venerdì 9 gennaio 2015

Farsi un'idea #69

Riprendiamo in mano La figlia della gallina nera di Gloria Origgi per soffermarci su qualche passo. Oggi verrà svelato il significato del titolo del libro e l'accezione che viene data al termine sciuretta. La Origgi ha vissuto in un ambiente borghese soffrendo un pochino, tanti sono i riferimenti anche al decoro.
Nella recensione vi ho accennato che il libro si presenta come un piccolo dizionario (la foto ve ne dà una prova), una storia familiare e personale che ritorna attraverso le espressioni e le parole pronunciante un tempo, voci che riecheggiano di nuova vitalità per non perdersi più.
Buona lettura!
La figlia della gallina nera: "E chi sono io? La figlia della gallina nera?" si diceva in casa quando si era vittima di un sopruso o di una negligenza. L’ultima a essere servita a tavola o a ricevere il bacio della buonanotte, poteva lamentarsi di essere trattata come la figlia della gallina nera. O quella che riceveva meno regali a Natale si lamentava di essere la figlia della gallina nera. La figlia della gallina nera è trattata peggio delle altre gallinelle: è trascurata e messa da parte, un po’ come il brutto anatroccolo, nero anche lui nella favola di Andersen, ma di madre dalle piume bianchissime. Mia madre si lamentava di essere trattata come la figlia della gallina nera da alcuni commercianti di via Montenapoleone. Ci raccontava sempre di una volta in cui era entrata in una boutique per chiedere il prezzo di una camicetta. Davanti alla risposta esorbitante della commessa, mia madre si permise di dire a mezza voce: “Un po’ caro”. E la commessa rispose: “Non è caro, signora: è lei che non può spendere”. Tornò a casa abbattuta, con il sentimento di essere la figlia della gallina nera. Non so da dove provenga l’espressione. Forse da una favola contadina, che non sono riuscita a ritrovare. Pare che a Roma il figlio della gallina bianca sia il pupillo, colui che ha tutti i privilegi. Plinio racconta nella Historia Naturalis che Lavinia Drusilla, moglie di Cesare, ricevette tra le braccia una gallina bianca, lasciata cadere da un'aquila in volo, i cui figli sarebbero stati considerati sacri dagli Auguri.
La mia posizione di secondogenita mi fece lamentare spesso l’esclusione della figlia della gallina nera. Mi sembrava che mia madre non avesse mai abbastanza tempo per me, assorbita com’era dai suoi amori e dalla sua relazione privilegiata con mia sorella, figlia attesa per otto anni di matrimonio e nata proprio l’anno del suicidio di mio nonno nel luglio del 1964.


Sciuretta: una sciuretta è una signora milanese un po' piccolo borghese: una vera sciura, come si diceva di certe gran dame sobrie, ben vestite e pettinate che passeggiavano per via Montenapoleone o via Santo Spirito. La sciuretta è perbene, non di gran classe: ha pettinature modeste, non è mai vistosa, scarpe con mezzo tacco e punta arrotondata, gonna blu o scozzese e, d'estate, camicia a mezze maniche. Mia madre fece risistemare una pelliccia di visone scuro dalla nonna, ma il risultato non le piacque: "Sembro una sciuretta con questa giacca striminzita!" Ogni tanto tornava a casa dal parrucchiere esasperata: "Ma guarda che taglio da sciuretta mi ha fatto il Livio!" Anche un certo tono petulante e un po' borné e certi temi di conversazione da coda al macellaio, come i prezzi o le cameriere, erano tipici delle sciurette, donne banali, monogame e benpensanti, sempre appropriate ma mai originali, senza mai un gesto di grandeur, di vero stile.


Da La figlia della gallina nera di Gloria Origgi, pp. 64-65-90

2 commenti :

  1. non conoscevo il libro, ho visto che tu ne stai tratando in modo approfondito, e chissà tu non mi faccia venire voglia di approfondirlo io stessa

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    1. Non ti annoierai, forse in alcuni casi ti irretirà.

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