lunedì 26 gennaio 2015

I piccolini - Effetti d'un sogno interrotto di Luigi Pirandello


Attingo alla nostra letteratura per inaugurare la nuova rubrica I piccolini con Effetti d'un sogno interrotto di Luigi Pirandello, l'ultima novella della raccolta Una giornata. Proprio l'ultima, completata giusto in tempo prima che l'autore morisse e ospitata sulle pagine del «Corriere della Sera». Un libro di poche pagine, di grande formato e stupore che Orecchio acerbo ha inserito nella collana Lampi lights dedicata ad alcuni classici, dando lustro attraverso i colori e una chiara impronta tipografica. La scelta è legata soprattutto all'illustrazione: mi hanno colpita soprattutto i disegni di Michele Rocchetti che sembrano rifarsi all'arte futurista, quella pittorica e più sorprendente.
Il protagonista del racconto abita in una polverosa casa lasciatagli da un amico partito per l'America e in cui campeggia un quadro forse antico raffigurante una sensuale donna nuda intenta a leggere e illuminata insieme a un teschio da una lucerna. Un antiquario, che da un po' di tempo fa la corte al quadro, un giorno si presenta con uno sconosciuto il quale si identifica come marito della donna dipinta e chiede il dipinto, quasi fosse il legittimo proprietario. Il dipinto rappresenta la giovane moglie morta recentemente. Ne nasce una disputa accesa, il quadro guadagna il centro della storia: ciò che rappresenta è la gelosia del vedovo.

venerdì 23 gennaio 2015

I piccolini


Nei progetti iniziali, la rubrica che introduco oggi avrebbe dovuto muovere i primi passi in un futuro prossimo, ho deciso di anticiparla perché poco tempo fa mi sono ritrovata tra le mani un librettino bellissimo che vi illustrerò alla prima occasione. Perché aspettare?
Seguo il galateo e vi presento la nuova sezione.
I piccolini è il nuovo spazio dedicato ai libri per l'infanzia e per i ragazzi in teoria, nella pratica sono rivolti a tutti, quindi direi presunti bambini. Vado spesso nella biblioteca rivolta ai più piccini o in libreria non dimentico questa sezione. Sfoglio, leggo e rimango estasiata: la costruzione di storie e colori raggiunge una perfetta sintonia, la creatività trova pieno e felice terreno.
E poi, I piccolini anche nel numero delle pagine, libri sottili sottili. Infatti l'intento è quello di consigliarvi testi che non superino le 50 pagine. Se poi non mantengo questo proposito non succede nulla, vero?
Non escludo che con il tempo potrebbe esserci qualche evoluzione, per ora l'idea è questa: ci saranno recensioni più brevi e più ricche di fotografie, verrà indicata l'età di lettura così sappiamo cosa regalare ai bambini e agli adulti, perché no? I piccolini è una rubrica rivolta a tutti, senza distinzione di età perché l'infanzia non si esaurisce in una manciata di anni.
Negli ultimi mesi mi è capitato di leggere questo genere, tanto da dedicare I consigliatissimi di Natale e più di qualche lettura (qui, qui, qui, qui).  Probabilmente anche il prossimo post di Fingerbook andrà a finire sotto questa voce. Quindi, vorrei dare un po' di lustro a questo mio nuovo interesse.
L'editoria per i più piccoli ha uno stato di salute che non ha nulla a che vedere con quella tradizionale, anzi trascina quest'ultima I dati emersi da Più libri più liberi e da Bologna Children's Book confermano il trend positivo e, soprattutto c'è grande fermento nelle piccole e medie case editrici. Dico sempre, prendendo in prestito Elsa Morante, il mondo sarà salvato dai ragazzini.
Affidiamoci anche alle storie semplici e profonde. Alleniamo l'immaginazione, incantiamo gli animi.

