venerdì 20 marzo 2015

Incontri d'autore - Erri De Luca più una polemica


È trascorsa esattamente una settimana dall'incontro con Erri De Luca alla Feltrinelli di Parma. Fino a ieri ero indecisa se parlarne o meno perché qualche giorno fa lamentavo su Facebook lo scarso interesse che editori o librai hanno delle opinioni di lettori, blogger – nel mio caso. Spesso, sono stata invitata dai librai ad assistere alle presentazioni, chiedermi un pezzo (cosa che mi entusiasma) per poi dimenticarsi che ho perso tempo a scrivere due righe sull'incontro. È un favore reciproco la condivisione di parole e tempo.
Dico questo, non perché le mie riflessioni sono così importanti ma si dà da rilievo solo la stampa ufficiale, quasi fosse portavoce di autenticità. Da allora non rispondo agli inviti. Ci andrò, agli incontri, solo quando vorrò farlo. Nel frattempo me ne sto a casa a leggere o a prendere il sole al parco.
Messa da parte questo sfogo, vi parlo brevemente della presentazione di La parola contraria di Erri De Luca. La sala era gremita, inutile dirlo: Erri è una garanzia. Perché ci sono andata? A me interesse Erri De Luca come autore, anche se volevo sentire la sua sulla questione della Val di Susa.
Per chi non lo sapesse è stato aperto un processo a carico dello scrittore napoletano per aver pronunciato le seguenti parole: «La Tav va sabotata». La procura di Torino lo accusa di istigazione al danneggiamento materiale.
La parola contraria è “sabotare”. Il titolo del pamphlet, edito da Feltrinelli, rivendica le sfaccettature della lingua italiana, non incoraggia a commettere reato ma come resistenza intellettuale, un dovere morale contro le storture di un sistema sempre più invischiato in appalti poco chiari.
Lo spaccio dei termini “legale” e “legalità”, in un paese come il nostro si trascina verso il losco, un significato dissociato dal senso di giustizia.
Due sono le verità assolute riguardo questa grande opera che minano gli interessi di pochi: la Val di Susa non ha bisogno dell'alta velocità, le sue montagne sono ricche di amianto.
Ecco la necessità di dare voce agli abitanti della Valle, Lampedusa, Taranto. E gli esempi non finiscono qui. Non ha mai ascoltato quel monito che nel Sud d'Italia è quasi un paradigma di vita: quel “fatti i fatti tuoi” è stato inteso da lui in senso lato, di impicciarsi invece.
La solidarietà è arrivata dai francesi, i grandi assenti sono i colleghi italiani. Ma non sembra rammaricarsene, è più colpito dal mobilitarsi dei suoi lettori: nello stesso giorno del processo (28/01/2015) un gruppo di lettori si è riunito per leggere e commentare l'ultimo libro. «Non credo sia successa prima una simile difesa nei confronti di un autore». Anche la campagna virale #iostoconErri è un proliferare di calore.
«Il mio è un caso buffo», a quanto pare è così compromettente il filo che corre tra facoltà di opinione e protesta politica. «In aula non vado a discolparmi, ma a mettermi di traverso alla censura» ha dichiarato sulle pagine del «Corriere». Che poi è vero, di censura si tratta e di perdere di vista l'essenzialità della vicenda.
La libertà di pensiero è di tutti, scrittori compresi. Le parole sono libere.

1 commento :

  1. Una grande adorabile commentatrice di scrittore e ti consiglio, se mi permetti di continuare a farlo, le grandi testate sono sempre state insidiose, ma chi la dura la vince , te lo dice una che con la musica ha fatto una bella trafila, ma da buon ariete.....
    Erri una delle mie passioni, un uomo senza peli sulla lingua, senza puzza sotto il naso, umile e disponibile verso tutti!
    E poi evviva la libertà..il dramma è che ce ne danno sempre meno!
    Bacio super!

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