nelle loro conversazioni. Uno strano rapporto mai cristallino, eppure solido.
Maia, dal carattere altalenante, decide di troncare con il ragazzo che narra la vicenda, per prendere le distanze dai limiti della sua vita. A lui non rimane che una promessa e il silenzio sconfortante di casa. 
Buona lettura!
Lo so cosa si pensa a sentirla così, la storia. Eppure io non avevo paura: ero felice di arrivare e abbracciarla e sentirmela schiacciata contro il petto, stavamo così per un po' e mi sembrava che qualunque cosa fosse successa dopo non ci avrebbe fatto alcun male. Invece, senza saperlo ero rimasto indietro. Maia è stata zitta per giorni e poi mi ha detto tutto in una volta sola, come fanno quasi sempre le donne: ha detto che stava scrivendo un libro, che aveva litigato con i suoi genitori e trovato un buon lavoro in agenzia, che con il tempo e i primi stipendi si sarebbe cercata una stanza, o un letto. Ha detto che era il momento di prendere la sua vita: che era la sua, e le sembrava di saperlo soltanto ora.

lunedì 17 novembre 2014

Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti


Paolo Cognetti è sempre una garanzia, anche quando si tratta del suo libro d'esordio, Manuale per ragazze di successo edito da Minimum fax. Nell'attesa di leggere A pesca nelle pozze profonde, sono tornata agli inizi dei suoi racconti prima che Sofia vibrasse di vita.
Spesso sullo sfondo si palesa una Milano che viveva in un tempo non tanto remoto di economia e di aperitivi, in prima piano balza la città periferica, poco attraente di circonvallazioni, autostrade, aeroporti. Manca un nucleo che lo si può ritrovare nelle storie di sette donne, sette ritratti femminili alle prese con problemi di famiglia, lavoro, convivenza forzata, maternità, uomini: Cognetti si insinua nelle loro vite e non esce più.
Le sue figure sono complicate e cristalline, al tempo stesso, persino quando a raccontare sono degli uomini, naturalezza disarmante, una totale immedesimazione in cuore delle cose, nelle fragilità e forza di queste donne. Sono donne che non sono nate sotto una buona stella, tormentate di dubbi e in conflitto con se stesse, a volte rivoluzionarie.
Il titolo provocatorio fa dimenticare il successo che appartiene alla vecchia generazione, che impilava uno dietro l'altro obiettivi e che ora sono istruzioni difficili da mettere in pratica perché è il destino a prendere il sopravvento. «Siamo cresciute negli anni Novanta, noi, coscientemente adulte e istintivamente femminili, sobrie nel vestire, ironiche e autoironiche. Da piccole abbiamo visto la pubblicità progresso, e ora, da grandi, diffidiamo dei rapporti occasionali. Siamo monogame e realizzate, sappiamo amare, lavorare, cucinare. Siamo il Modello Femminile Dominante, la fine del dibattito sulla condizione della donna». Ecco, si sente l'eco di uno slogan artefatto che falsa la realtà. Davvero queste donne si rispecchiano in queste parole?

venerdì 14 novembre 2014

Farsi un'idea #62

L'estratto di oggi è un breve ritratto di Jacob Mendel, meglio conosciuto come Mendel dei libri, sempre intento a studiare cataloghi e procurarsi opere rare, una passione da bibliofilo incallito che non va d'accordo con il denaro.
Il libro di Stefan Zweig in poche pagine traccia un personaggio fuori dagli schemi, poco incline ai rapporti umani e a tutto ciò che ruota intorno. Sta di fatto che è impossibile dimenticarsi di Mendel. 
Buona lettura!
La schiena curva si spostava avanti e indietro, e lui intanto brontolava, bofonchiava, si grattava la testa, emetteva strani suoni articolati, un «ah» e «oh» lunghi e quasi sgomenti, segno di entusiastica ammirazione e, poi, invece, sussultando inorridito, un «ohi» o un «ohimè» nello scoprire la mancanza di una pagina, oppure un foglio rosicchiato da un tarlo. Alla fine prendeva rispettosamente in mano il malloppo per soppesarlo ben bene, annusava e odorava quel tomo ingombrante con occhi semichiusi, non meno rapito di una ragazza sentimentale che aspiri il profumo di una tuberosa.