mercoledì 21 gennaio 2015

Farsi un'idea #71

A pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti è un saggio sul racconto, o meglio, meditazioni sull'arte di scrivere racconti. E aggiungo io, di leggerli. Perché lo scrittore scava e lustra questo genere, considerato inferiore rispetto al romanzo. I suoi sono consigli preziosi anche per i lettori.
Il libro è diviso in tre parti e si concentra soprattutto sulla scuola americana di storie brevi, quelli che sono i capisaldi della sua formazione letteraria. 
Vi lascio ad un brano tratto dal libro e non vi anticipo nulla di questa pagina.
Buona lettura!
Gli scrittori di racconti adorano i momenti in cui la luce cambia. Passa una nuvola a gettarci un'ombra addosso, e sussultando ci chiediamo cos'è stato; il sole torna dopo il temporale e di colpo il mondo è come nuovo. Una luce che rende il mondo diverso da come era prima: quando succede ci fermiamo a osservare il paesaggio di tutti i giorni e scopriamo, o crediamo di scoprire, qualcosa di noi che prima non sapevamo. Ecco il cuore di alcuni dei miei racconti dell'illuminazione. Mi sembra quasi di vederli, tutti quei personaggi con gli occhi al cielo ai quattro angoli d'America: al tramonto, un vecchio contadino d'Ohio solleva lo sguardo dal suo lavoro, osserva le colline all'orizzonte e per la prima volta le trova bellissime, persino troppo belle per la vita misera che ha fatto (Sherwood Anderson, «La bugia non detta»). Giù in California una donna si alza nella notte, si affaccia alla finestra e si accorge della luna piena, che le mostra il giardino di casa come non l'ho mai visto. Gli altri dormono lei è sveglia e in quel momento le loro vite appaiono insensate e meschine, vite di lumache striscianti sotto la luna (Raymond Carver, «Riuscivo a vedere ogni minimo dettaglio»). In una roulotte scassata, da qualche parte tra Chicago e Detroit, un uomo e una ragazza discutono dopo un temporale. È uno di quei litigi da fine dell'amore: l'uomo è geloso e si sente molto vecchio, la ragazza parla poco ed è come assente. Quando il sole esce dalle nuvole lei guarda dalla finestrella e le sembra che fuori sia tutto verde e nuove, dentro un posto in cui non è proprio più possibile restare (David Foster Wallace, «È tutto verde»). Quella rivelazione è il momento cechoviano che Carver amava tanto: e all'improvviso tutto gli fu chiaro. 

lunedì 19 gennaio 2015

A pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti


Paolo Cognetti è lo scrittore che mi ha fatto (ri)avvicinare ai racconti dopo aver letto I racconti di Pietroburgo di Gogol, uno dei miei libri preferiti di sempre. Non ritengo il genere inferiore al romanzo, solo che spesso ho bisogno di storie più dilatate per capire i punti interrogativi di una storia. Spesso non trovo le risposte. Un po' come accade per i libri di poesia. Ritornando A pesca nelle pozze più profonde edito da Minimum fax, è il libro che non si può non leggere: maturo, mai banale e avvincente come un romanzo. Osp, racconto! L'ho ribadito più volte: Cognetti potrebbe anche dedicarsi ai trattati di medicina e sicuramente riuscirebbe brillantemente. È un talento naturale, la sua scrittura. 
S'improvvisa pescatore, Paolo, per cercare l'ispirazione, per emulare altri scrittori che prima di lui si sono cimentati con questa pratica (o sport?) e ne hanno tratto giovamento, soprattutto letterario. Ma le intenzioni hanno vita breve, di risultati non ce ne sono. E così che Cognetti appende al chiodo la canna da pesca, ribattezzata Sofia. La famosa Sofia che la incontriamo nuovamente sul finale, quella Sofia che ci ha presentato Paolo qualche tempo fa. I quattro racconti si allontano dal libro originario e diventano più diretti e carnali. Senza dubbio, ritroviamo la protagonista che conosciamo, la sua presenza non passa inosservata. Fallimento a parte, Cognetti medita sull'arte di scrivere racconti, come ci indica il sottotitolo. Ma aggiungerei anche di leggere racconti. Apparentemente rivolto a chi ha il pallino della scrittura, il libro ha anche come pubblico i lettori e i suoi sembrano dei consigli di lettura.

