lunedì 9 febbraio 2015

Farsi un'idea #73

Dopo una settimana innevata, iniziamo il lunedì con un estratto da La lingua salvata di Elias Canetti, recensito qualche giorno fa. Che ribadire? Un libro piacevole, una voce, quella dell'autore bulgaro, cristallina e piacevolissima che vi lascio scoprire o riscoprire. 
Il brano riportato introduce alla terza parte dell'autobiografia. I Canetti hanno lasciato Manchester per raggiungere Vienna, è l'alba della Grande Guerra. 
Tante cose sono cambiate e il piccolo Elias ritrova il piacere della lettura con la madre, un momento prima condiviso con il padre.
Buona lettura!

Ma talvolta, quando si faceva tardi e lei era immemore dell'ora, continuavamo a leggere e a leggere, ed io sentivo che lei era rapita dall'entusiasmo e non avremmo smesso tanto presto. Un po' dipendeva anche da me che finisse così. Quando più io reagivo con intelligenza, quante più cose trovavo da dire, tanto più vive si risvegliavano in lei le emozioni di un tempo. Non appena cominciava a parlare di una delle grandi passioni ch'erano diventate il contenuto più profondo della sua esistenza, sapevo che saremmo andati avanti ancora a lungo; allora non importava più tanto che andassi a dormire, e lei faticava a staccarsi da me non meno che io da lei, mi parlava come un adulto, lodava con eccessivo entusiasmo un attore in una certa parte, o magari ne criticava un altro che l'aveva delusa, ma questo accadeva più raramente. Soprattutto amava parlare di ciò che aveva assistito senza far fatica, in uno stato di abbandono e dedizione assoluta. Allora le larghe narici palpitavano con forza, i  grandi occhi grigi non mi vedevano più, le sue parole non erano più rivolte a me. Sentivo che in quei momenti di grande commozione parlava con mio padre, e chissà, forse io stesso diventavo mio padre senza rendermene conto. Allora rompevo l'incanto con domande infantili, e anzi avevo imparato ad alimentare il suo entusiasmo.
Qualche volta ammutoliva e diventava talmente seria che io non avevo più il coraggio di dire una parola. Si passava la mano sull'immensa fronte, tutto era silenzio, io mi sentivo mancare il respiro. La mamma non richiudeva il libro, ma lo lasciava aperto sul tavolo dove restava per il resto della notte, mentre noi andavamo a dormire. Non diceva più nulla, nemmeno una delle solite frasi serali, come per esempio che era tardi, che avrei dovuto essere già a letto da un pezzo, che la mattina dopo dovevo andare a scuola: tutto quel che apparteneva al suo abituale linguaggio materno era cancellato. Pareva naturale che in lei continuasse a vivere il personaggio del quale aveva parlato. Di tutti i personaggi di Shakespeare quello che amava di più era Coriolano.


Il terremoto di Messina. Il Burgtheater in casa da La lingua salvata. Storia di una giovinezza di Elias Canetti  pp. 114-115

2 commenti :

  1. Avevo visto le foto su fb, non ne avevo mai sentito parlare però poi tu finisci per contagiarmi sempre e la wl si allunga... ;-)

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    1. Oddio, Fragola, non voglio avere sulla coscienza le tue finanze! :D

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