mercoledì 12 novembre 2014

#Fingerbook - Mendel dei libri di Stefan Zweig

Bentrovati nella rubrica dei libri belli e delle ricette buonissime. Oggi apriamo con dolcezza: i muffin di castagne e cacao ci portano nell'accogliente atmosfera di un caffè e sono perfetti per la lettura di oggi, Mendel dei libri di Stefan Zweig edito da Adelphi. Una lettura di poche pagine dense e liriche.
Zweig confeziona una storia senza tempo, che ha il tono della fiaba amara ma sognante. La sua penna raffinata ci parla con nostalgia della Vienna mitteleuropea, di un prezioso mondo di carta.
In sole 53 pagine si snocciola tutta la vita di Jacob Mendel, meglio conosciuto come Mendel dei libri. Lui che di bibliografie, cataloghi e lettura ne ha fatto una passione oltre che una professione.
«Forse non ha letto tutti i libri, ma che tutti li conosce», poche parole per descrivere questo cultore del libro come oggetto, tanto che è il suo abito a interessarlo – prezzo, copertina, frontespizio. 
Giunge a Vienna dalla Russia, quando i confini e l'identità non sono fonte di problemi, per studiare da rabbino abbandonando l'intento per dedicarsi al «rutilante e sfaccettato politeismo dei libri».
Chiunque si rivolga a lui per necessità bibliografiche riuscirà a reperire i documenti, tanto da essere considerato «mago e sensale dei libri, un archivio vivente». Anche il nostro narratore si reca dal mercante di libri per le sue ricerche universitarie su Franz Mesmer perché alcuni librai viennesi non sono riusciti a rispondere alle sue richieste. Si accorge ben presto della memoria di ferro di Mendel e del suo carattere burbero: chiedergli di annotare un titolo risulta offensivo tanto da farlo regredire ad apprendista libraio, solo un amhorets, un ignorante, può mettere in discussione la sua competenza. 

martedì 11 novembre 2014

Farsi un'idea #61

Riprendiamo in mano I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante per lasciarvi curiosare tra le sue pagine.
La forza dell'autrice napoletana è sicuramente la scrittura piena e ritmica. E vi assicuro che è una costante di tutti i suoi libri, un colpo che non fallisce mai come in questo caso.
Olga è trincerata nel suo appartamento torinese, nella sua estenuante analisi dell'errore e dell'inganno. Un flusso di coscienza senza respiro, ma fatto solo della necessità di venire a capo della vicenda e della propria persona. Sente di aver trascurato le ambizioni per vestire gli abiti di moglie e di madre pur sapendo che le sarebbe stati stretti.
Buona lettura!
Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti che Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita.

lunedì 10 novembre 2014

I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante


A pochi giorni dall'uscita dell'ultimo libro di Elena Ferrante, Storia della bambina perduta, sposto l'attenzione sui uno dei primissimi lavori, I giorni dell'abbandono, sempre edito da e/o. Ho pensato che fosse inutile rimandarne la lettura anche perché ho visto più volte il film omonimo di Roberto Faenza. Inizialmente il libro non mi aveva entusiasmato (quel giorno avevo qualche problema con il mio cervello!), poi mi sono dovuta ricredere e ho ritrovato la mia scrittrice preferita.
Vi dico che potete trovare qualche ulteriore traccia e dettaglio nella Frantumaglia, quella «postfazione un po' densa» a cui la Ferrante ha affidato le proprie confessioni personali e narrative.
I giorni dell'abbandono è un fulmine a ciel sereno, un furore di rabbia e nervi che si materializza realmente in parole, un'incursione profonda in un'emotività quasi carnale. Attraverso una scrittura analitica e dilagante, la scrittrice riesce a far esplodere sulla pagina quel travolgere di sentimenti che vede in Olga, la protagonista, un io infranto e dolorante. Elena Ferrante è la sacerdotessa dell'animo femminile. Punto.
Olga viene lasciata dal marito senza un'apparente spiegazione, il quale si giustifica di avere «un senso di vuoto». Crede, convivendosene poco, che sia un momento passeggero e quando ha la conferma che Mario ha una relazione con un'altra donna, sua conoscente, vede sgretolarsi quindici anni di vita insieme ai due bambini, trasferimenti, rinunce personali.

domenica 9 novembre 2014

Farsi un'idea #60

Vi alletto questa domenica grigia con un brano da La schiuma dei giorni di Boris Vian, un libro che ben rappresenta la carica inventiva dell'autore francese. La storia di Colin e Chloé è semplice quanto drammatica, ma a dare quel input in più è l'originalità visibile nella scrittura. Boris Vian crea immagini, neologismi senza aver paura di risultare inverosimile. 
Colin presenta al suo amico Chick il suo pianocktail: a ogni nota corrisponde un ingrediente per il drink desiderato. Geniale.
Buona lettura!
«Hai voglia di prendere un aperitivo?» chiese Colin. «Ho finito di costruire il mio pianocktail, tu potresti sperimentarlo».
«Ma dai, e funziona?» domandò Chick.
«Perfettamente. È stato duro riuscire a metterlo a punto, ma alla fine il risultato è molto superiore alle mie aspettative. Partendo dalla Black and Tan Fantasy, sono riusciuto a ottenere una miscela davvero sbalorditiva».
«Si può sapere che metodo hai usato?»

