martedì 4 novembre 2014

Farsi un'idea #59



Leggere Il libro delle parabole significa entrare in una vicenda autobiografica intima quanto antica. Per Olov Enquist riesce a dare forma al suo personalissimo romanzo d'amore attraverso una ricchezza metaforica difficile da spiegare in poche righe.
Ho ammesso, nella recensione, la difficoltà di trovare una storia unica perché nelle prime pagine sono molti gli elementi lasciati in sospeso, tasselli di una trama tutta particolare e affascinante. Il brano riportato mette in luce proprio questa caratteristica.
L'autore si interroga sul contenuto dei nove fogli del taccuino del padre, sul quale annotava i suoi componimenti, bruciati dalla madre. Un enigma che si presenterò più volte nel corso della narrazione. Forse risolvendolo riuscirà a comprendere la ragione del suo tormento, quello di non riuscire a scrivere un romanzo d'amore per la donna sul donna sul pavimento senza nodi. 
Buona lettura!
Il bambino – ora settantaseienne – si aggrappò immediatamente la quella nuova realtà. Era di quell’amore – non appiccicoso come melassa che avrebbe scritto. Finché gli restava tempo! E non era incalzato dagli occhi muti ma acquosi accusatori degli amici, che asserivano che anche a lui presto sarebbe venuto un colpo.
Ha paura. Come può inserirla, quella paura, nel discorso alla Sala della comunità? O è il coro delle voci degli amici sulla riva del fiume che gli impedisce di scrivere il romanzo d’amore davanti al quale si ritrae rannicchiandosi impaurito?

Già nel maggio del 2011 comincia d’altronde a sentire il taccuino ritrovato come minaccioso, o irritante.
Sono
nove fogli strappati a spaventarlo. Ma ci torneremo più avanti.
Era partito dal presupposto che tutto fosse un’immagine di felicità assoluta. Altrimenti perché la Madre avrebbe infilato la mano,
nuda, tra le fiamme ardenti per salvare le poesie?
Ma come fa a sapere davvero se quelle poesie d’amore per niente frammentarie sono indirizzate alla Madre? E se erano per un’altra? Questo no! Questo no! Parecchie annotazioni nei diari della Madre indicavano anzi che le capitava – tutt’a un tratto – di vivere momenti di gioia intensa e sorprendente; una mattina si sveglia alle sei e ringrazia Dio per una
rivelazione sconvolgente. La dice lunga.
Sembra avere a che fare con il marito, cioè il Padre; le ha raccontato qualcosa.
Lui l’aveva sempre interpretato come se quella notte il Padre si fosse redento nella fede nel Salvatore. Qualcosa di così forte! come un orgasmo, ma assolutamente non in quel senso, qualcosa di più religioso e più leggero. Qualcosa di nuovo!
In fondo non era sempre stato devoto.
Anzi, si era sempre dichiarato un uomo libero, in modo talmente ostinato da far
temere che finisse all’inferno. Forse la stessa fine dell’alcolizzato? La maledizione del figlio! E una volta non si era addirittura comprato una moto col sidecar? E non lo chiamavano forse con quel denigratorio appellativo di rubacuori!
In ogni caso la devozione era arrivata molto più tardi, forse nel periodo delle poesie, o probabilmente dopo ancora, forse quando il prurito letterario si era attenuato, o esaurito.


La parabola del taccuino ritrovato da Il libro delle parabole di Per Olov Enquist, pp. 29-30-31

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