martedì 24 febbraio 2015

Milano di Balzano, Cataluccio, De Benedetti, Di Stefano, Fontana, Janeczek


Quando sono venuta a conoscenza di questi racconti, Milano, ho subito pensato che avrei dovuto leggerla soprattutto per capire se la mia idea su questa città coincide o meno con quella che hanno gli altri.
I grandissimi centri mi hanno sempre fatto repulsione, soprattutto Milano e Roma: anche solo sfiorarli produce una sostanza urticante che non mi dà tregua. Non concepisco la prospettiva di una vita da trascorrere in mezzo allo smog, al traffico, alle distanze interne così infinite. Perciò vivo in una realtà piccola, che a sua volta non mi soddisfa. Ma questo è un altro discorso, parlarne significa riportare a galla rabbia, delusione, inerzia.
Sellerio chiama all'appello forse i suoi autori più milanesi, di nascita o d'adozione, – Marco Balzano, Francesco M. Cantaluccio, Neige De Benedetti, Paolo Di Stefano, Giorgio Fontana, Helena Janeczek – e ne viene fuori una bella raccolta di storie. Tutte su Milano. Dodici occhi, sei voci. Milano si liquefa in parole e sguardi.
«Milano è un animo incostante, non si può raccontare» scrive Neige De Benedetti, che più di tutti ho voluto ritrovare dopo lo splendido Tubì, tubì. Forse ha ragione. Ciascuno narra la propria Milano, il proprio sentimento che muta con il mutare stesso del capoluogo lombardo, coincide spesso con figure femminili che, «andandosene, portavano via pezzi di città».
La città si gira a spirale oltrepassando le periferie per arrivare all'hinterland che Milano non è, ma come se lo fosse perché il suo cielo grigio contagia tutto ciò che trova lungo il cammino. Non è il grigio regale di Londra ma è il grigio stupore, grigio industriale del normalmente grigio milanese, grigio-idraulica, grigio pallido e denso. Mille sfumature di grigio. La lusingano per proiettarla sempre più verso la precarietà: indossa l'abito della creatività, Milano; si abbellisce per brillare davanti ai flash e calcare il tappetto rosso; ha osato con il trucco pesante, per risultare sgraziata e abitare persino nella stazione. E sotto quel tappetto di polvere o scheletri da nascondere ce n'è.
La metropoli di questi racconti è quella più contemporanea, con qualche retaggio del passato di città invincibile e futuribile, alle prese con la crisi economica e morale, con l'immigrazione, con l'Expo che sventra l'agricoltura e si fa baluardo del vivere sano. Scommettere su lei significa per forza far ripartire l'Italia?
Milano, al pari di Roma, è inquinata di corruzione e malaffare, capace di penetrare nelle mura di casa, di insinuarsi in famiglia ed esplodere di un rumore sordo in città e discorsi virtuali, dimenticare legami e ricordi che sembrano appartenere ad un'epoca passata. «Sempre oscillante tra l'euforia e il conformismo del culto del denaro, del successo e dell'apparenza, e la disperata trasgressione», immobile agli anni Ottanta che ha «creato un'estetica (e persino un'etica dell'aperitivo)», del drink che si beve tutto d'un fiato per non saltare il prossimo giro. L'alcool misura le promesse mancate nel lavoro e la poca volontà di essere altro.
La città ha perso lo smalto di un tempo, confinata oramai in un quartiere o in un palazzo, complotta con i suoi stessi abitanti che si sentono rifiutati. Il grado di follia ti strappa una risata amara, rivela un fallimento di comprensione, accoglienza. Ecco che lo smacco sociale diventa una montagna, un dialogo interrotto bruscamente fin dalle scuole. Non c'è indulgenza verso chi vorrebbe prendere un caffè vicino al Castello Sforzesco e recuperare dignità e attimi di vita.
Milano cerca i suoi personaggi pronti a svelarsi. E lo fanno su un tram, in attesa che qualcuno possa cogliere e scrivere «senza carta e penna, tutti in testa» i loro racconti. Sorprende l'aria sognante di una città privata e inedita di incontri per confidare solo a pochi i suoi simulacri di rara bellezza.
Ogni tanto un squarcio di sole la scopre diversa, una città normanna come Palermo vista da una terrazza. Chissà se è un abbaglio.
Milano si ama o si odia, non accetta il compromesso. Chi va e chi non l'abbandona anche quando vorrebbe ma non per amore, per costrizione. Manca alla città cuore, ritornarci significa imporsi di scovarlo, quasi fosse una missione. Si perde qualcosa a Milano, si cerca Milano.

Titolo: Milano
Autore: Balzano, Cataluccio, De Benedetti, Di Stefano, Fontana, Janeczek
Editore: Sellerio
Pagine: 200
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788838932656
Prezzo di copertina/ebook: 13,00 - 8,99

2 commenti :

  1. Inizialmente odiavo Milano.
    Non si riesce a camminare senza essere urtati o senza essere invitati a comprare qualcosa, a momenti pure l'aria.
    Poi, col tempo, ho capito che l'impatto iniziale - da turista - non è veritiero... Forse bisogna conoscerla un po', oppure semplicemente lasciarsi guidare dall'istinto.
    Andare senza uno scopo, non per una mostra o un evento che comporta attese interminabili, ma avendo il tempo di perdersi tra i vicoli più solitari.
    Quando sono stata all'incontro con Giorgio Fontana (avevo letto solo una cinquantina di pagine di "Morte di un uomo felice") ho notato che lui parlava di una Milano diversa, quella della periferia e non della Rinascente o del Teatro alla Scala. Ho poi avuto modo di verificarlo nel suo romanzo, e da lì mi è venuta voglia di conoscerla veramente.
    Questa raccolta potrebbe essere un buon punto di partenza.

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    1. Sicuramente, una città non si può etichettare con gli occhi da turista. Io ci sono stata molte volte e per una gita domenicale. E soprattutto non in centro. Quando ti misuri con le difficoltà di un grandissimo centro, si caricano di peso sulla tua schiena. Ti assicuro che leggendo questa raccolta non ho cambiato idea su Milano, molti aspetti sono stati confermati.

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