lunedì 2 febbraio 2015

In altre parole di Jhumpa Lahiri

Al Festival Internazionale di Ferrara, Jhumpa Lahiri aveva dato una prima anticipazione: a gennaio sarebbe uscita la sua prima raccolta di scritti in italiano, riflessioni, racconti, saggi. In altre parole, pubblicato da Guanda giusto qualche giorno fa, nasce dalla collaborazione con la rivista «Internazionale», i racconti hanno trovato spazio e trattano del suo apprendistato italiano. Un percorso tormentato e riconoscibile anche nella complessità di voce, la penna di Jhumpa Lahiri si fa più sicura pagina dopo pagina. Chissà se all'uscita di questo libro, la scrittrice abbia esultato di gioia come per il primo articolo in italiano e il primo libro in inglese...
C'è il Tabucchi di Requiem che campeggia nelle prime pagine: «avevo bisogno di una lingua differente: una lingua che fosse un luogo di affetto e di riflessione» suona come una giustificazione o una dichiarazione d'amore verso la nostra cultura. Quella di Jhumpa Lahiri è la storia di un desiderio che diventa un bisogno, il bisogno una devozione e un'ossessione. È un vero e proprio viaggio linguistico, non semplice, anche dentro la persona.

Il suo incontro con la nostra lingua è stato un colpo di fulmine. Firenze pullula di voci, è un teatro a cielo aperto che sovrasta il frastuono dei motori e dei clacson. Di ritorno in America prende lezioni private da insegnanti italiani. Tuttavia, il rapporto a distanza è viscido, poco compromettente, lo studio è sterile, privo di vita. Per vent'anni impara l'italiano come se nuotasse intorno alla riva di un lago, evitando di raggiungere a bracciate larghe e sicure il centro profondo. Fino a quando, circa due anni fa, decide di trasferirsi per un lungo periodo in Italia con tutta la famiglia, una scelta quasi folle per un'autrice che scrive solo in inglese.
Inizia il suo apprendistato e il suo diario romano: l'impatto con la capitale mette a dura prova la sua scelta, ma Jhumpa trova rifugio nella scrittura e nella fermezza della sua decisione. I primi racconti sono pieni di errori, una macchia rossa, l'inchiostro delle correzioni del suo insegnante. I traballanti schizzi sulle pagine sono una corsa a rotta di collo che non ammette ripensamenti, né ordine. Il taccuino è fitto di termini da ricordare o affascinanti, raccolti come in un bosco, gemme preziose che spesso evaporano. Il dizionario è un amico inseparabile, il diario un sostegno. Anche la rinuncia a leggere in inglese ancor prima di trasferirsi e in procinto di pubblicare un romanzo è un passaggio : «in italiano sono una lettrice più attiva, più coinvolta, anche se più inesperta. Mi piace lo sforzo. Preferisco le limitazioni». La sua determinazione le permette di ritrovare un filo conduttore nel suo esilio linguistico. Jhumpa Lahiri si sente scissa, priva di una vera lingua madre, lei che è americana di origini indiane: «mi sento una scrittrice senza una lingua definitiva, senza origine, senza definizione. Se sia un vantaggio o uno svantaggio, non saprei». Il bengalese è relegato al contesto familiare, l'inglese è la lingua della socialità, all'italiano si deve chiedere umilmente permesso. Il processo di questo cammino si ritrova nella metafora del triangolo equilatero costituito da una base solida d'inchiostro, l'inglese, e dai lati a matita che potrebbero cancellarsi in qualsiasi momento, il bengalese e l'italiano. E ancor più forte è la precarietà tra l'inglese e l'italiano. A Venezia ne comprende il divario, la sicurezza, paradossalmente, sta nell'acqua: «rinunciare all'inglese significa mettere a nudo la propria debolezza, in italiano ho la libertà di essere imperfetta». Quindi, apprendere e misurarsi con un idioma sconosciuto è una continua crescita e possibilità. L'italiano è quel «provare a = cercare di» avvicinarsi al cuore pulsante, il golfino ritrovato dopo un pomeriggio a provare abiti e non riconosciuto, la parte più accessibile della villa di Adriano a Tivoli, la distanza incolmabile che invita a scrivere. Un'esigenza è così forte che si libera degli ostacoli per decifrare il mondo con formule inedite, per dichiarare la propria esistenza. Una nuova lingua è una metamorfosi non totale che rivela due scrittrici, fa scorrere nuova linfa, riacquistare in altre parole la creatività.

Titolo: In altre parole
Autore: Jhumpa Lahiri
Editore: Guanda
Pagine: 160
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788823510128
Prezzo di copertina/ebook: € 14,00 - € 9,99

6 commenti :

  1. Sembra molto interessante. Non ho letto nulla di questa autrice. A parte questo testo sperimentale che mi incuriosce, da quale romanzo mi consiglieresti di iniziare?

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    1. Ho letto solo La moglie e Una nuova terra, mi mancano il resto. Però tra i due preferisco il primo per la storia molto interessante. Il tema dell'immigrazione, come il disagio, viene fuori meglio. Una nuova terra non è male, ma viene proposto in ogni racconto il medesimo ambiente borghese.

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  2. A me era molto piaciuto il suo primo libro, la raccolta di racconti "L'interprete dei malanni".

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    1. Infatti, dovrei recuperare anche i primi titoli. Per ora mi allontano da Jhumpa Lahiri...

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  3. Sei una ragazza in gamba e forte... non mollare mai!
    Questo libro non mi dispiace... un bacio

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  4. Non conosco l'autrice, però questa recensione mi intriga.
    V.

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