lunedì 15 dicembre 2014

La pizza per autodidatti di Cristiano Cavina

La pizza per autodidatti di Cristiano Cavina edito da Marcos y Marcos è il libro più culinario che abbia letto finora. Mi ha incuriosita appena ne ho avuto notizia e la lettura è stata piacevole.
E visto che ci avviciniamo a Natale, è un libro consigliato per chi si cimenta invano o con buoni risultati con l'arte della pizza. È un piccolo omaggio al piatto più amato di sempre da regalare o regalarsi.
Farina, acqua, olio, sale, lievito: gli ingredienti sono pochi e semplici, alla base di una buona pizza ci sono alcune regole. Ecco, perché «l'umanità in generale ama la pizza, ma raramente ama allo stesso modo chi gliela deve fare». Cristiano Cavina, forte della sua sapienza, scrive per gli autodidatti e non un libro utile e divertente. A metà strada tra il racconto e il manuale insegna ad evitare qualche errore: perché per raggiungere una certa perfezione, sono necessari il tempo e la pratica. Sbagliare potrebbe far venire il mal di pancia ma fa parte del gioco, è una condizione per migliorarsi.
L'autore si fa serio, ma quanto dura? Non bisogna aspettarsi un trattato noioso, il tono apparentemente sostenuto lascia presto spazio alla vivacità del suo temperamento. Si alternano aneddoti e consigli, segreti del mestiere e racconti buffi. Chiunque abbia letto i suoi libri, sa bene di cosa stia parlando.
La pizzeria è Il Farro di Casola Valsenio, quella dello zio Antonio, come recita la dedica iniziale, inaugurata negli anni Ottanta.
Cristino Cavina si divide tra il lavoro di pizzaiolo e di scrittore. Sulla lavagnetta luminosa del locale campeggia la scritta E USCITO IN LIBRERIA L'ULTIMO ROMANZO DI CRISTIANO CAVINA (PIZZAIOLO QUANDO CÈ) senza l'apostrofo. Le presentazioni sono definite scampagnate dallo zio che evidenzia le assenze con un pennarello rosso sul calendario.
Quando non c'è, lo troviamo alla proclamazione dei dodici finalisti del Premio Strega vestito rigorosamente dalle magliette dei Sex Pistols o dei Pearl Jam (grande!!) e rifiutando di ingessarsi in giacca e cravatta, viene scambiato da Serena Dandini per un fonico tra lo sconforto di Tullio De Mauro. A Segovia, al festival Hay, è costretto a sottrarsi al buffet per parlare, in un inglese stentato, con il premio Nobel Doris Lessing.
Quando c'è, è completamente impastato in quel mondo, un amore che è venuto con il tempo e che ha forgiato il suo carattere. L'incipit chiarisce che la pizza è una storia d'amore, «è come amare qualcuno». Anche se all'inizio fare le pizze non è stato un lavoro scelto da lui, è stato un matrimonio combinato tra il terrore di combinare qualche guaio e dimenticarsi i sabati di uscite con gli amici. È l'estate del 1993 e Cavina si è diplomato da poco come perito elettrotecnico.
Un piccolo glossario dei termini tecnici apre ai consigli veri e propri quali il forno e la legna, le farine e il lievito, l'impasto e la farcitura, la cottura e una buona carrellata di proposte golose, accostamenti insoliti e classici, fino a quelle dolci come ai frutti dimenticati.
Infine, una spassosa sociologia della pizza chiude la parte più schematica: chi ordina una con olio e rosmarino è stato dimesso dall'ospedale o da zia Angela per sconfiggere la debolezza che le è venuta dopo aver cenato alle 18,30; la quattro stagioni è per gli indecisi; con la marinara si raggiunge l'equilibrio psicofisico; chi lascia le croste si sente misterioso e affascinante.
Anch'io provo questo gioco. Di solito prendo una Margherita o un'Ortolana: quindi, sarai una vera intenditrice, attenta all'impasto e sono affamatissima senza spifferarlo ai quattro venti ma guadagnandoci in salute. Però, se dovessi andare al Farro prenderei una con le erbe officinali.
Sullo sfondo c'è Casola, mitica e ridente – «un'idea di Casola, una Casola che forse non esiste, ma che io vedo in continuazione» – che ha conosciuto la guerra e si addobba durante le feste di paese. Gli abitanti sono i veri propri autori dei condimenti come Massimo da principe Tobelli che da vent'anni ordina una pizza con salame piccante, olive nere e uovo sodo, la Ventiquattro stagioni è di Dino, Nebbia '93 si riferisce al raduno degli speleologi tra Halloween e il 2 novembre in cui per tre giorni il San Giovese scorreva a fiumi. Com'è? È una variante della pizza allo squacquerone con il prosciutto a fine cottura. Inoltre, c'è la pizza alle erbe officinali un chiaro omaggio al Mercatino omonimo che si svolge durante i venerdì di luglio e agosto. 
Non vi è venuta l'acquolina?

Titolo: La pizza per autodidatti
Autore: Cristiano Cavina
Editore: Marcos y Marcos
Pagine: 286
Anno di pubblicazione: 2014
EAN: 9788871687018
Prezzo di copertina: € 12,00

2 commenti :

  1. anche io ne sono rimasta affascinata quando ho letto le svariate recensioni sui giornali, mi ispirano... chissà che non mi arrivi per natale da qualcuno

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    1. E allora facciamo pressione su quel qualcuno, che ne dici?
      È un libro divertente e utile, come ho scritto nella recensione. Quindi, tocca studiarlo e ridere. Di gusto.

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