venerdì 14 novembre 2014

Farsi un'idea #62

L'estratto di oggi è un breve ritratto di Jacob Mendel, meglio conosciuto come Mendel dei libri, sempre intento a studiare cataloghi e procurarsi opere rare, una passione da bibliofilo incallito che non va d'accordo con il denaro.
Il libro di Stefan Zweig in poche pagine traccia un personaggio fuori dagli schemi, poco incline ai rapporti umani e a tutto ciò che ruota intorno. Sta di fatto che è impossibile dimenticarsi di Mendel. 
Buona lettura!
La schiena curva si spostava avanti e indietro, e lui intanto brontolava, bofonchiava, si grattava la testa, emetteva strani suoni articolati, un «ah» e «oh» lunghi e quasi sgomenti, segno di entusiastica ammirazione e, poi, invece, sussultando inorridito, un «ohi» o un «ohimè» nello scoprire la mancanza di una pagina, oppure un foglio rosicchiato da un tarlo. Alla fine prendeva rispettosamente in mano il malloppo per soppesarlo ben bene, annusava e odorava quel tomo ingombrante con occhi semichiusi, non meno rapito di una ragazza sentimentale che aspiri il profumo di una tuberosa.
Durante questa procedura un po' complicata il proprietario doveva naturalmente armarsi di santa pazienza. Finito l'esame però, Mendel forniva volentieri tutte le informazioni del caso, alle quali venivamo immancabilmente ad aggiungersi aneddoti ad ampio raggio ed avvincenti resoconti sulla curva dei prezzi di esemplari analoghi. In quegli istanti pareva diventasse più luminoso, più giovane, più vivo, e solo una cosa poteva oltremodo esacerbarlo, quando un pivello voleva magari offrirgli denaro per una valutazione. Allora si ritraeva offeso, come potrebbe fare il direttore di una pinacoteca, che da un americano di passaggio ricevesse una mancia per le sue spiegazioni. Poter tenere tra le mani un libro prezioso significava infatti per Mendel quel che per altri è l'incontro con una donna. Quei momenti erano le sue notti d'amor platonico. Soltanto il libro esercitava un potere su di lui, ma il denaro. Perciò inutilmente grandi collezionasti, fra i quali il fondatore dell'Università di Princeton, cercarono di aggiudicarselo per la loro biblioteca come consigliere e addetto agli acquisti: Jacob Mendel rifiutò sempre. Era impossibile immaginarselo altrimenti che al Caffè Gluck. 

Da Mendel dei libri di Stefan Zweig, pp. 26-27

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