venerdì 7 novembre 2014

Il venerdì in libreria #31

Sapete già che novembre insieme a settembre sono mesi più importanti per l'editoria, mesi in cui si concentrano le maggiori novità complice soprattutto il Natale.
I libri in arrivo sono molti e di alcuni ho preferito accennarvene senza appesantire ulteriormente l'elenco qui sotto. Melania Mazzucco esce con Il museo del mondo per Einaudi, così come Carofiglio con La regola dell'equilibrio. E vi do notizia anche del libro di Simonetta Agnello-Hornby, Il pranzo di Mosè, legato alla cucina e al nuovo programma su Real Time. 
Vi lascio dare un'occhiata e magari prendere appunti per le prossime uscite. 
Buon weekend!


Titolo: Il grande romanzo americano
Autore: Philip Roth
Editore: Einaudi
Pagine:  418
Genere: Narrativa internazionale
Prezzo di copertina/ebook: € 21,00 - € 10,99
Data di uscita: 04/11

Battitori con un braccio solo, ricevitori nani, difensori ubriachi in prima base, ex galeotti che non hanno mai imparato le regole: i Mundys di Port Rapper sono la peggior squadra di baseball nella storia dei tre campionati USA. Militano nella Patriot League, spazzata via dal governo dopo il campionato del 1944, l'ultimo prima della definitiva chiusura per sospette attività comuniste. "Word" Smith, però, non ci sta. A trent'anni di distanza da quella controversa stagione, deciderà di mettere la sua penna al servizio della verità, cominciando proprio dalla tragicomica epopea dei Mundys e del loro sovversivo allenatore, un cittadino babilonese-americano di nome Gil Gamesh, famigerato ex-giocatore divenuto celebre nell'ambiente sportivo per aver deliberatamente ucciso un arbitro con un tiro. Una scatenata satira del ventesimo secolo americano, tra maldestri freak, improbabili eroi, patriottismo, sport, agenti segreti e paranoia.

Titolo: Bassani. Racconti, diari, cronache (1935-1956)
Autore: Piero Pieri (a cura di)
Editore: Feltrinelli
Pagine: 480
Genere: Critica letteraria
Prezzo di copertina: € 29,00
Data di uscita: 05/11
 
C'è un Bassani ricchissimo che precede il suo esordio e che in questo volume è testimoniato nella sua completezza. Nel '56, con le Cinque storie ferraresi, Bassani trova la sua scrittura, giunge alla piena maturità: nasce il Romanzo di Ferrara. Eppure, e questo è uno dei tratti distintivi dell'avventura di Bassani, il romanzo è stato preceduto da ventun anni di testi multiformi, spesso legati alla crescita affettiva e psicologica di chi scrive o alle sue diverse identità, come quella dell'antifascista, o quella del discriminato razziale. Questo Bassani, sperimentatore o tormentato da segreti fiotti di sangue, ricco di tonalità fantastiche o polemiche, a volte riflessivo, altre volte in tumulto, è riunito in questo libro: sono racconti, lettere, diari, cronache politiche, riflessioni sociologiche e primi abbozzi che prepareranno le opere maggiori.
Titolo: Tre donne sull'isola
Autore: Lidia Ravera, Chiara Mezzalama, Gaia Formenti
Editore: Iacobelli
Pagine: 132
Genere: Narrativa italiana
Prezzo di copertina: € 10,00
Data di uscita: 05/11

Lili, Clara e Ilaria si trovano riunite per caso nell'eccezionalità di un ambiente estremo: un'isola deserta per l'inverno, piccola, scogliosa, battuta da un mare implacabile e magnifico. Lontane dalle loro vite quotidiane, isolate e prive di quei legami che reggono la trama di ogni esistenza ma che a volte rendono difficile pensarsi per quello che si è o si vuol diventare. Un diario a tre voci, in cui ciascuna scrittrice ha continuato la narrazione dal punto in cui l'altra l'ha interrotta, senza che la trama fosse stabilita in partenza. Come in un gioco di ruolo, o meglio di relazione. Incontro, confronto, scontro?

