mercoledì 3 dicembre 2014

Farsi un'idea #66

Nell'attesa di recensire Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie, vi lascio curiosare nella sua scrittura e un po' nella storia. L'ho terminato lunedì, mi sto chiarendo le idee. Dovete avere un po' di pazienza perché i libri della scrittrice nigeriana sono corposi e piuttosto lunghi. 
Ifemelu lascia la Nigeria per studiare negli Stati Uniti. Tralascio tutti i particolari sentimentali e familiari, tra qualche giorno ne parleremo meglio.
A modo di partecipare al salon organizzato da Shan, la sorella del suo attuale fidanzato Blaine. Si tratta di riunioni di amici scrittori e intellettuali dei due fratelli. Ifemelu ha aperto da qualche tempo il suo blog di successo Razzabuglio. E uno dei punti di discussione di quella serata riguarda la differenza tra razzismo afroamericano e africano.
Buona lettura!
- Oppure trova uno scrittore bianco. Gli scrittori bianchi si possono permettere di parlare di razza senza filtri e di diventare militanti perché la loro rabbia non fa paura, - disse Grace. 
- Che ne pensate di quel libro uscito da poco, Memorie di un monaco? - domandò Maribelle.
- È un libro vigliacco e disonesto. Tu l'hai letto? - chiese Shan.
- Ho letto una recensione, - disse Maribelle.
- Sai qual è il tuo problema? Leggi più cose sui libri che libri in sé. 
Maribelle arrossì. Un'osservazione del genere, pensò Ifemelu, l'avrebbe presa senza replicare solo da Shan. 
- Siamo molto ideologici riguardo ai romanzi in questo paese. Se un personaggio non è familiare, allora diventa incredibile, - disse Shan. - Non si può nemmeno leggere narrativa per farsi un'idea di come si viva realmente oggigiorno. Si leggono i romanzi americani per conoscere gente bianca disfunzionale che fa cose che risultano strane anche ai bianchi normali. 
Risero tutti. Shan pareva soddisfatta, come una ragazzina che canta davanti a importanti amici dei genitori. 
- Il mondo non è come questa stanza, - disse Grace. 
- Ma può esserlo, - disse Blaine. - Noi siamo la prova che il mondo non può essere come questa stanza. Uno spazio sicuro ed equo per tutti. Dobbiamo solo smantellare le pareti del privilegio e dell'oppressione. 
- Ha parlato quel figlio dei fiori di mio fratello, - disse Shan. 
Altre risate. 
- Dovresti scriverne sul blog, Ifemelu, - disse Grace. 
- A proposito, sapete, perché Ifemelu può scrivere quel blog? - disse Shan. - Perché è africana. Scrive dall'esterno. Non prova realmente le cose di cui parla. Per lei è tutto bizzarro e curioso. Può scrivere quello che vuole e prendersi tutti gli elogi ed essere invitata a conferenze. Se non fosse un'afroamericana, direbbero che è arrabbiata e la emarginerebbero. 
La stanza, per un momento, fu gravida di silenzio.
- Tutto sommato penso che sia giusto, - ammise Ifemelu, detestando Shan, e anche se stessa, per aver ceduto all'incantesimo di Shan. Era vero che la razza non era ricamata nel tessuto della storia; non era scolpita nella sua anima. Eppure, avrebbe preferito che Shan glielo avesse detto in separata sede anziché in quel momento, trionfalmente, di fronte agli amici, lasciandola con un senso di amarezza, un senso di perdita, nel petto. 


Da Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie, pp. 324-325

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