venerdì 16 gennaio 2015

Il venerdì in libreria #33

Solitamente mi occupo delle novità editoriali due volte al mese, ma ci sono in vista alcuni cambiamenti che mi porteranno a pensare alla rubrica con una cadenza mensile. Ecco perché ho atteso qualche giorno prima di pubblicare il post di oggi.
Gennaio è il mese del Piccolo principe, non più proprietà esclusiva di Bompiani e libero dai diritti d'autore. Sono tante le case editrici che si contenderanno edizioni aggiornate, versioni strabilianti, copertine patinate. Gli effetti cominciano a farsi vedere tra gli scaffali.
Comunque, vi cito le novità editoriali che non hanno trovato spazio qui sotto, o meglio, tra i miei gusti.
Per chi sentisse la mancanza di Camilleri, non disperativi: è uscito nell'ennesimo libro per Mondadori La relazione.
Sulla scia del precedente Sei per la Sardegna esce anche Undici per la Liguria, undici racconti per aiutare la regione vittima delle alluvioni autunnali. Sempre Einaudi.
Minimum fax pubblica un'antologia di racconti pubblicati in volume nel 1976 di Donald Barthelme, Dilettanti, in uscita ieri. Come il chiacchieratissimo Sottomissione di Michel Houellebecq alla ribalta dopo i drammatici eventi di Parigi.
Infine, James Salter esce per Guanda il 22 gennaio con Una perfetta felicità. 
Buon weekend di acquisti e letture!


Titolo: Non è stagione
Autore: Antonio Manzini
Editore: Sellerio
Pagine: 328
Genere: Giallo
Prezzo di copertina/ebook: € 14,00 - € 9,99
Data di uscita: 12/01


«Rocco Schiavone era stato assegnato ad Aosta dal commissariato Cristoforo Colombo di Roma. E tutto quello che conosceva del territorio di Aosta e provincia era casa sua, la questura, la procura e l’Osteria degli artisti». Un vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo. Possiede solo scarpe Clarks, disprezza ogni tipo di abbigliamento invernale. In tutta la vita, il massimo dell’altitudine che ha raggiunto sono i 137 metri di Monte Mario, il punto più alto della sua città natale. Anche al Nord finalmente è sbocciata la stagione dei fiori, è arrivato maggio. Rocco Schiavone, ancora in forza presso la questura di Aosta, la sua prigione dell’anima, desidera la primavera fra i prati alpini. Ecco il sole, il profumo della vita che ritorna a sorridere. Ma è solo un’illusione. Perché indomita, in quelle valli, in quelle montagne, cade la neve. E si addensano gli eterni problemi insoluti del nostro poliziotto. Il caso è di quelli seri: un rapimento non denunciato alle autorità. La vittima in questione è una ragazza di diciotto anni, figlia di un imprenditore edile della zona. Ben presto il vicequestore scopre che alle spalle del rapimento c’è l’ombra della criminalità organizzata. Grazie ai prestiti concessi a chi è in crisi di liquidità, le organizzazioni mafiose entrano nel tessuto sociale ed economico, impossessandosi pezzo dopo pezzo delle forze produttive del paese. Ed è quello che sta accadendo davanti agli occhi di Rocco. Ma non c’è solo questo, perché il passato del poliziotto continua a minacciare il suo presente.


Titolo: Gli anni al contrario
Autore: Nadia Terranova
Editore: Einaudi
Pagine: 152
Genere: Narrativa italiana
Prezzo di copertina/ebook: € 16,00 - € 9,99
Data di uscita: 13/01


Messina, 1977. Aurora, figlia del fascistissimo Silini, fin da piccola si rifugia in bagno a studiare per poter prendere tutti 9, così da emanciparsi dalla famiglia che le stava stretta. Giovanni, che invece è sempre stato lo scavezzacollo dei Santatorre, ce l'ha con il padre e il suo "comunismo che odora di sconfitta", e vuole fare la rivoluzione. I due si incontrano all'università, e pochi mesi dopo aspettano già una bambina. La vita insieme si rivela però diversa da come l'avevano immaginata. Giovanni tenta di entrare nella lotta armata, ma le brigate lo ignorano. Diviso tra l'affetto per la moglie e la figlia, e la sensazione frustrante che tutto accada sempre altrove, si culla nell'inettitudine, finché non scopre l'eroina. Aurora si rende presto conto che gli ideali rivoluzionari stanno spingendo il marito in un territorio pericoloso, di violenza e illegalità, e se riesce a fare le valige e lasciarlo ogni volta che si sente tradita, non riesce tuttavia a non ritornare sempre da lui.

