martedì 25 novembre 2014

Farsi un'idea #64

Per un po' non mi sentirete parlare di Elena Ferrante, almeno finché non scriverà il prossimo libro. Ho completato la bibliografia della scrittrice e di ciò ne vado fiera, soprattutto perché non mi sono mai affezionata così tanto ad un autore.
Storia della bambina perduta chiude un ciclo, si ricompone un puzzle in un'unità che appare sempre un poco definita e con molti risvolti sorprendenti.
Il brano che segue mette da parte Lila e la sua indispensabilità per il rione e per l'amica, per concentrarsi più sul ruolo che Elena ha come scrittrice e madre. I rapporti madre-figli sono stati oggetto di dure critiche già nella Figlia oscura e qui vengono meglio analizzati. Elena soffre di questo vincolo che non le permette di agire in piena libertà e al tempo stesso la fa sentire in colpa per non essere presente per le sue figlie. E sì, perché ora le figlie sono tre, l'ultima è Imma. 
Buona lettura!




A quel punto che volevo di più? Il mio nome, il nome di nessuno, stava diventando definitivamente quello di qualcuno. Era per quel motivo che Adele Airota mi aveva telefonato come per scusarsi, era quel motivo che Nino Sarratore aveva cercato di farsi perdonare e tornare nel mio letto, era quel motivo che mi invitavano dappertutto. Certo, risultava difficile staccarsi dalle bambine e smettere anche solo per qualche giorno di essere la loro madre. Ma anche quello strappo diventò una prassi abituale. Ai sensi di colpa si sostituiva presto la necessità di fare buona figura in pubblico. La testa si affollava di mille cose, perdevano consistenza Napoli e il rione. Altri paesaggi si imponevano, arrivavo in città bellissime mai viste prima, sentivo che mi sarebbe piaciuto andarci a vivere. Incontravo uomini che mi attraevano, che mi facevano sentire importante, che mi mettevano allegria. Mi si apriva davanti, nel giro di qualche ora, un ventaglio di seducenti possibilità. E i vincoli di madre si indebolivano, a volte dimenticavo di telefonare a Lila, di dare la buonanotte alle bambine. Solo quando avvertivo che sarei stata capace di vivere senza di loro tornavo in me, mi ravvedevo. 
Poi ci fu un momento particolarmente brutto. Partii per un lungo giro promozionale al Sud. Dovevo restare fuori una settimana, ma Imma non si sentiva bene, aveva un'aria mogia, era molto raffreddata. La colpa era mia, non me la potevo prendere con Lila: lei era attentissima, ma aveva mille cose da fare e non poteva star dietro anche ai sudori dei bambini quando sfrenano, alle correnti d'aria. Prima di andare chiesi all'ufficio stampa di procurarmi i numeri di telefono degli alberghi in cui avrei era previsto che mi sarei fermata e li lasciai a Lila per ogni evenienza. Se ci sono problemi, le raccomandai, telefonami e torno subito. 
Partii. In principio non feci che pensare a Imma e al suo malessere, telefonai ogni volta che potevo. Poi me ne scordai. Arrivavo in un posto, mi accoglievano con grande cortesia, avevano preparato per me un programma densissimo, cercavo di mostrarmi all'altezza, mi festeggiavano alla fine con cene interminabili. Il tempo volò. Una volta provai a chiamare ma il telefono squillo a vuoto e lasciai perdere; una volta rispose Enzo che disse al suo modo laconico: fa' quello che devi fare, non ti preoccupare; una volta parlai con Dede che esclamò con voce adulta: stiamo bene, mamma, ciao, divertiti. Ma quando tornai a casa scoprii che Imma era in ospedale da tre giorni.

Da Storia della bambina perduta di Elena Ferrante, pp. 274-275

4 commenti :

  1. Elena Ferrante sarà tra le letture del mio 2015, mi regalerò qualcosa di suo per Natale, credo!

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    1. Ci passiamo il testimone? Ti piacerà. Spero.

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  2. Cara Marina,

    Ieri ho chiesto a mia cognata un libro della Ferrante come regalo di Natale.
    Grazie dei tuoi preziosi consigli!
    Un bacione e tanti tanti auguri.

    Valeria

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    1. Sono felice: perché hai seguito un mio consiglio e perché hai scelto la Ferrante.
      Brava!
      Anche a tua cognata.

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