mercoledì 25 marzo 2015

La grande estate. Sylvia Plath a New York, 1953 di Elizabeth Winder


Sylvia Plath, questa sconosciuta. Non so nulla di lei, della sua vita, della sua poesia, dei suoi diari. Non mi spaventa la sua immagine tormentata. Ci vogliono i tempi giusti per avvicinarsi a certi autori.
La distanza si è cominciata a ridurre con La grande estate di Elizabeth Winder (Guanda) che ritrae una appena ventenne e speranzosa Silvia Plath a New York che poi è il sottotitolo del libro. Il lavoro della Winder non mi ha convinta del tutto: il percorso della poetessa non è sviscerato bene, si dà troppo peso alla novità dell'esperienza e poco al dolore che piano piano l'avvolge, descritto meglio nell'ultima parte, con il ritorno a casa.
Il libro narra, anzi documenta il periodo che la poetessa americana ha trascorso a New York, frequentando nelle prime tre settimane del giugno 1953 uno stage presso la redazione di «Mademoiselle», prestigiosa rivista femminile che ogni anno selezionava 20 studentesse meritevoli per occuparsi del numero estivo. Le testimonianze e le ricostruzioni arrivano dalle ragazze e addetti ai lavori che hanno vissuto con lei.
Sylvia inizia la sua estate nella città della città con l'intenzione di non perdere la sua occasione: fino a quel momento lima la sua vita per farla corrispondere allo sfavillante progetto che ha in mente. Si prospetta un'estate vivace, una grande estate.
«Mademoiselle» si propone per le giovani donne come una guida in ogni ambito della vita – moda, bellezza, viaggi, letteratura –, pubblica inediti di Truman Capote, William Faulkner, Tennesse William, Flannery O'Connor. Con queste premesse la Plath desidera intervistare Salinger, Irwin Shaw, Elizabeth Bowe. Resta solo un sogno perché destinata ad essere caporedattrice praticante e a leggere manoscritti, un lavoro che l'avrebbe consumata e tenuta lontana dalle altre ragazze e dalla città. Sylvia è a New York non per lavorare ma per vivere.
Diligente, perfezionista: sarà questo l'inizio del suo malessere? Sinceramente non l'ho capito. Ecco, perché penso l'autrice indaga troppo sugli aspetti più superficiali, incredula forse di trovarsi davanti a una figura che voleva essere altro oltre al cervello. Labbra rosse, abbronzatura, gli abiti nuovi le danno un po' felicità. E poi ancora feste, sfilate di moda, ragazzi, l'atmosfera è elettrizzante soprattutto per chi lasciava per la prima volta casa. un'immagine nettamente contrastante rispetto alla figura sofferente. Alcune delle sue colleghe sono scioccate per l'interesse della poetessa verso la moda, ma la bellezza e la forma vengono prima di tutto, dimenticando che il connubio moralità e sensualità è ciò che si pretende dalle donne delle loro epoca.
A cavallo tra il dopoguerra e i più dirompenti anni Sessanta, la generazione femminile della Plath è investita dal cambiamento sociale: New York è porto sicuro per le ragazze che vogliono diventare adulte, non mogli e madri inorridite dalle ineguaglianze sessiste. Sentono il fermento ma non sanno definirlo.
Sylvia sogna l'Europa, di vivere di scrittura. Forse qualcuno intuisce il suo disagio, la sua genialità ma non fa nulla per renderla utile, palesarla. Coglie e apprezza ogni aspetto della vita cosmopolita, ma il richiamo del sole, delle letture sulla spiaggia è irresistibile. Il suo aspetto per la fatica, il caldo e gli eventi accusa il colpo. Ha nostalgia di sé stessa.
La vita sociale e lavorativa a New York si costruisce sullo scintillio e questo lo capisce Sylvia quando oramai non è più in grado di aderire a tali dettami, ma la sua confusione sul suo posto nel mondo si acuisce sempre di più. Delle settimane newyokesi resta solo un'annotazione, poche righe, lei che è sempre stata scrittrice maniacale di diari.
Sylvia arriva nella Grande Mela carica di aspettative e con l'ansia su cosa indossare, ritorna nel Massachusetts con pochi affetti personali e una gonna dal chiaro richiamo alle sue origini. Si è spogliata di quel mondo patinato, esuberante che ha mascherato le sue angosce. Lascia New York stanca e completamente esaurita, per lei si apriranno le porte dell'elettroshock.
Ora non mi resta che scandagliare meglio quest'anima attraverso le Lettere alla madre, sempre edito da Guanda. 

Titolo: La grande estate. Sylvia Plath a New York, 1953
Autore: Elizabeth Winder
Editore: Guanda
Traduttore: Elisa Banfi
Pagine: 263
Anno di pubblicazione: 2015
EAN: 9788860888013
Prezzo di copertina/ebook: € 24,00 - € 13,99

6 commenti :

  1. Io amo la Plath. Ho letto i suoi diari, e non riesco a non rileggere alcune parti almeno una volta all'anno. La sua è un'anima tormentata, così come lo è la sua scrittura e la sua poesia. Ti consiglio tanto davvero i Diari. Poi mi dirai :)

    Cmq qui ho una piccola sorpresina per te: http://sfogliandolavita.blogspot.it/2015/03/liebster-award-2015-due-premi.html

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    1. Più di qualcuno mi ha suggerito di partire dai diari.

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  2. Un paio di giorni fa ho finito di leggere La campana di vetro della Plath, cui sono arrivata perché Cameron nella postfazione a Cassandra al matrimonio, faceva dei paragoni. E appena ho finito di leggere La campana di vetro mi sarei fiondata immediatamente su questo, La grande estate, ma preferisco far passare prima un po' di tempo. La campana di vetro è molto autobiografico (e anche molto bello!) e racconta anche quell'estate della Plath a New York, seppur cambiando nomi e luoghi. Insomma se vuoi trasformare un ni in un bel Sì, leggi quello!

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    1. Grazie del consiglio! Tengo La campana di vetro per un tempo migliore.

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  3. Sto cominciando ad avvicinarmi ora alla figura della Plath,e questo libro può essere una opportunità.
    Grazie!

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  4. Ti consiglio anch'io di partire dai Diari, sono l'essenza della poetica e dell'anima plathiana e sono bellissimi (e dolorosi).
    Questo La grande estate sembra tanto glamour e furbetto e da quello che dici in effetti sembra avere un approccio un po' superficiale rispetto alla "vera" Plath.
    A questo punto meglio leggere La campana di vetro che parla proprio di quel periodo newyorkese (a me non è piaciuto come i Diari, ma merita comunque di esser letto).

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