lunedì 1 dicembre 2014

Farsi un'idea #65

L'incipit del brano di oggi, tratto da ... e altre storie di Georgi Gospodinov, vi dirà tutto: «Questa storia inizia e finisce con un comunissimo bucato». 
Siamo alla fine degli anni Settanta in una cittadina nei pressi del monte Sakar. Chi narra racconta dei nutriti sospetti di Feliks Edmondovič, un maresciallo, nei confronti di tutta la città e sopratutto verso baj Kostadin, avvocato soprannominato Balzac per aver letto l'opera omnia in lingua originale dello scrittore francese. Il maresciallo non attende altro che il passo falso di Kostadin per veder avvalorata la sua tesi.
Ho riportato il cuore del brano, se avessi riportato qualche riga in più avrei svelato il mistero di questo racconto pieno di equivoci e di umorismo. Forse il più il più divertente. 
Buona lettura!
E così la nostra casa si trovava nella zona cuscinetto tra quella di Feliks  Edmondovič (a sinistra) e quella di baj Kostadin Balzac (a destra). Le tre case erano a metà di una stradina dal sonoro nome, via Sergienko. Se su Balzac qualcosina la sapevamo, a tutt'oggi non ho la minima idea di chi fosse Serginienko, per questo vi prego, con la massima serietà, se qualcuno sa qualcosa su di lui si faccia vivo, vorrei tanto capire chi era. Sono convinto che nessun nome sia puramente casuale e in particolare quello della viuzza nella quale sei cresciuto, che sia Serginienko, Makarenko o Krivolak. Ogni cosa ha un suo peso nella formazione di un bambino. 
Ecco, ti viene in mente il nome di Balzac, e subito ti perdi in dettagli. 
Così, un bel giorno, mio padre stava stendendo il bucato tra i due ciliegi, quando Balzac si accostò al recinto. Era dall'altra parte, nella sua rispettabile vestaglia, e mio padre si sentì in imbarazzo, con la bacinella in mano, in canottiera e una fila di mollette sulla spalla. Allora baj Kostadin, tranquillo ma deciso, gli disse che non ci faceva una gran figura un uomo bello e grosso come lui con una bacinella ad attaccare mollette in pieno giorno proprio come una donnetta. Mio padre si vergognò come un ladro. E cominciò a stendere il bucato di sera. Doveva svicolare tra Scilla di baj Kostadin e Cariddi di mia madre.
Me lo immagino, la torcia tra i denti, un vero e proprio spauracchio per i gatti, sgattaiolare silenziosamente con la grossa bacinella di zinco verso lo stenditoio, proprio vicino al recinto di baj Kostadin. E chissà quanto a lungo sarebbe andata avanti questa storia se una sera il sempre vigile Feliks Edmondovič non avesse scorto il lume del sospetto.

Le mutande della storia da ... e altre storie di Georgi Gospodinov

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