mercoledì 14 gennaio 2015

Farsi un'idea #70

Siamo ancora in compagnia di Hannah Coulter, le sue parole risuonano ancora nell'aria. Forse mi mancherà, ma so che lì, nella mia libreria.
Wendell Berry ha costruito una bella storia che riecheggia di ricordi e valori, i cui protagonisti sono anche la comunità di Port William. Hannah sarà sempre riconoscente nei loro confronti, soprattutto ora che i tempi sono cambiati, piccole e grandi rivoluzioni che hanno investito anche la sua famiglia.
Il passo seguente è poco narrativo, è legato alle sensazioni di una vita: la speranza che si affievolisce e ritorna a splendere come il sole primaverile.
Buona lettura!
Una vita senza aspettative è pur sempre vita, e la nostra non era affatto male. La luce che ci aveva condotti in questo mondo ha continuato a guidarci. Ci amavamo e facevamo la nostra vita. Mettevamo in tavola il cibo che avevamo prodotto, lo mangiavamo, gli rendevamo lode e ne eravamo grati. Pativamo i pensieri notturni, poi all’alba ci alzavamo e riprendevamo a lavorare. Lo stesso mondo che tante volte ci aveva delusi e fatti soffrire, a volte ci rendeva sorprendentemente felici.
Hai l’impressione che l’inverno non finirà mai, poi, quando meno te l’aspetti e te n’eri quasi dimenticata, di colpo la luce e la temperatura cambiano. Ai piedi degli alberi ancora spogli compare un tappeto di fiori di campo tanto fitto da non poter evitare di calpestarlo. I prati si fanno verdi e spuntano le prime foglie.
Un momento più tardi ti guardi intorno ed è già estate. Forse la terra era un po’ secca e adesso è caduta la pioggia. Il mondo è ricco e pieno d’esuberanza, e pare una donna incinta con un bambino in braccio e un altro per mano. Mentre a fine mattina imbocchi la strada per andare a vedere se c’è posta, ogni pozzanghera è contornata da farfalle che succhiano l’acqua e si levano in volo palpitanti.

lunedì 12 gennaio 2015

Hannah Coulter di Wendell Berry


Questa è una delle rare occasioni in cui la copertina mi colpisce prima di conoscere la trama: una scala di verdi e terra si armonizza perfettamente e che introduce al scenario bucolico di Port William.
Ho letto recensioni entusiaste sul precedente lavoro di Wendell Berry, Jayber Crow, non potevo farmi sfuggire Hannah Coulter edito sempre da Lindau sapendo già che mi sarebbe piaciuto. Lo scrivo così mi tolgo il pensiero ed evito di tergiversare. Oltre la storia ben costruita, la sorpresa viene dalla scrittura dell'autore americano, concreta, calata nel contesto. Il discorso di Berry è più complesso di quel che sembra: non raccoglie solo le memorie di una vecchina, ma di una comunità. E non si dimentica l'amore per la vita agreste e il rispetto dei valori umani.
L'ho iniziato durante il viaggio di andata verso casa durante le vacanze natalizie, ma è una lettura da camino perché davanti al fuoco si ascolta meglio ciò che ha da dire Hannah.
Vibra la voce di Hannah quando ricorda la sua vita, quando lascia la casa paterna per andare in città spinta dalla nonna, donna pratica e attenta al presente più che al futuro incerto.
Prima Felter poi Coulter in pochissimi anni la sua vita si trasforma: la giovane si trasferisce a Port William quando si sposa con Virgil Felter. Un amore fondato sull'immaginazione di ciò che potrebbe essere, «perché non ha mai potuto essere altro». Virgil, infatti, è chiamato alle armi.
Port William è ovattato, filtrano in controluce le notizie della guerra. L'attesa e l'ufficialità della morte fluttuano in un tempo sospeso rintracciabile fin dai versi iniziali.

