lunedì 9 marzo 2015

Location? Happy hour? Ma #dilloinitaliano!


Location, hair stylist, happy hour... e soprattutto jobs act: c'è un corrispettivo italiano per ciascuna parole – luogo dell'evento, parrucchiere, aperitivo, legge sul lavoro. Tra i burocrati e in certi ambienti – moda, televisione, cinema – serpeggia il virus dell'itanglese, la presunta conoscenza di una lingua inglese. Per piacere. Intere conversazioni infarciti di termini inglesi, prive di senso per sorprenderci con effetti linguistici. Basta davvero!
Dalle pagine di «Internazionale», in particolare da Martina Testa, è partita una petizione, #Dilloinitaliano, ed è arrivata all'Accademia della Crusca, portavoce autorevole: il fine è di presentarla ai nostri governanti, media, imprese affinché siano d'esempio nella salvaguardia dell'italiano.
Su Change.org è possibile aderire all'iniziativa, la quale ha superato le 68 mila firme, ne mancano una giusto una “manciata” per arrivare al traguardo delle 75 mila. E i sostenitori non sono solo i nostri intellettuali e connazionali ma anche studiosi stranieri, italiani residenti all'estero.
Io ho firmato e invito anche voi a farlo.
Massimo Gramellini e Michele Serra portano avanti una campagna parallela contro l'abuso del romanesco. Molti conduttori e personaggi televisivi lo usano per strappare qualche risata, a volte è abbozzano arroganza o superficialità. Non ha nulla a che fare con l'inflessione regionale.
Non chiediamo una dizione perfetta ma di parlare in italiano.
#Dilloinitaliano non discute la necessità di imparare una lingua straniera ma di prenderci cura della nostra, così giovane rispetto a tante altre e così amata; ci invita a «non sprecare il patrimonio di cultura, di storia, di bellezza, di idee e di parole che, nella nostra lingua, c’è già».
Non siamo così ostili come i francesi o gli spagnoli, attingiamo al dizionario straniero quando il termine è insostituibile o un concetto è espresso al meglio anche nel caso di un'analoga parola traducibile. Che senso avrebbe dire elaboratore nell'indicare un computer? A certi prestiti linguistici non possiamo rinunciare. Però al superfluo sì.
La nostra lingua non si adegua certamente ai tempi, anzi rimane nell'angolino a farsi inghiottire da quelle più diffuse. È inutile lamentarsi quando l'italiano non viene contemplato nei tanti documenti di Bruxelles, se noi non siamo i primi difensori.
Dimenticare la propria lingua equivale alla desertificazione di un territorio. E già di problemi climatici ne abbiamo abbastanza, non aggiungiamo anche questo.

Tanto gentile e onesta pare la nostra lingua. Diamole dignità.

5 commenti :

  1. Non posso che aderire: sono veramente stufa di questo abuso nauseante di termini stranieri (spesso anche mal prounciati, per giunta) in luogo dei lemmi della nostra bellissima lingua, che, a dirla tutta, ha un'espressività ricca e sfaccettata come poche!
    La cosa che mi fa più schifo è sentire valanghe di inglesismi applicati alla formazione e alla scuola: problem-solving, role-play, briefing, feedback... come se parlassimo di aziende... ma è proprio questo il volto (meccanico, concorrenzale e disumanizzato) che vogliono dare alle nostre strutture educative. Ed è solo un esempio che dimostra come, a perdere di vista le parole e a violentare la lingua, si producano anche effetti non da poco sui contenuti o, all'inverso, che si cambiano le parole perché si intende dversamente ciò che rappresentanto.
    Avevo sentito della campagna, ma non avevo colto l'annessa raccolta firme... provvederò!

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    1. Potremmo discuterne per giorni e giorni. Non capisco come gli italiani assorbano più di tutti gli altri popoli questa mania per le lingue straniere. E non significa parlarle, ma scimmiottare.
      Ho dimenticato di esprimere il mio grande disappunto nei confronti dei termini per indicare posizioni lavorative utilizzati per mascherare la normalità ed darle un'aurea di internazionalismo.

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  2. Non posso che aderire, sono stufa e stra-stufa di questo ridicolo scimmiottamento delle lingue straniere, dal punto di vista di chi le lingue le studia tutto ciò è ancor più ridicolo!
    Abbiamo una lingua bellissima e ricchissima di vocaboli, perché non usarla?

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  3. Aderisco subito e sono felice che qualcuno abbia pensato ad un progetto come questo!
    Da persona bilingue (parlo sia italiano che spagnolo) devo ammettere che per me non è inusuale o fastidioso sentire un termine in un'altra lingua in mezzo alla frase. Tuttavia non mi piace come i termini inglesi vengono utilizzati, perché sembra proprio che lo si faccia per apparire, per far sembrare qualcosa più moderno e interessante. E così l'aperitivo diventa l'happy hour, e la festa il party, e chi più ne ha più ne metta.
    L'italiano è una lingua complicata rispetto ad altre, almeno grammaticalmente parlando. Tuttavia mi piace pensare che sia una lingua importante per la storia e la letteratura, bella da sentire, interessante nelle sue diverse inflessioni regionali, e noi dovremmo essere i primi ad esaltarla, non a sostituirla con vocaboli stranieri.

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