martedì 16 dicembre 2014

Farsi un'idea #67

Parliamo ancora del piatto più amato e soprattutto parliamo della Pizza per autodidatti di Cristiano Cavino. 
Ho tralasciato i brani più schematici per dare rilievo alla parte narrativa e irriverente, quella che meglio rappresenta lo scrittore romagnolo. 
Durante la preparazione della pizza il condimento è il momento più creativo della preparazione, l'estratto qui di seguito lo introduce. Nella recensione vi ho accennato anche alla carrellata di proposte golose e fantasiose, spesso suggerite dagli stessi abitanti di Casola. Come accade il giorno di pasquetta quando Pochina si presenta con un'insolita richiesta per non sprecare il pranzo. 
Buon appetito! Osp, buona lettura!
Ho condito centinaia di migliaia di pizze.
Penso che l'unica pizza che non mi sia stata mai ordinata sia quella con i fagiolini. 
Pomodoro, mozzarella, fagiolini. Mai ordinata.
Noi i fagiolini li usiamo nella pizza alle verdure, chiamata ovunque ortolana, ma lì in mezzo si mimetizzano tra le melanzane, gli asparagi, i peperoni, gli spinaci e il radicchio. 
Ma con solo fagiolini proprio ne ho mai fatta una.
Per il resto, mi è capitato di doverne fare con ogni tipo di condimento. 
Una volta a Pochina, il fornaio di Casola, ne feci una all'arrosto di agnello. 
Se lo era portato da casa in uno scudozzolo di alluminio, erano gli avanzi del pranzo di pasquetta.
Pochina era un omone che non parlava molto. Era burbero, e quando gli capitava di parlare, urlava. 
A me stava molto simpatico. 
Una domenica mattina aveva avuto dei parenti di città ospiti a pranzo, e lui gli aveva preparato un calderone di pasta e fagioli. La pasta e fagioli di Pochina era spettacolare, la faceva anche per il presepe vivente, quando si vestiva da pastore e la cuoceva nella finta tenda in mezzo ai giardini pubblici. I Gesù dei quadri viventi scendevano dalla croce per andarla a mangiare, facendo ammattire l'arciprete. 
Ma questi parenti di città avevano un po' di puzza sotto il naso e quando si videro servire il calderone di pasta e fagioli fecero delle storie. Lui alzò le spalle, prese il calderone, lo rovesciò nella chiavica di via Matteotti e disse ai suoi parenti di andare in piazza, che c'era il ristorante. 
Pochina cuoceva il pane da quando era bambino, e io avevo un po' l'ansia da prestazione quando gli facevo la pizza. 
Di solito la mangiava con la cipolla. 
Non la ordinava neanche. 
Si sedeva, con due dita faceva un cenno a mio zio su quanto vino voleva nella caraffa, e con le braccia indicava la circonferenza che doveva avere la pizza. E aspettava. 
Quel giorno di pasquetta, prima di andare a sedersi al solito posto, mi lasciò sopra la vetrinetta dei condimenti lo scudozzolo con gli di arrosto d'agnello. 
"Falla con questi" borbottò.
"E cipolla" disse anche.
Saranno stati due chili buoni di agnello. 
Le cosce erano grandi come mio pugno. 
Poi allargò le braccia fino a raggiungere più o meno la circonferenza di una bicicletta. 
Infatti gliela dovemmo servire sul tagliere di legno che usavamo per le bruschette miste da quattro persone. 
Avevo paura di combinare un disastro. 
Se la pizza la stendi molto per diventare più larga si indebolisce al centro.
Potevo fargliela con un doppio impasto, ma a Pochina piaceva sottile. 
Se mi si fosse rotta in malo modo durante la cottura avrei rovinato anche quei due chili di agnello arrosto che aveva sopra. 
Non che avessi paura di Pochina, è che non volevo deluderlo.

Condire la pizza da La pizza per autodidatti di Cristiano Cavina, pp. 122-123-124

2 commenti :

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