venerdì 9 gennaio 2015

Farsi un'idea #69

Riprendiamo in mano La figlia della gallina nera di Gloria Origgi per soffermarci su qualche passo. Oggi verrà svelato il significato del titolo del libro e l'accezione che viene data al termine sciuretta. La Origgi ha vissuto in un ambiente borghese soffrendo un pochino, tanti sono i riferimenti anche al decoro.
Nella recensione vi ho accennato che il libro si presenta come un piccolo dizionario (la foto ve ne dà una prova), una storia familiare e personale che ritorna attraverso le espressioni e le parole pronunciante un tempo, voci che riecheggiano di nuova vitalità per non perdersi più.
Buona lettura!
La figlia della gallina nera: "E chi sono io? La figlia della gallina nera?" si diceva in casa quando si era vittima di un sopruso o di una negligenza. L’ultima a essere servita a tavola o a ricevere il bacio della buonanotte, poteva lamentarsi di essere trattata come la figlia della gallina nera. O quella che riceveva meno regali a Natale si lamentava di essere la figlia della gallina nera. La figlia della gallina nera è trattata peggio delle altre gallinelle: è trascurata e messa da parte, un po’ come il brutto anatroccolo, nero anche lui nella favola di Andersen, ma di madre dalle piume bianchissime. Mia madre si lamentava di essere trattata come la figlia della gallina nera da alcuni commercianti di via Montenapoleone. Ci raccontava sempre di una volta in cui era entrata in una boutique per chiedere il prezzo di una camicetta. Davanti alla risposta esorbitante della commessa, mia madre si permise di dire a mezza voce: “Un po’ caro”. E la commessa rispose: “Non è caro, signora: è lei che non può spendere”. Tornò a casa abbattuta, con il sentimento di essere la figlia della gallina nera. Non so da dove provenga l’espressione. Forse da una favola contadina, che non sono riuscita a ritrovare. Pare che a Roma il figlio della gallina bianca sia il pupillo, colui che ha tutti i privilegi. Plinio racconta nella Historia Naturalis che Lavinia Drusilla, moglie di Cesare, ricevette tra le braccia una gallina bianca, lasciata cadere da un'aquila in volo, i cui figli sarebbero stati considerati sacri dagli Auguri.

mercoledì 7 gennaio 2015

#Fingerbook - La figlia della gallina nera di Gloria Origgi


Il primo Fingerbook dell'anno è una sorpresa culinaria strabiliante – vedere per credere sul blog di Michela – in tema con il libro in questione, La figlia della gallina nera di Gloria Origgi edito da Nottetempo. La proposta di oggi è un piccolo dizionario sentimentale, un dizionario nel vero senso del termine, che ci guida alla conoscenza della famiglia Origgi e nel mondo perduto dell'innocenza. Attraverso i frammenti dell'infanzia le parole si fanno carico di tanti ricordi. E anche l'italiano, che l'autrice non vuole che diventi un ricordo, è il pretesto di un recupero anche linguistico. In generale, è un librettino delizioso e divertente, a volte irritante di pensieri borghesi. Non perché lo sia l'autrice, ma ciò che l'ha circondata. Il  voler o il dover distinguersi dagli altri fa risultare antipatico quel modo di porsi.  
Leggiamo, quindi, pagine di un viaggio che riportano la scrittrice a rivivere l'atmosfera gioiosa, soffocante, triste di cambiamenti, un dialoga con il bianco e il nero nella Milano degli anni Settanta, borghese e comunista, colpita come tutta l'Italia dalla crisi petrolifera. Allora vediamo le due sorelle, Roberta e Gloria, alle prese con Le viole rosse, un testo teatrale scritto a dieci mani nell'estate del 1975, un gioco diventato patto di sangue tra amecche, una forma privilegiata di amicizia che passava per un'iniziazione al mondo tetro e stravagante della sorella in cui vede la luce in edizione cartacea grazie alla complicità del padre. Anche l'attimo prima di andare a dormire viene celebrato un l'espressione arrivano i pisani allude ai pericoli della notte in cui si aggiravano i pisani a Lucca e esorta a non fare capricci.

domenica 4 gennaio 2015

L'anno che è arrivato


Questo non è un post di bilanci (il 2014 lo trovate qui e qui), è un modo per salutare il 2015 e pensare ai prossimi 365 giorni. Prima che terminasse l'anno ho compilato una lista di libri da leggere prossimamente lunga quanto me. Ho inserito soprattutto scrittrici ed editori indipendenti senza impormelo. Da uno spunto ne sono venuti fuori altri. Vedremo se riuscirò a mantenere questa promessa, a non abbandonarla per lasciarmi influenzare dalle ultimissime novità. Prenderò i miei tempi anche per le recensioni, non sempre riesco a scrivere di getto, a volte ho bisogno di riflettere e documentarmi. E non leggerò compulsivamente, non mi interessa, finirei per allontanarmi dai libri. Per me funziona così. Spesso sono infastidita dal passare in fretta da un libro a un altro, sento di non assaporare le pagine e l'atto della lettura in se stesso, finendo per dimenticare persino la trama.

L'editore del mese: Topipittori

Questo mese si parla di storie di Natale