mercoledì 5 novembre 2014

La schiuma dei giorni di Boris Vian

All'inizio è musica, leggerezza, un colpo di vento che ti solleva il vestito, poi l'incanto si spezza ma non rimane sullo sfondo. Forse quel passo di danza non si perde nell'aria, diventa una melodia malinconica. Credo sia questa la forza de La schiuma dei giorni di Boris Vian, insieme alla sua grande capacità inventiva.
Certo, alcuni momenti di stallo che tendono a spegnere la luce sulla vicenda e rischiano di far perdere l'attenzione del lettore. Tuttavia, il libro ha una sua originalità. Vian è un maestro della lingua, la plasma a proprio piacimento e crea immagini inedite: la sua scrittura è libera, ricca di metafore, neologismi. Sono pagine in cui realtà e fantasia viaggiano sullo stesso binario con naturalezza. Per quanto mi riguarda, nonostante il romanzo sia surreale, non ho mai avvertito particolari forzature persino quando i protagonisti conversano con due topolini, come dimostra la copertina di Marcos y Marcos.
Infine, c'è una cura maniacale di dettagli degli abiti, degli oggetti, del carattere dei personaggi: a Vian non sfugge nulla. 
Colin, un ricco parigino, incontra Chloé a casa di Isis, alla festa di compleanno del barboncino. L'amore fiorisce subito tanto da convolare a nozze dopo poche settimane dalla loro conoscenza.
Fin dal primo incontro cominciano a palesarsi i segni della malattia che colpirà Chloé: è una tosse sottile che diventerà insistente. Tant'è vero che il medico Mandumanica sentenzierà: «nel suo polmone si sente una musica strana». Quella musica strana è una ninfa che prosciuga giorno dopo giorno la vitalità della donna. Solo circondandosi di fiori freschi «per fare paura a quell'altra», si riuscirà a ridurre la sua potenza. Colin non fa mancare nulla alla sua bella Chloé, fino a dissipare il patrimonio ed essere costretto a trovare un lavoro.

martedì 4 novembre 2014

Farsi un'idea #59



Leggere Il libro delle parabole significa entrare in una vicenda autobiografica intima quanto antica. Per Olov Enquist riesce a dare forma al suo personalissimo romanzo d'amore attraverso una ricchezza metaforica difficile da spiegare in poche righe.
Ho ammesso, nella recensione, la difficoltà di trovare una storia unica perché nelle prime pagine sono molti gli elementi lasciati in sospeso, tasselli di una trama tutta particolare e affascinante. Il brano riportato mette in luce proprio questa caratteristica.
L'autore si interroga sul contenuto dei nove fogli del taccuino del padre, sul quale annotava i suoi componimenti, bruciati dalla madre. Un enigma che si presenterò più volte nel corso della narrazione. Forse risolvendolo riuscirà a comprendere la ragione del suo tormento, quello di non riuscire a scrivere un romanzo d'amore per la donna sul donna sul pavimento senza nodi. 
Buona lettura!
Il bambino – ora settantaseienne – si aggrappò immediatamente la quella nuova realtà. Era di quell’amore – non appiccicoso come melassa che avrebbe scritto. Finché gli restava tempo! E non era incalzato dagli occhi muti ma acquosi accusatori degli amici, che asserivano che anche a lui presto sarebbe venuto un colpo.
Ha paura. Come può inserirla, quella paura, nel discorso alla Sala della comunità? O è il coro delle voci degli amici sulla riva del fiume che gli impedisce di scrivere il romanzo d’amore davanti al quale si ritrae rannicchiandosi impaurito?

lunedì 3 novembre 2014

Il libro delle parabole. Un romanzo d'amore di Per Olov Enquist


Proseguo il mio viaggio nella letteratura nordica, un viaggio sorprendente come Il libro delle parabole di Per Olov Enquist, edito da Iperborea. Un libro che inizialmente mi ha creato qualche confusione, non riuscivo a capire il nesso tra la storia principale e quelle collaterali. Perché nelle prime pagine vengono messi in tavola più elementi che verranno poi spiegati durante la narrazione, ma una volta entrati in confidenza con questa scrittura, il libro risulta affascinante: un'atmosfera antica e dolorosa pervade la vicenda.
Risulta arduo ridurre questo testo a pochi temi perché è ricco di sfumature, pieghe di un vestito bello e difficile da indossare. 
Nonostante il sottotitolo, Un romanzo d'amore, Enquist chiarisce più volte di non essere in grado di scriverne uno. Ci ha provato tutta la vita, ma con scarsi risultati, non si sente invaso da quella dolcezza che gli potrebbe consentire di pubblicarlo. Lontano dall'idea di un amore zuccheroso, Il libro delle parabole è più vicino a un memoir e a una lettera, un tentativo di proseguire un dialogo con quella donna che ha si aspetta da un lui un romanzo d'amore, appunto.
La storia autobiografica è narrata in terza persona e si percepisce il grande sforzo di vedere la propria vita da un'altra angolazione, dal di fuori.

L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale